Giovedì, 1 Ottobre 2026 Nazionali

Tangenti lavori TAV: arrestato un marsicano

Per il Gip "era sul libro paga"

Un sistema di rapporti corruttivi tra imprenditori e pubblici ufficiali impegnati nella realizzazione della linea ferroviaria dell’Alta Velocità tra Napoli e Bari, con mazzette nascoste nei panettoni regalati a Natale dagli imprenditori per ottenere commesse o agevolazioni nell’esecuzione e contabilizzazione dei lavori, nonché nei controlli e nei pagamenti.

E’ quanto emerso, secondo quanto riporta l’Ansa, dall’indagine della Procura di Napoli – pm Henry John Woodcock – che ha chiesto e ottenuto dal gip l’emissione di venti misure cautelari (10 arresti domiciliari, 7 obblighi di dimora e di presentazione alla polizia giudiziaria e 3 sospensioni dall’esercizio del pubblico servizio) per reati di corruzione, emissione di fatture per operazioni inesistenti. Tra gli accusati il geometra Gianfranco Fontana, nato ad Avezzano, di 55 anni, ma residente a  Canistro in provincia dell’Aquila che è ai domiciliari, mentre è solo indagato Niki Camiscia, 50 anni, di Guardiagrele (Chieti). Sospetti, ovviamente, tutti da provare.

L’inchiesta ha portato alla luce anche una serie di episodi di caporalato: in alcuni cantieri Tav, in particolare a Grottaminarda (Avellino), sarebbe stata documentata la presenza di lavoratori di origine egiziana sottoposti a condizioni particolarmente gravose, con turni fino a 20 ore. Tra le accuse per gli imprenditori indagati anche quella di aver usato per una tratta calcestruzzo di scarsa qualità.

Al centro dell’inchiesta sono finiti i lavori connessi alle tratte Napoli-Cancello, Apice-Hirpinia e Frasso Telesino-Telese-San Lorenzo-Vitulano. Le presunte irregolarità riscontrate nella realizzazione di una delle principali infrastrutture strategiche del Mezzogiorno – 5,8 miliardi di euro l’impegno di spesa per la linea Napoli-Bari – non sono attribuibili alla stazione appaltante, cioè Rete Ferroviaria Italiana, ma riguardano persone operanti nei subappalti. Per il procuratore della Repubblica di Napoli, Nicola Gratteri, proprio questi ultimi “sono l’anello debole della catena; le mafie o i faccendieri – dice – sono presenti dove c’è da gestire denaro e potere”.

I finanzieri del Nucleo di polizia economico-finanziaria di Napoli hanno seguito le tracce lasciate dalle tangenti per ricostruire il contesto in cui si muovevano gli indagati: mazzette in denaro contante, ma anche vacanze, auto di lusso come una Porsche Macan e orologi. Il gip Federica Girardi descrive i rapporti tra presunti corrotti e corruttori come “sistematicamente connotati dallo scambio di favori reciproci” fino, in alcuni casi, a un vero e proprio “asservimento delle proprie funzioni agli interessi” dell’impresa favorita.   “Disumane” le condizioni in cui erano costretti a vivere degli operai egiziani, reclutati da un loro connazionale che è finito ai domiciliari.

Secondo quanto riporta il Centro, inoltre, Fontana, capo cantiere,  si è fatto promettere e dare dai fratelli Salzillo una mazzetta di 2.000 euro il 6 agosto 2024, un’altra almeno di uguale importo a settembre dello stesso anno e un’ulteriore «dazione di denaro di importo non noto» nell’agosto 2025. Ma non solo: avrebbe ricevuto «una somma allo stato non determinata» per acquistare una nuova autovettura e «la promessa di almeno 100.000 euro». Tra le «utilità» indebite gli inquirenti inseriscono l’assunzione alle dipendenze della Areco di un suo nipote, «con contratto di apprendistato e contributi versati, a fronte di una retribuzione (netta) di 4.254,80 euro».

Il giudice Girardi qualifica così Fontana: «È un soggetto sostanzialmente a “libro paga” dei fratelli Salzillo, inserito in un circuito corruttivo stabile e continuativo nel quale il compenso costituiva il corrispettivo per le agevolazioni assicurate all’impresa».

In dettaglio: «Le utilità ricevute o promesse non appaiono infatti occasionali né sporadiche, ma si susseguono nel tempo con modalità progressivamente più significative, sino a comprendere richieste di denaro, assunzioni di familiari e promesse di somme particolarmente elevate. Tale continuità delle dazioni e delle utilità evidenzia l’esistenza di un rapporto consolidato di reciproca convenienza, che trascende il singolo episodio corruttivo e rivela una piena e costante disponibilità di Fontana a porre le proprie funzioni al servizio degli interessi economici della Areco, con conseguente elevata capacità di reiterazione delle condotte illecite».

Ciò che rende la posizione di Fontana «particolarmente grave è che le utilità non appaiono collegate a un singolo atto, ma costituiscono il corrispettivo di una collaborazione stabile e continuativa con i fratelli Salzillo. Le dazioni si susseguono nel tempo, assumono forme differenti e risultano funzionalmente connesse alle agevolazioni che Fontana garantiva alla Areco».

Camiscia, invece,  dipendente della Webuild spa, avrebbe compiuto “atti contrari ai doveri di un incaricato di pubblico servizio”, in cambio di un orologio di pregio consegnato a Natale.