Martedì, 11 Agosto 2026 Abruzzo

Per la Nuova Pescara già nel 2025 ci fu una lite tra Masci e Marsilio

Il Sindaco vuole il rinvio. La pace, secondo i bene informati - è solo di facciata

C’è una data segnata in rosso sul calendario che spiega, e molto, la ragione principale dello scontro furente nella riunione di lunedì 20 luglio tra il sindaco di Pescara Carlo Masci, di Forza Italia, e il presidente della Regione, Marco Marsilio, di Fdi. È quella del primo gennaio 2027, allorquando scatterà la fusione di Pescara, Montesilvano e Spoltore in un’unica grande città metropolitana, con il commissariamento dei comuni e ritorno alle urne per eleggere il nuovo super sindaco. Con il fronte che vuole il rinvio al 2028, o addirittura al 2029, che cresce e affila le armi.

Proprio sulla Nuova Pescara e sulle tempistiche della fusione, in un summit dell’anno scorso erano già volati stracci tra Marsilio e il sindaco, con il presidente che già rimproverava a Masci di fare il doppio gioco: cioè di mandare avanti gli altri sindaci, quando era anche lui senza esporsi a volere una proroga al 2029.

Una fusione che riscontra l’ostruzionismo, più o meno plateale, da parte dei tre sindaci, Masci, a Pescara, Ottavio De Martinis, ex Lega ora vicino a Fdi, a Montesilvano, e Chiara Trulli, del Partito democratico, a Spoltore, con buona pace del referendum del 2014, e il rinvio disposto con legge regionale nel 2023 a dicembre prossimo, rispetto alla prima scadenza del 2024.

Come pure sperano in un rinvio pezzi da novanta della politica regionale e pescarese: in Forza Italia il presidente del Consiglio regionale, Lorenzo Sospiri, il riconfermato segretario regionale e deputato presidente della commissione Affari costituzionali, Nazario Pagano, e pure Guerino Testa, deputato di Fdi, tutti e tre potenzialmente interessati a candidarsi a sindaco della Nuova Pescara, ma beninteso, non certo tra pochi mesi, ma a tempo debito.

C’è a tal proposito chi ha osservato che Masci non ha ricevuto sostegno dopo il litigio, dai due principali esponenti del suo partito a Pescara e anche in Abruzzo, Pagano e Sospiri.

Il nodo vero è la Nuova Pescara, prova ne è il fatto che nello scontro al calor bianco di lunedì 20 luglio, dopo aver litigato sull’intenzione di Marsilio di nominare non Masci ma Giorgio De Luca, presidente della Provincia di Pescara a capo del comitato organizzatore di Pescara 2027 e su altri temi, momento clou è stato quando Masci ha ridotto in coriandoli una missiva al presidente, per poi andar via furente.

Missiva nella quale si chiedeva appunto un rinvio della fusione ad inizio 2028, sulla base di una relazione tecnica commissionata da Masci al responsabile del direttore generale del Comune Fabio Zuccarini, in cui si spiega che visti i ritardi con cui si è proceduto all’accorpamento dei vari servizi, e le tante criticità organizzative e finanziarie, sarebbe un salto nel buio rispettare la tempistica del gennaio prossimo.

In punto è però che Marsilio evidentemente la pensa diversamente, e sarebbe del resto complicato motivare una nuova proroga rispetto ad un termine stabilito ben tre anni fa, con una legge firmata da Sospiri e su cui anche Marsilio ci ha messo la faccia, tenuto conto che la fusione porta con sé 10 milioni di euro l’anno per 10 anni di incentivi, previsti dalla norma nazionale, che si aggiungono ai 5 milioni di euro  già stanziati dalla Regione nel 2023.

Il presidente sarebbe disposto semmai a concedere una breve proroga, di mesi, magari nominando subito commissari ad acta per dare finalmente una accelerata alle propedeutiche unificazioni dei vari servizi.

LA QUIETE DOPO LA TEMPESTA

Poi sulle pagine del quotidiano Il Centro entrambi i contendenti hanno gettato acqua sul fuoco.

Marsilio si è scatenato in un attacco frontale ad articoli che “si fondano su indiscrezioni giornalistiche che sconfinano facilmente nel pettegolezzo”, ha espresso “disprezzo” e “disistima” per “gli ominicchi che così si comportano, chissà perché gongolanti di recitare la parte della gola profonda”, e infine ha tessuto le lodi di Masci, “il migliore sindaco che Pescara potesse sperare di avere in questi anni”. Lo stesso Masci che Marsilio aveva accusato di essere un “doppiogiochista”, e di volersi fregiare di  “pennacchi” o secondo altri testimoni, di “medagliette”.

Sempre sul quotidiano Il Centro, Masci, sbollita la rabbia, ha condiviso “il disprezzo per le gole profonde e gli ominicchi della domenica, che confondono la passione per le cose da fare con l’avanspettacolo da rotocalco”. Ha ammesso che sì, “con l’amico Marco, in occasione dell’ultima riunione, “ci sono state divergenze di vedute, certamente superabili”. Sottolineando che lui e Marsilio sono “gemelli del gol”, contraddistinti da “una grande unione personale, politica e umana”.

MASCI “PESCE IN BARILE”

Da entrambi nessuna menzione al tema vero in gioco, la Nuova Pescara.

Masci, riavvolgendo il nastro, inizialmente è stato un grande fautore della fusione, mentre a Montesilvano e Spoltore si sono da sempre registrate forti resistenze, temendo, scenario non peregrino, che le loro città sarebbero state fagocitate dalla più grande Pescara, che da sola con 118.o00 abitanti supera di gran lunga Montesilvano, 53.000 abitanti, e Spoltore, 19.000.

