Giovedì, 27 Agosto 2026 Chieti

SUPPLETIVE A RISCHIO SE CI SARA' IL VOTO ANTICIPATO

AL VIA TOTONOMI, PAOLUCCI PER PD, D’ERAMO PER LEGA

Il deputato della Lega Alberto Bagnai, fresco di nomina a componente dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato (Antitrust), non si è ancora dimesso, lasciando libero lo scranno parlamentare, ma in provincia di Chieti già impazza la corsa per le elezioni suppletive, con il ritorno al voto nel collegio uninominale.

E il totonomi già si scatena, con il centrodestra che deve evitare spaccature riassegnando alla Lega la candidatura, mantenendo i patti sottoscritti nel 2022. Con l’incognita della “vera destra” di Roberto Vannacci che potrebbe sparigliare le carte. Il campo largo sogna invece il colpaccio, dopo aver mantenuto a giugno il Comune di Chieti, sconfiggendo il centrodestra diviso, e dopo la vittoria del No al referendum sulla giustizia.

In palio c’è, va detto, un seggio che potrà essere occupato per pochi mesi, considerando le dimissioni devono essere ratificate dalla Camera dei deputati con un percorso amministrativo non brevissimo e che le elezioni politiche, a scadenza naturale nel settembre del prossimo anno, potrebbero essere anticipate ad aprile.

Ed ecco che da Roma filtra anche la possibilità che le suppletive per un seggio effimero non valga la pena di farle. Anche per un mero calcolo politico, visto che il centrosinistra, se corre unito, viene oggi dato per favorito.

Le dimissioni di Bagnai, economista toscano, associato di Politica economica all’Università Gabriele d’Annunzio di Pescara in aspettativa, dovrebbero arrivare ad inizio settembre, con la sua nomina formale nel collegio dell’Agcm, dove resterà per sette anni, con un bello stipendio da 267mila euro l’anno, rispetto ai 160-180​mila euro lordi da parlamentare.

Dovrà anche lasciare la vicepresidenza del gruppo della Lega a Montecitorio e la presidenza della commissione parlamentare di controllo sugli enti gestori di forme obbligatorie di previdenza e assistenza sociale.

Bagnai in questi anni si è ritrovato ad essere l’unico rappresentante in parlamento della provincia di Chieti, e dentro il partito è stato più volte accusato di essere poco presente sul territorio e poco efficace in quanto a risultati concreti, quasi fosse da toscano un “paracadutato” piazzato in un posto blindato in lista, tagliando la strada a tanti altri leghisti chietini doc che ambivano al grande salto in Parlamento.

Bagnai dovrà comunque dimettersi prima di ottobre, ovvero prima dell’inizio dell’ultimo anno della legislatura, altrimenti il seggio resterà vacante, fino alle prossime elezioni.

Ipotesi concreta, per le ragioni illustrate sopra, ma che sarebbe intollerabile, soprattutto per la Lega chietina, che rimarrebbe a zero parlamentari, e perché il seggio, poco importa se durerà pochi mesi, è a dir poco appetibile, oltre che per lo stipendio, perché rappresenta un trampolino di lancio verso la politica che conta.

I leader del centrodestra abruzzese hanno già avviato, sotto l’ombrellone e nel pieno delle vacanze, le prime interlocuzioni. La deontologia politica vuole che quel seggio, assegnato nel 2022 alla Lega, resti comunque alla Lega. E ci sono già nomi che circolano.

Il primo è quello del commercialista Maurizio Bucci, segretario provinciale del carroccio, sindaco di Gamberale, presidente dell’Ater di Lanciano, molto amico di Bagnai, che si è speso per la sua nomina a componente del collegio sindacale di Fs Engineering. Lo stesso Bucci che, va ricordato, ha accusato questa testata di essere faziosa, avendo osato riferire degli attacchi da lui subiti dentro il partito dopo i brutti risultati delle regionali in provincia di Chieti e delle comunali di Ortona, proprio lui che in quota Lega ha ottenuto l’Ater e Rfi, oltre che altri incarichi professionali nelle vesti da commercialista.

Ma c’è un altro nome molto pesante, che però paga lo scotto di non essere espressione della provincia di Chieti: il sottosegretario di Stato all’Agricoltura ed ex deputato, l’aquilano Luigi D’Eramo, che mancò, quando era ancora segretario regionale, la rielezione in parlamento nel 2022, per poi essere chiamato nella postazione di governo dal vicepremier e ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini.

