Lunedì, 21 Settembre 2026 Abruzzo

Scoperto un commercio illecito di abiti taroccati

La magistratura aquilana chiede ben 19 arresti

 Una inchiesta condotta dalla Guardia di Finanza e coordinata dalla DDA L’Aquila ha permesso di smantellare un’associazione per delinquere dedita alla produzione e alla commercializzazione su larga scala di abbigliamento e accessori di lusso contraffatti. Ora l’indagine , secondo quanto riportano Rete8 e altre testate, è approdata agli interrogatori preventivi davanti al giudice Giulia Colangeli.

Sono 8 le tonnellate di merce sequestrata, falsificati i loghi di 42 brand dI capi anonimi o di scarso pregio venivano “trasformati” applicando etichette e accessori fake, per poi essere immessi sul mercato attraverso una rete di negozi che li rivendevano a prezzo inferiore a quelli reali, spacciandoli per prodotti outlet o stoccati.’alta moda (tra cui Burberry, Dior, Gucci, Louis Vuitton, Chanel, Prada, Versace e la storica griffe abruzzese Brioni).

La Procura (con il PM Andrea Papalia e il Procuratore Alberto Sgambati) ha chiesto 19 arresti complessivi: 5 in carcere e 14 ai domiciliari. Le motivazioni della richiesta di arresto si basano sul fatto che gli indagati avevano già spostato merce in immobili nascosti a fine 2024 e inizio 2025 e falsificato la contabilità per coprire la filiera illecita. Inoltre, secondo gli investigatori, la totale assenza di effetto deterrente dei controlli passati dimostra che per i membri della banda la contraffazione non sia stata un episodio isolato, ma una fonte costante di elevati profitti illeciti.

L’organizzazione era capeggiata da un 62enne di Lanciano (Chieti), coadiuvato da familiari, artigiani e opifici industriali. La base operativa si trovava in Abruzzo (province di Chieti e Pescara), con ramificazioni nelle Marche, in Campania, Calabria e Puglia.

Tutto è partito da un controllo di routine in un negozio di Morrovalle (Macerata), dove i finanzieri hanno notato etichette sfocate e documentazione incompleta. Le successive analisi delle spedizioni e dei corrieri hanno fatto emergere il laboratorio e il ricamificio nel Pescarese (tra Nocciano, Cepagatti, Civitaquana e Manoppello) dove venivano cucite le etichette contraffatte importate direttamente dalla Cina.