Martedì, 18 Agosto 2026 Abruzzo

Per l'incendio sul Monte Morrone partono le accuse

Per il consigliere regionale Di Marco gli appelli sono rimasti inascoltati

“Gli incendi che nelle ultime ore stanno di nuovo devastando il Morrone erano temuti, potenzialmente prevedibili, non imprevisti, e soprattutto evitabili o perlomeno arginabili e contenibili nella loro estensione. Non c’entra la Cassandra, non c’entrano sfere di cristallo, ma lo dice e lo scrive la lungimiranza del Presidente dell’Associazione Celestiniana Giulio Mastrogiuseppe, in qualità di ‘soggetto affidatario della custodia e manutenzione ordinaria dell’area comprendente l’Eremo di S.Onofrio, del piazzale dello Chalet di S.Onofrio, della zona del Santuario Ercole Curino e pertinenze’, in una lettera datata 20 giugno 2026in cui ha lanciato un allarme chiaro: si registrava un accumulo pericoloso di materiale secco e di biomassa nel sottobosco che determinava un rischio di incendio per l’Eremo e l’area archeologica, e si richiedeva l’immediata pulizia e il decespugliamento. La Regione ne era informata, attraverso il suo organismo di Protezione civile, ora è il momento per verificare quali effetti abbia sortito quella nota che non poteva lasciare e non lascia oggi spazio a dubbi né a interpretazioni”, così il consigliere regionale e vicepresidente della Commissione Ambiente Antonio Di Marco.

“L’Abruzzo”, osserva,  “sta combattendola sua battaglia contro l’ennesima emergenza: sul Monte Morrone si lotta contro le fiamme tra Roccacasale, Corfinio e Popoli, tra le province dell’Aquila e Pescara ,con l’evacuazione delle case sfiorata e i mezzi pesanti dell’Esercito in campo, e per questo impegno mi sento di rivolgere un grazie immenso a Vigili del Fuoco, Protezione Civile, Esercito e Volontari che stanno dando l’anima sul Morrone, a Bisegna, Rocca di Cambio e Montereale – riprende – .  Intanto spuntano carte che lasciano a bocca aperta e che inchiodano le Istituzioni regionali alle proprie responsabilità, perché l’attività straordinaria odierna contro il fronte del fuoco, il disagio di chi vive, lavora, abita in quelle frazioni di terra, non può compensare la totale inerzia della Giunta Marsilio, che sulla carta promette “selvicoltura preventiva” e nei fatti lascia i boschi trasformarsi in polveriere.La lettura odierna di quella lettera, mentre gli occhi restano puntati sulle lingue di fuoco che stanno devastando i nostri territori, sollevano interrogativi inquietanti e impongono un intervento di chiarezza e lettura documentale che solleciterò attraverso una interpellanza alla ripresa dei lavori del Consiglio regionale”.

Due le segnalazioni di urgenza che venivano sottolineate nella nota del Presidente Mastrogiuseppe:

1. Una massiccia presenza nel sottobosco di materiale vegetale secco (ramaglie, fogliame, cascami e biomassa deperita).E, si sottolineava nella missiva ‘Come tristemente noto, il massiccio del Monte Marrone è un’area che in passato è stata attinta da vasti quanto devastanti incendi boschivi. La presenza di tale potenziale combustibile a terra rappresenta un rischio immediato di “incendio di interfaccia” che potrebbe minacciare direttamente l’incolumità dei turisti, l’integrità dell’Eremo di Celestino V e l’adiacente sito archeologico dei Santuario e Scavi di Ercole Curino’.

2. La presenza infestante di nidi di Processionaria del pino, lungo le alberature che costeggiano la medesima area, è stata riscontrata una diffusa e allarmante presenza di nidi di processionaria (Thaumetopoea pityocampa). Tale infestazione rappresenta una potenziale seria minaccia per la salute dei numerosissimi frequentatori del sito. Ciò a causa del forte potere urticante dei peli del lepidottero, altamente pericolosi per l’uomo (reazioni cutanee, oculari e respiratorie) e letali per gli animali domestici e la fauna locale. L’infestazione mina inoltre l’equilibrio e la stabilità delle alberature stesse che possono essere indebolite da questo tipo di insediamenti con pregiudizio del patrimonio arboreo del sito monumentale.

“A fronte di tali emergenze”, dice Di Marco, “l’Associazione Celestiniana ha chiesto un intervento straordinario di pulizia, decespugliamento e rimozione della biomassa infiammabile accumulata lungo la strada, nelle adiacenze del sentiero di accesso all’Eremo di Sant’Onofrio al Morrone e nel sottobosco limitrofo; mirati interventi fitosanitari per la bonifica e rimozione meccanica/disinfestazione dei nidi di processionaria presenti sulle alberature, sollecitando anche un sopralluogo tecnico ispettivo volto a verificare l’indice di rischio reale e a prescrivere le necessarie misure preventive”.

“Dopo due mesi sappiamo che quel rischio era reale, lo è diventato quando il primo focolaio di fuoco ha cominciato ad allungarsi arrivando oggi a minacciare case, strutture, cittadini e territori. Come Consigliere regionale e Vicepresidente della Commissione Ambiente, chiederò chiarezza e perché le allerte restano nei cassetti. Chiederò quali azioni siano state messe in campo dal 20 giugno a oggi, dopo la ricezione di quella lettera; chiederò quali misure di prevenzione siano state finanziate e attuate dalla giunta Marsilio; chiederò quale sia stato il livello di attenzione istituzionale di priorità prestato alla problematica che qualcuno si era preso la briga di sottoporre e di rendere evidente e visibile”.