Ora però Masci ha cambiato idea, volendo tenersi stretta la poltrona da sindaco per un altro anno, consapevole che difficilmente potrà ambire ad essere il sindaco della Nuova Pescara, inverando lo scenario della “fagocitazione” della città più grande rispetto alle altre due.

Ma gli si rimprovera di mandare avanti gli altri due colleghi sindaci, restando dietro le quinte e facendo un po’ il pesce in barile pubblicamente.

LA FUSIONE NON S’HA DA FARE

In tal senso ultima clamorosa offensiva è stato il tentativo di ripetere il referendum, promosso da Montesilvano e di Spoltore, e non certo da Masci, che si sarebbe dovuto celebrare a giugno, ma ad annullare tutto è stato il Tar, su ricorso del comitato Nuova Pescara, argomentando in buona sostanza che non può essere gettato nel cestino il referendum del 2014, al quale hanno partecipato oltre 111 mila cittadini dei tre Comuni coinvolti, di cui  64.909 hanno espresso parere favorevole alla fusione, rispetto ai 36.741 voti contrari.

Il tema vero, insomma, per qualcuno “il segreto di Pulcinella” è che in tutti e tre i comuni, nessuno dei sindaci vuole andare a casa prima del tempo, visto che in tutti e tre i casi si tornerà a votare nel 2029, come pure nessun assessore vuole perdere la poltrona da svariate migliaia di euro al mese, e aggiungiamoci pure l’arroccamento negli attuali cda, negli staff e in tutta la costellazione del sottogoverno.

Postazioni di potere e altrettanti stipendi che nella nuova Pescara, con un solo sindaco, una sola Giunta e un solo Consiglio, enti e agenzie accorpate, saranno drasticamente ridotti, essendo del resto questa la vera finalità delle fusioni incentivate dal governo nazionale per garantire maggiore efficienza a costi minori.

I CALCOLI DI SOSPIRI, PAGANO E TESTA

Vediamo ora dietro le quinte i big che vedono con favore un ulteriore rinvio, alla luce della loro carriera politica, ma guardandosi bene dall’esporsi.

Sospiri ha firmato la legge del 2023, e in aula nel novembre scorso ha ribadito chiaro e tondo, rispondendo agli attacchi di Erika Alessandrini, del M5s: “La fusione non è in discussione, il voto democratico va comunque rispettato, anche se ci sono tanti problemi a raggiungere questo obiettivo. Quindi non facciamoci la testa se ci vuole un mese di più, due mesi di più. La domanda è ‘si fa o non si fa la fusione? E la risposta è che si farà, perché nessuno di noi firmerà mai in quest’aula un provvedimento che interromperà il processo di fusione. Non accadrà mai o non accadrà fin quando ci sono io. Dovrei smentire me stesso, il primo a perdere la faccia sarei io,  visto che la legge porta la mia firma”.

Va però considerato ora che Sospiri sarà candidato di Forza Italia alle Politiche, che potrebbero essere anche anticipate ad aprile dell’anno prossimo, rispetto alla scadenza della legislatura del centrodestra di Giorgia Meloni ad ottobre 2027. La sua elezione però non è scontata, e rischia di fallire, ultimi sondaggi alla mano, con Fi all’8%, come già avvenuto nelle politiche dell’autunno 2022. E allora spostare il termine della fusione al 2028, e anche oltre, potrebbe dare la possibilità a Sospiri di correre come sindaco. C’è chi vede la conferma di questa legittima ambizione, per un politico di grande esperienza e che gode di un solido consenso elettorale, la sua intenzione di spostarsi in Regione dalla Presidenza del Consiglio alla Giunta, perché divenendo assessore potrebbe essere “surrogato” in aula dal primo dei non eletti, per una manciata di voti, Paolo Cilli, che è assessore comunale di Montesilvano e uomo forte del partito dell’area pescarese. E questo rafforzerebbe, si ragiona, una eventuale candidatura a sindaco di Sospiri.

Ragionamento simile può essere fatto anche per Pagano, che considera certa la sua rielezione in parlamento, dopo essere rimasto in sella come segretario regionale respingendo l’offensiva di Sospiri e dell’assessore regionale aquilano Roberto Santangelo, carica che detiene dal 2014. Per l’abile politico pescarese, visto anche il quadro politico nazionale molto confuso, sempre meglio è tenersi aperte altre porte, per concludere, perché no, la sua lunga carriera con la fascia tricolore nella sua città.

Ambisce a diventare sindaco anche Guerino Testa, deputato di Fdi. Ci aveva provato anche nel 2014, sempre nella sua Pescara, ma poi candidato per il centrodestra è stato il forzista Luigi Albore Mascia.

A Montesilvano invece c’è l’ambizione dello stesso De Martinis, magari in quota Fdi, se proprio la fusione sarà impossibile da affondare, e anche lui dopo la batosta del referendum annullato dal Tar, ha detto più volte che rispettare il termine del primo gennaio è oramai impossibile, non ci sono i tempi tecnici, ben venga insomma un rinvio, il più a ridosso possibile però del termine della consiliatura. “Colgo l’occasione per ringraziare quanti, attraverso le dichiarazioni di Fratelli d’Italia, hanno fatto il mio nome come possibile futuro sindaco della Nuova Pescara. Sono onorato di essere individuato come potenziale punto di riferimento per questa grande sfida amministrativa”, ha dichiarato De Martinis.