Sabato, 22 Agosto 2026 Abruzzo

PCI, “Si rimuove falce e martello ma si restaurano scritte e simboli fascisti"

A Montorio al Vomano fa discutere la decisione presa dal Sindaco

“La rimozione della storica falce e martello di Montorio al Vomano non può essere considerata un semplice intervento tecnico o una questione di ordinaria amministrazione. Quella struttura in ferro battuto rappresenta un pezzo della storia politica, sociale e popolare di Montorio e della valle del Vomano. È legata agli anni delle lotte operaie, agli scioperi, alle mobilitazioni dei lavoratori, alle celebrazioni del Primo Maggio e a una stagione nella quale uomini e donne conquistarono con il sacrificio diritti, dignità e libertà”.

Così in una nota il Pci Abruzzo sulla rimozione, “per motivi di sicurezza” da parte del Comune di Montorio al Vomano, del manufatto in ferro battuto rosso rappresentante la falce e il martello, simbolo in paese delle lotte operaie e sindacali del Vomano degli anni ’50 che era installato su un muro di contenimento del lungofiume.

 LA NOTA

La rimozione assume oggi un significato politico che non può essere ignorato.

In molti paesi italiani assistiamo infatti a un fenomeno esattamente opposto. Scritte, effigi, motti e simboli direttamente riconducibili al fascismo vengono recuperati, restaurati e nuovamente esposti, spesso spacciandoli per semplice “valore storico”.

Anche in Abruzzo abbiamo avuto esempi recenti e discussi, come quelli di Villa Santa Maria e Moscufo.

Ma bisogna avere il coraggio di chiamare le cose con il loro nome.

Molti di quei simboli non sono neutrali testimonianze artistiche o culturali. Sono nati come strumenti di propaganda di una dittatura e, quando vengono restaurati, valorizzati e riproposti nello spazio pubblico senza una netta contestualizzazione critica, finiscono per essere ancora oggi propaganda, diffusione ed esaltazione del pensiero politico della destra più reazionaria.

Ed è proprio qui che la vicenda di Montorio diventa emblematica.

 

Da una parte si restaurano scritte ed effigi nate per celebrare il fascismo, difendendole in nome della storia. Dall’altra si rimuove una falce e martello che racconta la storia dei lavoratori, degli artigiani, delle lotte sindacali, dell’antifascismo e dell’emancipazione sociale.

Due pesi e due misure che non possiamo accettare.

Non è possibile sostenere che un simbolo della dittatura debba essere tutelato perché appartiene alla storia e contemporaneamente considerare sacrificabile un simbolo che rappresenta decenni di lotte per il progresso e la giustizia sociale.

La falce e martello di Montorio non era un elemento estraneo alla comunità. Era stata realizzata nell’immediato dopoguerra e, prima di trovare una collocazione stabile sul muraglione del Vomano, veniva portata sul Colle di Montorio in occasione delle celebrazioni del Primo Maggio. Da sotto quel simbolo partivano cortei di lavoratori, uomini e donne che avevano vissuto direttamente le conseguenze del fascismo e che stavano costruendo una società nuova fondata sul lavoro e sulla democrazia.

Questo significa memoria storica.

E significa memoria storica indipendentemente dal fatto che oggi qualcuno si riconosca o meno politicamente nella falce e martello.

Per il PCI Abruzzo e la Federazione di Teramo la questione non consiste quindi soltanto nel difendere un nostro simbolo. Consiste nel difendere un principio molto più ampio: la storia non può essere riscritta selezionando ciò che può essere mostrato e ciò che deve scomparire in funzione della sensibilità politica di chi governa oggi.

Se il manufatto di Montorio presentava realmente problemi di sicurezza, esistono il restauro, la manutenzione e la messa in sicurezza. La soluzione non può essere farlo scomparire.

Per questo chiediamo al Comune di Montorio al Vomano di spiegare pubblicamente dove sia stato trasferito il manufatto, quali siano le sue condizioni, quali verifiche tecniche abbiano motivato la rimozione e soprattutto quale destino gli sia stato riservato.

Chiediamo inoltre che venga restaurato, se necessario, e ricollocato nel luogo che per decenni ne ha custodito la storia, eventualmente accompagnato da una ricostruzione storica capace di spiegare alle nuove generazioni cosa rappresentò per quella comunità.

Il PCI Abruzzo e la Federazione di Teramo non hanno paura della storia.

Proprio per questo rifiutano ogni tentativo di trasformarla in uno strumento selettivo di propaganda del presente.

Non si può restaurare la propaganda fascista in nome della memoria e cancellare la storia delle lotte per il progresso e la giustizia sociale in nome della sicurezza.

Montorio merita di conservare tutta la propria storia.

Anche quella che a qualcuno, oggi, può risultare scomoda.