Lunedì, 7 Settembre 2026 AbruzzoFONDI UE: SU 1 MLD SPESI 102 MLN, FESR E FSE AL PALONERVI TESI IN REGIONE, MARSILIO CONTRO CIPOLLONEMessa una pezza per far fronte al buco della sanità che aveva sforato quota 100 milioni, ora a quota 73 milioni, con un piano di risanamento imposto dal Tavolo interministeriale di monitoraggio, un nuovo bubbone sta esplodendo in Regione Abruzzo: si tratta del ritardo, grave per molti, nell’utilizzo dei fondi strutturali europei 2021–2027, con il rischio di dover restituire decine e decine di milioni di euro a Bruxelles. Il pericolo di disimpegno, stando a fonti interne al cuore propulsivo della amministrazione di centrodestra confermata per un secondo storico mandato alle elezioni del 2024, si aggirerebbe tra i 50 e i 60 milioni di euro. E sarebbe un colpo per un bilancio fiaccato dal deficit sanitario e che annaspa nel finanziare lo sviluppo. In base all’ultimo monitoraggio del Ministero dell’Economia e delle Finanze, l’Abruzzo su un budget di 681 milioni di fondi Fesr, ne ha impegnati 110 milioni, il 16%, ne ha spesi con pagamenti effettuati 61 milioni, l’8,9%. Su 406 milioni di euro di fondi Fse+, ne ha finora impegnati 135 milioni, il 33,2%, pagati 41,1 milioni, il 10,1%. Percentuali ben al di sotto della media nazionale Davanti a questi numeri, le cronache di palazzo Silone raccontano di un clima molto teso, tenuto conto che parliamo di risorse preziose, se ci riferiamo al Fesr, per l’innovazione e digitale, la competitività delle piccole e medie imprese, le energie rinnovabili e lo sviluppo urbano, per quello che riguarda invece l’Fse+, le politiche attive del lavoro, la formazione e l’inclusione sociale E come altre volte è avvenuto, da quello che assicurano fonti interne alla Regione, è esploso il conflitto tra la politica e la burocrazia: segnatamente da una parte il presidente della Regione, Marco Marsilio, di Fdi, che detiene la delega condivisa con il sottosegretario di Giunta Daniele D’Amario, accusa gli uffici di poca efficienza, dall’altra l’Autorità di gestione unica Fesr-Fse, diretta da Carmine Cipollone, esperto dirigente e anche capo dei conti della Regione in passato, ovvero la regia dell’utilizzo dei fondi europei. Ma anche con il Servizio autonomo Audit, che dipende da Bruxelles, guidato dalla dirigente Barbara Mascioletti, che si occupa principalmente del controllo e della verifica della regolarità delle operazioni e delle spese finanziate tramite i fondi europei. Emerge da fonti bene informate, che in una recente riunione ad Avezzano sarebbero volati stracci tra Marsilio e Cipollone, sulle cause tecniche dei ritardi e dell’impegno di spesa e dei pagamenti. Cipollone era in scadenza ed stato prorogato, vista l’emergenza, il 31 agosto scorso e a data da definirsi. In tutta risposta, però, il puntiglioso e non arrendevole dirigente, si sarebbe messo in ferie. E vista la situazione, l’intenzione era quella di affidare il posto di Cipollone a Daniela Di Stefano, dirigente in ascesa nello scacchiere burocratico regionale, del Servizio Pnrr Aree Interne Restart. Ma Di Sfefano avrebbe declinato l’invito non avendo intenzione alcuna di ritrovarsi con il cerino in mano. Da quel che si apprende, la occasione sarebbe stata data dalla riorganizzazione dei dipartimenti che vede la regia esclusiva del direttore generale, Vincenzo Rivera, molto preoccupato della situazione. Per quanto riguarda l’audit, le durissime rimostrane di Marsilio e degli assessori riguarderebbe l’eccessiva lettura formale, l’eccesso di zelo definito da fuori luogo rispetto allo spirito dei fondi che promuovono sviluppi, nelle operazioni di verifica e controllo che rallenterebbero l’iter di assegnazione e spesa. Tenuto conto che però l’audit deve applicare le rigorose norme imposte dall’ordinamento nazionale ed europeo. Per accelerare la spesa intanto gli assessorati si sono rimboccati le maniche, da ultima l’assessore regionale alle Attività produttive, Tiziana Magnacca, e puntano a fare scorrere le graduatorie di bando già in essere: proprio Magnacca ha annunciato la posta di 10 milioni a valere su Fesr per accompagnare le piccole e medie imprese abruzzesi nel percorso di innovazione digitale. E si lavora a scorrere altre graduatorie dei vari bandi. L’allarme era già scattato a febbraio, con l’Abruzzo che si posizionava fra le regioni con performance più basse, avendo speso complessivamente 94,6 milioni di euro su oltre 1,08 miliardi disponibili, pari ad appena l’8,7% delle risorse Fesr e Fse+. Un dato inferiore alla media nazionale dell’11,7%. In particolare l’Fse+ era fermo all’8,4%, e a lanciare l’allarme è stata in primis la Uil, con il segretario Michele Lombardo “a questo ritmo rischiamo di dover impiegare gran parte dei fondi a ridosso delle prossime scadenze, con gravi ricadute sull’efficienza e sulla buona riuscita della messa a terra dei progetti destinatari di tale strumento. I giovani, in particolare i neet, i lavoratori precari, le donne e le categorie fragili”. Il capogruppo del Pd in consiglio regionale Silvio Paolucci aveva rincarato la dose, annunciando una interpellanza, “In una fase così delicata per famiglie e imprese, ogni euro non speso o speso male è un’occasione persa. La Regione chiarisca subito come sta affrontando questa vulnerabilità e le soluzioni che intende adottare per recuperare il tempo perduto”. E le cose non sono migliorate di molto, se si va a leggere il report aggiornato al 30 aprile del Ministero dell’Economia e delle finanze. Per l’Abruzzo risulta un avanzamento in termini di risorse impegnate del 19,1% per il Fesr, del 33,2% per il Fse+, Il Ministero confronta il dato dell’Abruzzo con le altre due regioni in transizione e risulta che le Marche sono molto più avanti: nell’impegno di spesa e pagamenti il Fers è rispettivamente al 68.5% e al 16,5%, il Fse+ al 60% e al 33,2%. Un fatto che fa arrabbiare Marsilio non può gioire come il suo collega Francesco Acquaroli, di FdI come lui. Fa meglio anche l’Umbria: nell’impegno di spesa e pagamenti del Fers rispettivamente è al 35,9% e al 9%, per il Fse+ al 21,7% e al 16,5% Nella categoria delle Regioni “sviluppate” ( Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Piemonte, Provincia Autonoma di Bolzano, Provincia Autonoma di Trento, Toscana, Veneto, Valle d’Aosta) l’impegno di spesa è nella media per Fesr e Fse+ del 50,8% e i pagamenti al 20,9%, su un totale di a 18,9 miliardi di euro a disposizione. Nelle altre regioni italiane, nella categoria “meno sviluppate” (Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sicilia e Sardegna) l’impegno di spesa è al 23,37% i pagamenti al 10,95%, su un budget di 26,17 miliardi di euro. |
