Venerdì, 16 Ottobre 2026 NazionaliLa rivolta parte dal Sud, tensioni e blocchiDi questo passo si rischia il blocco del PaeseIl caro carburanti fa scattare la rivolta dei Tir, con gli autotrasportatori che minacciano di fermare il Paese e il governo convoca un tavolo per il 27 ottobre al ministero dei Trasporti. Blocchi autonomi sono già sorti in alcune regioni del Mezzogiorno, come in Puglia, e altre sono programmate da comitati e gruppi autonomi in Calabria e in Sicilia nei prossimi giorni, mentre cresce l’allarme in Basilicata e ancora in Calabria dove si stanno esaurendo i carburanti in diverse stazioni di servizio con lunghe code. “Sono proteste spontanee, non governate e non proclamate dalle associazioni di categoria, il che rende il quadro ancora più inquietante perché significa che ci si sta muovendo nell’ambito della disperazione degli imprenditori”, afferma il presidente di Conftrasporto, Pasquale Russo. Sulla stessa linea Unatras, (Unione Nazionale delle Associazioni dell’Autotrasporto Merci) che parla di “un malessere diffuso e non più sostenibile da parte delle imprese”. Entrambe le associazioni hanno quindi sollecitato un intervento immediato dell’esecutivo Meloni. “Chiediamo al governo una urgente convocazione ad horas delle associazioni d’autotrasporto, altrimenti dovremo ricorrere alla valutazione di un fermo nazionale e si bloccherà il paese”, ha sottolineato Russo. “Se non convocherà con massima urgenza un incontro si assume la responsabilità di consegnare il settore alla paralisi totale”, aveva avvertito Unatras. Alla base della protesta c’è il mancato sblocco delle risorse stanziate già lo scorso maggio proprio per contrastare il caro gasolio “ma che ancora non sono arrivate” a destinazione. Servono, inoltre, “ulteriori stanziamenti”, visto che continua la corsa al rialzo del diesel. Dall’inizio della guerra ad oggi c’è stato “un aumento di più di 50 centesimi al litro”, precisa il presidente di Conftrasporto. E la crisi logistica, che sta interessando la rete di distribuzione, anche per lo sciopero della raffineria di Taranto, innesca un’emergenza carburanti in Puglia e Calabria. I sindacati metalmeccanici si sarebbero impegnati a rimuovere i blocchi, dopo la convocazione del governo. Nel foggiano quasi tutti i distributori sono a secco, a Cosenza la stragrande maggioranza delle stazioni di servizio ha completamente esaurito le scorte di benzina e diesel, gettando nel caos la mobilità urbana. Il problema si sta estendendo anche ad altre province e città, come Catanzaro, dove la maggior parte delle pompe ha finito le scorte. “Il governo Meloni intervenga subito sull’emergenza carburanti, ormai estesa a tutto il Sud”, è stato il sollecito del Pd Calabria. Mentre il presidente di Confindustria Puglia, Nicola Delle Donne, avverte che “molte imprese rischiano di fermarsi per la mancanza di carburante: dai trasporti alle infrastrutture e alle costruzioni”. Intanto oggi, a causa di alcuni presidi e blocchi decisi da Comitati spontanei di autotrasportatori, si è complicata la situazione della circolazione stradale anche in Basilicata, dove si registra inoltre l’emergenza carburanti dovuta allo sciopero alla raffineria di Taranto dell’Eni. In particolare, dalla notte scorsa, i disagi maggiori sono segnalati lungo la strada statale Jonica, al confine con Calabria e Puglia, e nel Vulture-Melfese, sulla ‘Bradanica’. A Potenza e in altri comuni lucani, la maggior parte dei distributori di carburanti ha affisso cartelli con la scritta ‘tutto esaurito’. Questa mattina, dalle 9, nel capoluogo lucano, davanti alla sede della Regione Basilicata è prevista una mobilitazione degli agricoltori, promossa dalla Coldiretti e a cui hanno aderito anche diversi amministratori. Ed è in corso, alla rotatoria della statale Appia, l’assemblea dei lavoratori dell’ex Ilva chiamati a valutare, insieme ai sindacati, se proseguire con i blocchi stradali che stanno condizionando i rifornimenti di carburante e le attività di Eni. Al centro del confronto, gli esiti dell’incontro di ieri in Regione Puglia e la convocazione del governo a Palazzo Chigi per il 27 ottobre. La protesta, giunta al quinto giorno, sta provocando ripercussioni crescenti. Le difficoltà di approvvigionamento dei carburanti pesano soprattutto sull’autotrasporto, ma iniziano a incidere anche sugli spostamenti quotidiani dei cittadini. La decisione sull’eventuale rimozione dei blocchi è attesa nelle prossime ore. Dal confronto in Regione è emersa una piattaforma unitaria, sottoscritta da istituzioni, rappresentanti politici e organizzazioni sindacali, che assume come riferimento il documento elaborato dal Consiglio di fabbrica il 7 ottobre. La posizione condivisa sollecita misure urgenti per tutelare occupazione, salute e prospettive produttive dello stabilimento tarantino, chiedendo un coinvolgimento diretto dello Stato. Nel documento viene riconosciuto il carattere temporaneo del decreto legge in preparazione e si invocano ulteriori interventi straordinari a sostegno dei lavoratori e del futuro industriale dell’impianto. La continuità produttiva, si precisa, dovrà essere “sostenibile e compatibile con la salute”, attraverso un percorso di decarbonizzazione e il progressivo ricorso all’idrogeno verde quando le condizioni tecnologiche lo permetteranno. La mobilitazione riguarda anche gli altri siti del gruppo. A Novi Ligure e Racconigi si sciopera oggi, in attesa del tavolo in Prefettura di lunedì 19 ad Alessandria e del tavolo in Regione Piemonte del 21 ottobre. Nel frattempo, tir e camion degli aderenti al comitato trasporto siciliano sono fermi nei porti e non scaricano le navi e nei piazzali delle ditte: è cominciato così lo sciopero degli autotrasportatori siciliani annunciato nei giorni scorsi. Alla protesta non aderiscono le imprese di Confindustria Catania che in un primo momento aveva annunciato lo sciopero dei tir dal 16 al 22 ottobre. “L’adesione è totale – dice Salvatore Bella, coordinatore del comitato che stamane terrà una conferenza stampa – In Sicilia non circolano mezzi pesanti. Non capiamo perchè il ministro Matteo Salvini abbia convocato le sigle che non scioperano lasciando fuori dal confronto quelle che scioperano. E’ inaudito lasciare fuori gli autotrasportatori siciliani”. Intanto da ieri notte, a Gela (Caltanissetta), al presidio allestito dagli agricoltori per protestare sui prezzi dei carburanti, sono fermi anche decine di tir e camion. Gli autotrasportatori che hanno fermato i loro mezzi lungo la rotonda stradale di ingresso a Gela dicono di non riuscire più a sostenere i rincari, “Ottomila euro in più all’anno per ogni veicolo che percorre 100 mila chilometri e un prezzo del gasolio salito a oltre 2,16 euro al litro, con un rincaro di 0,35 euro rispetto a febbraio”, dicono. Questa mattina, un nuovo corteo di mezzi agricoli e trattori ha percorso un tratto della strada statale Gela-Catania. |
