Riceviamo e pubblichiamo:
Un servizio per una comunità è una buona notizia. Ma quando si interviene su un problema che riguarda un intero territorio, non si possono creare cittadini di serie A e cittadini di serie B.
E' infatti intenzione delle società Cerella srl e Di Giacomo di istituire una navetta con partenza da Liscia al bivio di Liscia, per i pendolari che devono raggiungere la Val di Sangro destinato ai soli residenti di Liscia.
Riteniamo positivo che si cerchi di dare una risposta concreta alle esigenze dei pendolari. Tuttavia, la soluzione individuata lascia fuori una parte significativa dell'utenza che ogni giorno affronta gli stessi problemi di collegamento con la Val di Sangro.
Il problema è semplice e riguarda una scelta precisa: perché si interviene sulle esigenze dei pendolari di Liscia senza affrontare contestualmente quelle, del tutto analoghe, di San Buono e Furci?
I residenti di San Buono devono raggiungere con i propri mezzi la linea Rocca–Val di Sangro in contrada Santa Barbara. Ancora più complessa è la situazione per i pendolari di Furci, costretti a raggiungere la zona industriale di Gissi per poter intercettare il trasporto diretto verso la Val di Sangro.
Sono lavoratori che affrontano quotidianamente spostamenti, costi e difficoltà organizzative e che non possono essere considerati un problema diverso o secondario, soprattutto in un momento storico laddove il costo della vita è diventato per le maestranze insostenibile.
Eppure, ancora una volta, si sceglie di intervenire a compartimenti stagni, anziché costruire una risposta, organica, che tenga conto di un territorio che ha esigenze comuni.
Il Partito Democratico di San Buono e Furci ritiene che questa impostazione debba essere rivista.
Non chiediamo di togliere il servizio a Liscia. Chiediamo di estenderne la logica anche agli altri pendolari.
Una possibile soluzione potrebbe essere l'attivazione di una navetta che raccolga i pendolari dei tre Comuni, con instradamento verso località Morelle (Furci), e l'individuazione di un punto di fermata sicuro e adeguato nella zona industriale di Gissi, dove consentire il trasbordo dei lavoratori diretti in Val di Sangro.
È una proposta concreta, la nostra, che parte da una considerazione elementare: il trasporto pubblico deve seguire i flussi reali delle persone e dei lavoratori, non i confini dei singoli Comuni.
Se l'obiettivo è garantire il diritto alla mobilità dei lavoratori, allora bisogna guardare all'intero bacino di utenza e non fermarsi al confine amministrativo di un singolo Comune.
A TUA, alla società Cerella, alla ditta Di Giacomo e al consigliere di amministrazione Antonino Di Santo chiediamo un confronto.
Perché non mettere allo stesso tavolo Liscia, San Buono e Furci, insieme ai rappresentanti dei pendolari, e verificare concretamente come costruire un servizio che tenga conto dell'intero bacino di utenza?
Se si conoscono le difficoltà quotidiane di chi deve raggiungere la Val di Sangro per lavorare, non è sufficiente risolvere il problema di una sola parte dei pendolari.
E se queste difficoltà non si conoscono, allora sarebbe opportuno ascoltare chi ogni giorno è costretto ad affrontarle, a prescindere dal proprio paese di nascita.
Perché è difficile comprendere come si possa intervenire per agevolare i pendolari di un Comune e, contemporaneamente, ignorare le analoghe esigenze di lavoratori che partono da San Buono e Furci.
Per questo chiediamo che, prima che la sperimentazione diventi una soluzione definitiva, TUA, Cerella e Di Giacomo convochino i Comuni e i rappresentanti dei pendolari di Liscia, San Buono e Furci, per verificare concretamente una soluzione comprensoriale.
La Val di Sangro è una destinazione comune. Il diritto alla mobilità deve essere comune.
PD San Buono
PD Furci