Lunedì, 7 Settembre 2026 Abruzzo

Falce e martello rimossi a Montorio al Vomano

Benedetto, “Pronti a custodirli nella Fondazione Einaudi"

“Abbiamo appreso della rimozione da un muraglione del lungo fiume di Montorio al Vomano (Teramo) di un simbolo della falce e martello realizzato in ferro battuto oltre settanta anni fa. Nella mia qualità di Presidente della Fondazione Luigi Einaudi, mi permetto di rivolgerLe una richiesta che potrebbe apparire singolare soltanto a chi consideri la storia come un catalogo dal quale espungere, secondo la sensibilità del momento, ciò che non piace più. La Fondazione sarebbe disponibile ad accogliere quel simbolo, qualora l’Amministrazione comunale intendesse donarglielo, e a conservarlo nella propria sede o in luogo confacente”.

Lo scrive il presidente della Fondazione Luigi Einaudi, Giuseppe Benedetto, ex assessore regionale abruzzese negli anni 90 nella giunta Salini per il Pli,  in una lettera indirizzata al sindaco di Montorio al Vomano, Fabio Altitonante, a seguito della decisione del Comune di rimuovere la falce e martello in ferro battuto, simbolo in paese delle lotte operaie degli anni ’50, installata su un muro di contenimento del lungofiume.

“La falce e martello – si legge nella lettera – rappresenta quanto di più distante possa esservi dalla storia, dalla cultura e dai principi della Fondazione Luigi Einaudi, nata nel 1962 per iniziativa di Giovanni Malagodi e da sempre impegnata nella difesa della libertà individuale, dell’economia di mercato e dello Stato di diritto. Proprio questa distanza, tuttavia, conferisce alla nostra richiesta il suo pregnante significato. Una società liberale non teme i simboli delle idee che ha combattuto e che continua a contrastare. Li studia, li conserva, li colloca nel loro tempo e, soprattutto, non immagina di poter cancellare la storia rimuovendone le tracce materiali. La memoria non è un’onorificenza concessa soltanto a ciò che approviamo: è anche testimonianza degli errori, delle illusioni e dei conflitti attraverso i quali una comunità ha costruito la propria identità”.

È la logica della cancel culture, prosegue Benedetto, “quella per cui si abbattono le immagini nella speranza di cancellare le idee, come se la rimozione di un simbolo, il vuoto lasciato, potesse cancellare il giudizio e la complessità della storia. Ed è questa logica che combattiamo, da qualunque parte politica arrivi. Il liberalismo segue una strada diversa. Non distrugge le testimonianze dei propri avversari, perché sa che la libertà si difende anche conservando la memoria di ciò che libertà non fu. Accogliere nella casa di Luigi Einaudi una falce e martello non significherebbe dunque rendere omaggio al comunismo, ma riaffermare un principio più forte: le idee si confutano, i regimi si giudicano, la storia si comprende; nulla di tutto questo richiede che se ne cancellino le vestigia. Per tali ragioni Le chiedo formalmente di valutare la donazione del manufatto alla Fondazione Luigi Einaudi, che si impegnerebbe a custodirlo e a preservarlo. Sarebbe, credo, un gesto capace di trasformare una rimozione in un’occasione di riflessione e di dimostrare che la memoria può essere sottratta tanto alla nostalgia quanto alla furia iconoclasta”.