Infine un terzo nome, di un protagonista della recente storia politica abruzzese e chietina, che vorrebbe tornare in auge: l’ex parlamentare, ex consigliere regionale ed ex segretario regionale del Carroccio Fabrizio Di Stefano.

Per ora i vertici del centrodestra mantengono un basso profilo. Per Forza Italia, invero, il segretario provinciale nonché sottosegretario della Giunta regionale, Daniele D’Amario, si è limitato a dichiarare che “non se n’è ancora discusso, evidente che alla fine rivendicherà un posto che ad oggi è suo”. Il segretario provinciale di Fdi Antonio Tavani ritiene che in ogni caso la decisione spetta ai vertici nazionali, anche se l’orientamento è mantenere i patti.

Fratelli d’Italia potrebbe però dal canto suo rivendicare il peso politico ben superiore rispetto alla Lega, tenuto conto che alle regionali del 2024 in provincia di Chieti ha preso il 25,7% e la Lega è crollata al 6,7%, non eleggendo nessun consigliere.

Ed anche nell’ottobre 2022, nel collegio uninominale di Chieti, con Bagnai candidato, il centrodestra ha preso il 44,8% delle preferenze, battendo Elisabetta Merlino del centrosinistra, al  22,3%  e Carmela Grippa del Movimento 5 Stelle al 20,1%. Il primo partito anche allora è stato Fdi, con il 27,6%, seguito da M5s con il 19,9%, dal Pd con il 16%, Forza Italia con il 9,6% e poi la Lega, che aveva espresso il candidato, al 7,1% assieme ad Azione.

Ma ancora scotta la sconfitta alle Comunali di Chieti dello scorso giugno, dove ha vinto il centrosinistra di Giovanni Legnini, aiutato anche dal fatto che la Lega, da una parte, e Fdi e Fi dall’altra, si sono divise il candidando a sindaco, rispettivamente con Mario Colantonio e Cristiano Sicari.

E dunque la parola d’ordine è quella di evitare nuove divisioni, che potrebbero consegnare il seggio al centrosinistra, tenuto conto che uno sgarro di tale portata alla Lega avrebbe effetti devastanti anche per la tenuta della maggioranza in Regione Abruzzo.

E veniamo al campo largo, galvanizzato dalla vittoria a Chieti , e che conta di fare il colpaccio.

Qui c’è un nome di papabile candidato su tutti, il chietino Silvio Paolucci, capogruppo del Partito democratico, ex assessore regionale al Bilancio, decano dell’Emiciclo, che era stato in corsa anche per candidarsi a presidente di Regione, e che legittimamente aspira ad un approdo alla politica nazionale. Va considerato però che Paolucci, se eletto, dovrebbe rinunciare al Consiglio regionale, con un mandato che scade a marzo 2029, per accomodarsi in una poltrona parlamentare solo per qualche mese. Postazione però, anche questo è vero, strategica e propedeutica per una candidatura sicura il prossimo anno.

Anche nel campo largo la parola d’ordine è non creare conflitti all’interno della coalizione, a maggior ragione perché anche alle Politiche del 2022 fatali furono le divisioni, anche nel collegio di Chieti, tra centrosinistra e M5s.

Interlocuzioni sono già in corso tra il segretario regionale Daniele Marinelli, e per il M5s con la deputata Daniela Torto, e il segretario regionale, il romano Francesco Silvestri. Per ora bocche cucite.

Infine l’incognita Futuro nazionale: il partito dell’ex generale in pensione ed europarlamentare Vannacci, ex vicesegretario della Lega, è dato al 7% e anche in Abruzzo erode consensi al carroccio, con ingressi eccellenti in fuga dal partito di Salvini, primo tra tutti quello dell’ex consigliere regionale di Vasto ed ex vicesegretario regionale Sabrina Bocchino.

E proprio lei, non rieletta alle regionale del 2024, complice la pessima performance della Lega in provincia, potrebbe essere nel caso una candidata per le suppletive, con un esordio di Vannacci alle elezioni in Abruzzo, oltre che nella provincia di Reggio Calabria, dove il 27 e il 28 settembre si voterà per riassegnare il seggio da deputato lasciato da Francesco Cannizzaro dopo l’elezione a sindaco del capoluogo a maggio.

Ma potrebbe anche prevalere, nelle suppletive abruzzesi, l’ipotesi di una prova di alleanza, o di desistenza, con il centrodestra, per vederne gli effetti in termini di consenso, un test insomma per la sfida che conta per Vannacci, quella delle Politiche.