Sabato, 27 Giugno 2026 AbruzzoNel Cdx abruzzese resta la fronda per la nuova legge elettorale caldeggiata da MarsilioProssimo step, anche se non c’è ancora l’ufficialità, sarà il ritorno il 9 luglio in commissione speciale StatutoProssimo step, anche se non c’è ancora l’ufficialità, sarà il ritorno il 9 luglio in commissione speciale Statuto, presieduta da Daniele D’Amario di Forza Italia, sottosegretario di Giunta, la madre di tutte le riforme del governo di Marco Marsilio, di Fdi: la nuova legge elettorale, che ha come piatto forte il collegio unico regionale, al posto degli attuali quattro su base provinciale, seppure con correttivi, e le tre preferenze esprimibili al posto di due, ed anche, novità allo studio, un potenziamento delle cosiddette “quote rosa”. Alla quale è stata collegata, finora, come pacchetto unico, l’allargamento della Giunta da 6 a 9 assessori. Il tempo passa, ma permangono le forti resistenze, e non solo da parte delle opposizioni, pronte alle barricate, ma anche dentro la maggioranza di centrodestra. Fronda capitanata dal presidente della quinta commissione Sanità, il teramano Paolo Gatti, di Fdi, assieme al consigliere di Marsilio presidente, Gianpaolo Lugini, alla consigliera della Lega, Carla Mannetti, e ancora a Maria Assunta Rossi e Antonio Prospero, di Fdi, ed anche, seppur più defilato D’Amario. Quanto basta per far saltare tutto, facendo fronte comune con l’opposizione, con buona pace del rimpasto, usato come contropartita da Marsilio, in un pacchetto unico con su scritto, “o tutto o niente, o prendere o lasciare”. Come già scritto da questa testata, Marsilio, preso atto dei numeri, si sarebbe convinto ad un passo di lato, approvare sì la riforma, magari riveduta e corretta, ma rinviare l’entrata in vigore alla prossima legislatura, andando cioè a votare nel 2029 con la legge attuale. Lo scoglio, nonostante i correttivi allo studio, è che la nuova legge elettorale rischia di penalizzare con il collegio unico le meno popolate aree interne, rispetto la più popolosa costa adriatica, rendendo inoltre più costose le campagne elettorali da svolgere su tutto il territorio regionale. E questo vale anche per più di un consigliere di maggioranza che punta alla riconferma e che ha i suoi bacini elettorali nelle aree interne, come pure, ad esempio a sindaci di piccoli comuni montani già pronti ad scendere in campo. Tenuto conto, altro argomento brandito, che fare una campagna elettorale in tutto l’Abruzzo, e non solo nella propria provincia, ha costi notevolmente superiori, che non tutti si possono permettere. Non convince uno dei correttivi proposti, con 22 consiglieri su 30 che provengono dal collegio unico mentre solo successivamente, attraverso il sistema dei quozienti, i restanti 8 eletti dalle circoscrizioni provinciali. C’è poi la questione delle tre preferenze, che devono rispettare la parità di genere, ovvero due uomini e una donna, oppure due donne e un uomo. Ma come argomentato dal consigliere regionale dei Pd, Pierpaolo Pietrucci, questo non farà altro che favorire ancor di più i candidati maschi. “Vale a dire, senza ipocrisia, annullare o ridurre al lumicino la rappresentanza femminile in Consiglio regionale. Alla faccia delle Pari Opportunità, pure queste sbandierate dalla destra centro, ma non calate nella realtà civile e politica”, ha tuonato. Ma come detto questo vulnus viene ora fatto oggetto di possibili modifiche. Tra le novità della nuova stesura, l’introduzione del secondo turno di ballottaggio, nel caso in cui nessuno superi la soglia del 40%, e ci sarebbe però un premio di maggioranza a chi vince pari al 60% dei seggi.
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