Domenica, 2 Agosto 2026 VasteseIl monito di Nanni: "Non si può continuare a produrre morte, serve il coraggio di cambiare"Sull'ultima tragedia di Casalbordino il sindacalista invita a riflettere«Oggi non parlo come sindacalista, ma come cittadino di Casalbordino e, soprattutto, come uomo». È un intervento che va oltre i ruoli istituzionali quello di Amedeo Nanni, che dopo l’ennesima tragedia avvenuta nella polveriera del territorio lancia un appello affinché si apra finalmente una riflessione sul futuro dello stabilimento e sulla sicurezza dei lavoratori. Nanni chiarisce fin dall’inizio che il settore della polveriera non rientra nelle competenze della categoria sindacale che rappresenta, quella dei metalmeccanici, ma sottolinea come esistano momenti nei quali «il silenzio diventa complicità» e non sia più possibile restare in disparte. Nel suo intervento richiama le parole pronunciate dal parroco don Silvio Santovito durante i funerali delle vittime, ricordando la domanda che ha colpito l’intera comunità: «Quanto vale una vita?». Per Nanni non si tratta di accuse rivolte contro qualcuno, ma di «parole a favore della vita», nate dall’esperienza di chi ha dovuto accompagnare nel dolore vedove, figli e genitori distrutti dalle tragedie. L’ex amministratore ricorda come già nel 2012 fosse stato avviato un confronto sulla sicurezza e sul futuro della polveriera, con proposte che avrebbero potuto evitare il ripetersi di simili incidenti. Un percorso che, secondo Nanni, si sarebbe però arenato di fronte agli interessi economici, alle strategie legali e a una politica incapace di assumere decisioni coraggiose. «Quattordici anni dopo siamo ancora qui – afferma – ancora a piangere lavoratori, ancora a celebrare funerali». Per questo, sostiene, non è più possibile parlare di fatalità. «Quando in pochi anni una fabbrica conta tre gravissimi incidenti e sette lavoratori perdono la vita, non siamo più davanti a una tragica coincidenza, ma a una questione che riguarda tutti: istituzioni, politica, impresa e società civile». Nanni evidenzia come Casalbordino non possa continuare a essere identificata come il luogo delle morti sul lavoro. Il territorio, afferma, ha bisogno di sviluppo e occupazione, ma non può convivere con un modello produttivo che continua a generare lutti e sofferenza. Nel suo intervento ribadisce anche il rispetto verso i lavoratori della fabbrica, definiti «le prime vittime» di questa situazione. «Nessuno vuole lasciare senza lavoro centinaia di famiglie – osserva – ma proprio perché il lavoro è un diritto costituzionale deve essere sicuro, dignitoso e orientato alla vita, mai alla morte». Secondo Nanni la questione non è ideologica, bensì di civiltà. «Un territorio che vive di turismo, agricoltura, ambiente e qualità della vita – sostiene – non può continuare a portare sulle proprie spalle il peso di una produzione che, oltre a essere legata alla guerra, ha già pagato un tributo di sangue insopportabile». Il suo appello finale è rivolto a tutti gli attori coinvolti: politica, istituzioni, impresa e società civile. «Se questa tragedia non riuscirà nemmeno stavolta a cambiare le cose – conclude – avremo tutti una responsabilità morale che nessuna sentenza potrà mai cancellare. La vita umana non è una variabile economica. Non è un costo da mettere a bilancio. Non è un rischio da calcolare. Vale infinitamente di più». |
