Lunedì, 14 Settembre 2026 Nazionali

La UE blocca l'importazione di carne brasiliana

Boccata d'ossigeno anche per gli allevatori abruzzesi

Possibile boccata d’ossigeno anche per gli allevatori abruzzesi dopo la decisione dell’Unione europea di bloccare, dal 3 settembre scorso, l’importazione dal Brasile di diverse categorie di prodotti di origine animale, tra cui carne bovina e avicola.

Alla base dello stop ci sono le garanzie ritenute insufficienti da Bruxelles sul rispetto delle norme europee relative all’impiego degli antimicrobici negli allevamenti.

Una misura che potrebbe alleggerire, almeno temporaneamente, la pressione della concorrenza estera anche sulle aziende zootecniche abruzzesi, da anni alle prese con margini ridotti, aumento dei costi e progressiva contrazione del numero degli allevamenti.

Il tema della concorrenza sudamericana era già stato sollevato in Abruzzo nei mesi scorsi.

A gennaio Dino Rossi, dell’associazione di allevatori Cospa, intervenendo sul controverso accordo commerciale tra Unione europea e Mercosur, aveva paventato il rischio di una “invasione di prodotti sudamericani”, indicando proprio carne bovina e pollame tra i comparti più esposti.

I numeri fotografano un settore regionale che mantiene un peso rilevante ma mostra segnali di difficoltà. Secondo i dati della Banca dati nazionale, aggiornati a giugno 2026, in Abruzzo risultano 1.915 allevamenti bovini con orientamento produttivo da carne, per un totale di 35.520 capi.

Rispetto allo stesso periodo del 2025 il numero delle aziende è diminuito del 7,44%, mentre il numero complessivo dei bovini è rimasto sostanzialmente stabile.

Lo stop alle importazioni brasiliane non significa, tuttavia, che sia stata accertata la presenza di sostanze vietate nella carne proveniente dal Paese sudamericano.

Il provvedimento è legato al mancato riconoscimento, da parte dell’Ue, di garanzie considerate sufficienti sul sistema di produzione e di controllo.

Le regole comunitarie vietano infatti l’impiego di antimicrobici come promotori della crescita o per aumentare la resa degli animali e pongono restrizioni anche sull’utilizzo di alcune sostanze riservate, nell’Unione europea, al trattamento di specifiche infezioni nell’uomo.

Il provvedimento coinvolge, oltre ai bovini e al pollame, anche equini, prodotti dell’acquacoltura, miele e budelli. Non riguarda invece direttamente la carne ovina importata, questione particolarmente sensibile in Abruzzo per il dibattito sulla provenienza delle carni utilizzate nella produzione degli arrosticini.

La posta economica è rilevante. Nel 2025 le esportazioni brasiliane verso l’Unione europea riconducibili ai principali comparti interessati dal provvedimento hanno raggiunto un valore stimato in circa 1,8 miliardi di dollari. Di questi, oltre un miliardo sarebbe legato alla carne bovina e circa 763 milioni al pollame.

La carne brasiliana, inoltre, non viene destinata esclusivamente alla vendita diretta. Una quota significativa viene utilizzata dall’industria alimentare per la produzione di sughi pronti, paste ripiene, preparazioni a base di carne, piatti elaborati e forniture per la ristorazione collettiva.

In Italia materia prima proveniente dal Sud America viene impiegata anche nella produzione di alcune tipologie di bresaola.

Il confronto tra Bruxelles e Brasilia resta comunque aperto. Sul fronte del pollame e del miele, le autorità brasiliane hanno riferito di esiti positivi nelle più recenti verifiche europee, passaggio che potrebbe aprire la strada a una futura riammissione.

Più complesso, invece, il dossier relativo alla carne bovina, per il quale restano centrali le verifiche europee sul sistema di tracciabilità e sui controlli lungo l’intera filiera.