Mercoledì, 26 Agosto 2026 AbruzzoALBERTO BAGNAI “SALUTA” L’ABRUZZO E IL PARLAMENTO:PER LUI UN RUOLO DA 260MILA EURO ALL’ANTITRUSTCon lo stesso cliché della sua permanenza – una scia di polemiche, questa volta in ambito nazionale, soprattutto sui media – se ne va definitivamente dall’Abruzzo, regione in cui era stato eletto, l’ormai ex deputato leghista Alberto Bagnai, associato di politica economica all’Università Gabriele d’Annunzio di Pescara in aspettativa, nominato nelle scorse settimane componente dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato (Antitrust). Una nomina, quella di uno dei volti più noti nei talk politici, che ha suscitato non poco interesse, oltre a una lunga scia di analisi pubblicate dai principali quotidiani nazionali. “Il passato ti trapassa. Due mesi fa Alberto Bagnai aveva una spiegazione per le fuoriuscite di Laura Ravetto e Antonio Rinaldi, che hanno salutato la Lega per aderire a Futuro nazionale di Roberto Vannacci: per il deputato si spiegavano con i mancati incarichi in Covip e Arera. A lui è andata meglio, il posto l’ha ottenuto all’Antitrust. Altrimenti che avrebbe fatto? Sarebbe andato anche lui a rinfoltire le truppe dell’ex generale?”, si chiede Dagospia. Vista la nuova destinazione istituzionale, il responsabile economia della Lega dà quindi l’addio agli incarichi parlamentari: dovrà lasciare il seggio alla Camera, la vicepresidenza del gruppo della Lega a Montecitorio e la presidenza della commissione parlamentare di controllo sugli enti gestori di forme obbligatorie di previdenza e assistenza sociale. Bagnai dovrebbe formalizzare le proprie dimissioni entro i primi di settembre quando, a quel punto, si prepareranno le elezioni suppletive del collegio uninominale teatino, anche se non è ancora chiaro con quali tempi, considerando tra l’altro i pochi mesi di mandato anche alla luce delle possibili elezioni anticipate. Resterà in carica sette anni, percependo un’indennità di circa 267mila euro l’anno, come riportato in un articolo del Fatto Quotidiano che analizzava gli “stipendi d’oro” delle Authority (Consob, Agcom, Antitrust e Arera), cifra ben più consistente rispetto a quella da parlamentare, che va dai 160.000-180.000 euro lordi all’anno, considerando indennità base, diaria e rimborsi vari. E saluta definitivamente anche l’Abruzzo, liberando anche quell’ambito posto in Parlamento dove era stato rieletto nel settembre del 2022 grazie a una postazione in lista blindata nel collegio uninominale di Chieti, unico leghista dalla regione, a cui tra l’altro quel seggio sicuro era stato lasciato dall’allora segretario regionale Luigi D’Eramo, che poi è stato nominato sottosegretario all’Agricoltura, su volere del leader nazionale, Matteo Salvini, vicepremier e ministro delle Infrastrutture e Trasporti. Ma a Bagnai, che è toscano, nel corso degli anni è stato rimproverato più volte di frequentarlo poco l’Abruzzo, critiche arrivate proprio negli ambienti della Lega chietina che ha lamentato di averlo visto poco presente nel territorio, dove tra l’altro non vive, e di fatto per due elezioni ha impedito ad altri aspiranti parlamentari autoctoni di staccare un biglietto per Roma. Malumori riportati nel corso del tempo da AbruzzoWeb che hanno fatto andare su tutte le furie l’ormai ex deputato che si è spinto fino a rivolgere accuse infamanti e a definire “prezzolato” questo giornale e quanti osassero riportare le lamentele della realtà provinciale, e che, per correre ai ripari, nell’ambito di qualche visita fuori porta in Abruzzo, è arrivato a postare sui social contenuti più goliardici che istituzionali, addirittura corredati di foto, a testimonianza del suo passaggio, con frasi in dialetto