Sabato, 3 Ottobre 2026 AbruzzoCORTE DEI CONTI: A PROCESSO BIONDI E BERGAMOTTOCASO AMA, A GIUDIZIO ANCHE MANNETTI E BERARDIA processo davanti alla Corte dei Conti dell’Abruzzo con l’accusa di danno erariale il sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi, di FdI, gli ex assessori Fausta Bergamotto, anche lei di FdI, e Carla Mannetti, allora meloniana ora alla Lega, attualmente, rispettivamente, sottosegretario di Stato al ministero delle Imprese e del Made in Italy e consigliere regionale abruzzese, e l’allora amministratore unico della partecipata Azienda per la mobilità aquilana (Ama), Gianmarco Berardi. La vicenda, risalente agli anni 2020 e 2021, riguarda il caso delle indennità riconosciute ai lavoratori dell’Ama e al trasferimento di risorse destinate alla stessa società pubblica. La Procura della Corte dei Conti ha inviato oggi un atto di citazione ai noti personaggi politici dopo aver svolto le indagini negli anni scorsi su una questione per la quale i quattro amministratori sono finiti sotto indagine e avendo ricevendo un invito a comparire hanno cercato di spiegare le loro ragioni davanti alla stessa procura contabile. A darne notizia in serata con una nota congiunta e un metodo inusuale Biondi, Bergamotto, Mannetti e Berardi, i quali si professano innocenti e promettono una difesa ferrea, manifestando anche amarezza per una vicenda relativa ad “sperequazione di trattamento ereditata”, che arriva a meno di un anno dalle elezioni comunali nel capoluogo regionale alle quali Biondi, peraltro, non potrà ricandidarsi perché al secondo mandato. La prima udienza è stata fissata nel prossimo mese di febbraio. “La questione risale agli anni 2020 e 2021 – si difendono i quattro -, in un momento particolarmente delicato per Ama a seguito dell’azzeramento della contrattazione di secondo livello a causa delle difficoltà economiche dell’azienda ereditate dalla precedente gestione. All’interno della società esisteva da tempo una significativa differenza di trattamento economico tra i lavoratori assunti prima del 1999 e quelli entrati in servizio successivamente. Il contenzioso sfociò anche in ricorsi davanti al giudice del lavoro e determinò uno stato di agitazione sindacale, con l’apertura di una procedura di raffreddamento presso la Prefettura e proteste clamorose che richiesero un deciso impegno istituzionale”. “Proprio nell’ambito di quel confronto, alla presenza e in pieno accordo con le organizzazioni sindacali, si arrivò alla definizione di un percorso volto a superare la sperequazione esistente tra i dipendenti e a garantire maggiore stabilità all’azienda. La procedura si concluse con un verbale di conciliazione e con la previsione di un fondo perequativo destinato a ridurre le differenze salariali e contestualmente a ottimizzare il servizio per le rinnovate esigenze dell’utenza e per fronteggiare l’emrgenza Covid in atto. Si è trattato, in sostanza, di risorse che il Comune ha regolarmente e interamente trasferito nelle casse di Ama affinché la società potesse far fronte agli impegni presi con i propri dipendenti – continuano. Secondo i quattro “è fondamentale chiarire che le scelte della parte politica non furono assunte in modo isolato o estemporaneo: esse si inserirono in un procedimento amministrativo complesso, accompagnato da relazioni, istruttorie e valutazioni tecniche avallate da tutti i dirigenti che si sono succeduti alla guida del settore Partecipate dell’ente dall’inizio del 2020, e in un quadro nel quale erano intervenuti anche gli organi societari e il Consiglio comunale con propri indirizzi, la stessa documentazione richiamata nell’atto di citazione, infatti, dà conto di relazioni e proposte dell’amministratore unico, del collegio sindacale e del revisore unico, oltre che dell’attività degli uffici e dei consulenti”. “In quel momento la politica aveva il dovere di dare risposte a una situazione concreta e molto delicata: c’erano impegni assunti nel confronto con i lavoratori, una forte tensione sindacale e la necessità di garantire la continuità e la la serenità di un servizio pubblico essenziale per studenti, categorie deboli e fragili e anziani, nell’esclusivo interesse della comunità cittadina”. Ed ancira passaggi di una difesa a oltranza: “Nessun amministratore ha tratto alcun beneficio personale da quelle decisioni, anzi: i fondi oggetto della contestazione sono stati destinati esclusivamente all’azienda. L’obiettivo era unicamente quello di affrontare un problema aziendale reale e di dare una risposta ai lavoratori, nel rispetto del percorso tecnico e istituzionale seguito in quei mesi”. “Per questo viviamo con amarezza il fatto di essere oggi chiamati a rispondere personalmente di quelle scelte. Naturalmente sarà il collegio giudicante della Corte dei conti a valutare nel merito le singole posizioni e nelle sedi competenti faremo valere tutte le nostre ragioni ma riteniamo doveroso ricordare sin da ora il contesto nel quale quelle decisioni furono assunte, caratterizzato da forte conflittualità, e sostenuto da una pluralità di valutazioni tecniche e amministrative e senza alcun vantaggio personale per amministratori comunali e dirigenti”, prosegue la nota. “Tra l’altro la tesi del procuratore con l’asserita illegittimità dell’accordo sindacale, se confermata, rischia di riaprire un fronte a danno dei lavoratori e di conseguenza di un servizio essenziale per la città – proseguono i quattro -. Come sempre abbiamo agito in perfetta buona fede con la convinzione di tutelare Ama, i suoi lavoratori e l’interesse della città ed è per questo che abbiamo ritenuto giusto spiegare con chiarezza quanto sta accadendo oggi”, concludono Biondi, Bergamotto, Mannetti e Berardi. (a.c.-b.s.) 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