Martedì, 4 Agosto 2026 Nazionali

Plastica, la raccolta si ferma in più territori: è crisi nazionale della filiera

Dalla Sardegna alla Puglia, criticità segnalate in diverse regioni. Plastic Free: ridurre a monte gli imballaggi è l’unica risposta strutturale

Dalla Sardegna alla Puglia, fino alle criticità segnalate in Sicilia, nelle Marche, in Veneto e in Emilia-Romagna, la crisi della filiera del riciclo della plastica sta già provocando sospensioni, limitazioni e rischi concreti per la continuità della raccolta differenziata. In diversi territori, i centri di conferimento e selezione stanno raggiungendo i limiti autorizzati di stoccaggio perché il materiale raccolto non viene trasferito con sufficiente regolarità agli impianti di riciclo. Quelli che potrebbero apparire come episodi locali sono, in realtà, le conseguenze di una difficoltà nazionale: si restringono gli sbocchi per le plastiche riciclate, diminuisce la capacità di trattamento e aumentano le quantità accumulate negli impianti intermedi.

Una situazione che, secondo Plastic Free Onlus, organizzazione di volontariato impegnata dal 2019 nel contrasto all’inquinamento da plastica, rende evidenti i limiti di un modello di produzione e consumo ancora fondato sull’uso eccessivo, e spesso inutile, della plastica nei prodotti e negli imballaggi. Quantità sempre maggiori vengono immesse sul mercato, ben oltre la capacità del sistema di raccoglierle, trattarle e trasformarle effettivamente in nuova materia.

“La raccolta degli imballaggi in plastica si sta fermando in territori diversi e distanti tra loro perché il sistema a valle non riesce più ad assorbire regolarmente tutto il materiale conferito – dichiara Luca De Gaetano, fondatore e presidente di Plastic Free Onlus –. Quanto sta accadendo non può essere considerato una successione di incidenti occasionali: è il segnale evidente di una filiera sottoposta a una pressione ormai difficilmente sostenibile. Per anni l’Italia è stata raccontata come un Paese particolarmente virtuoso, ma troppo spesso nel dibattito pubblico si sovrappongono raccolta differenziata, recupero ed effettivo riciclo – prosegue De Gaetano –. Una parte consistente della plastica immessa sul mercato non viene intercettata dalla raccolta differenziata, perché finisce nell’indifferenziato o viene dispersa nell’ambiente. Sul totale degli imballaggi in plastica immessi al consumo, a malapena la metà viene effettivamente riciclata. Conferire correttamente un imballaggio è fondamentale, ma non garantisce che quel materiale torni sul mercato come nuova materia”.

La crisi non riguarda soltanto la logistica e gli spazi di stoccaggio, ma la stessa capacità industriale della filiera. Negli ultimi anni in Europa sono stati chiusi 45 impianti di riciclo; in Italia due risultano già fermi e altri due sono destinati a interventi di ammodernamento. Le maggiori difficoltà interessano soprattutto le frazioni plastiche di minore valore e gli imballaggi più complessi da riciclare, che faticano a trovare destinazioni economicamente sostenibili. A pesare sono anche gli elevati costi energetici e produttivi, la concorrenza della plastica vergine e l’ingresso di materiali a basso prezzo provenienti dai Paesi extraeuropei.

“Il riciclo è indispensabile, ma non può assorbire quantità sempre crescenti di plastica – sottolinea il presidente di Plastic Free –. Continuare a produrre e immettere sul mercato sempre più imballaggi, affidando al riciclo il compito di risolvere tutto a valle, è un modello che sta mostrando tutti i suoi limiti. Quando diminuiscono gli impianti, si restringe il mercato della materia riciclata e si riempiono gli stoccaggi, la crisi risale inevitabilmente la filiera fino a mettere a rischio la raccolta nei Comuni”.

Per Plastic Free, la risposta strutturale deve partire dalla prevenzione: ridurre a monte gli imballaggi inutili e superflui, favorire sistemi di riuso e ripensare la progettazione dei prodotti affinché siano realmente riciclabili e capaci di incorporare materia riciclata.

“Non possiamo continuare ad aumentare la quantità di plastica immessa sul mercato e pensare che basti differenziarla per risolvere il problema – aggiunge De Gaetano –. La riduzione deve avvenire prima che l’imballaggio diventi un rifiuto. Ai cittadini chiediamo di continuare a effettuare correttamente la raccolta differenziata e di seguire le indicazioni dei propri Comuni, ma serve contemporaneamente un cambiamento profondo nei modelli di produzione e consumo”.

Plastic Free promuove percorsi di sensibilizzazione rivolti a cittadini e studenti e coinvolge istituzioni e imprese in progetti orientati alla riduzione della plastica monouso e degli imballaggi superflui.

“Le scelte dei consumatori possono orientare il mercato – conclude De Gaetano –. Privilegiare prodotti sfusi, riutilizzabili o privi di imballaggi in plastica significa inviare un segnale preciso alle aziende e spingerle a ripensare il modo in cui confezionano e presentano i propri prodotti. Parallelamente coinvolgiamo le imprese in percorsi concreti di cambiamento. Solo diminuendo la plastica immessa sul mercato possiamo affrontare davvero il problema alla radice”.