abruzzese. Comunque la nomina all’Antiturst, si diceva, ha destato un certo interesse anche nella stampa nazionale. E così Il Fatto quotidiano scrive: “La nuova destinazione istituzionale comporta per il responsabile economia della Lega – che è pure musicista barocco e nel tempo libero si diletta con il clavicembalo, suonando in ensemble e orchestre specializzate – l’addio agli incarichi parlamentari. Dovrà quindi lasciare il seggio alla Camera, la vicepresidenza del gruppo della Lega a Montecitorio e la presidenza della commissione parlamentare di controllo sugli enti gestori di forme obbligatorie di previdenza e assistenza sociale. Per riscoprirsi esperto di concentrazioni societarie, intese restrittive della concorrenza, abusi di posizione dominante, tutela dei consumatori e funzionamento dei mercati”. Settori lontani dal suo expertise accademico limitato alla macroeconomia, come ha fatto notare il deputato libdem Luigi Marattin: “Come noto ho da sempre una pessima opinione professionale sul ‘doppio collega’ (politico e accademico) Alberto Bagnai. Ma questo rileva davvero molto poco: nel dibattito (sia scientifico che politico) è normale avere buone o cattive opinioni sui colleghi, sempre nel rispetto reciproco. E comunque l’importanza pubblica di ciò che penso io di Tizio o Caio è davvero prossima allo zero. Il punto che rileva è ben altro: Alberto è un macroeconomista, cioè si è occupato (bene o male) tutta la vita di conti pubblici, bilancia dei pagamenti, inflazione, ecc. Nell’Autorità Antitrust si fa tutt’altro. Ci si occupa di concentrazioni e abusi di mercato, accordi collusivi, tutela della concorrenza: attiene alla disciplina dell’economia industriale, un campo totalmente diverso dalla macroeconomia. E tremendamente importante per il funzionamento della nostra economia. Quindi la domanda è semplice: perché è stato nominato lui, e non uno studioso della materia? Che signale si dà, facendo così, non solo ai soggetti vigilati dall’Antitrust ma anche ai tanti giovani economisti che intraprendono la carriera accademica sperando di mettere un giorno le proprie competenze al servizio delle istituzioni?”. Ricorda poi ancora Il Fatto: “Bagnai è diventato noto al grande pubblico con il blog Goofynomics e il libro Il tramonto dell’euro. Come e perché la fine della moneta unica salverebbe democrazia e benessere in Europa (2012). Per anni ha sostenuto che l’unione monetaria fosse una delle cause degli squilibri economici italiani e che fosse necessario preparare una strategia di uscita. Nel mirino finiva spesso anche il presidente della Bce Mario Draghi. Nel 2013, intervenendo al Parlamento europeo al convegno ‘Morire per l’euro?’, organizzato dal gruppo Efd di Nigel Farage e Francesco Speroni, criticò il “whatever it takes” che aveva difeso la moneta unica. Salvo rivalutare la sua figura al momento dell’insediamento di Draghi a Palazzo Chigi, quando ebbe a dire che li univa “una lingua comune” sul terreno economico e che sulle sue analisi di politica economica non aveva “mai trovato nulla da obiettare”. “Nel frattempo era stato eletto al Senato con la Lega e diventato presidente della commissione Finanze di Palazzo Madama, incarico mantenuto fino al luglio 2020. Nello stesso anno aveva assunto la responsabilità del dipartimento Economia del partito, prendendo il posto di Claudio Borghi”, viene inoltre ricordato. Infine, al Foglio, la stoccata dell’economista Tito Boeri, ex presidente dell’Inps: “Bagnai all’Antitrust? Non ha alcuna competenza, è merito di partito”, “un modo per allungare la durata di questo governo”. “Questa maggioranza lascerà una classe dirigente che risponde agli ordini di scuderia. Un fardello per tutti noi”. |
