Domenica, 14 Giugno 2026 AbruzzoNatalino Irti: Cacciari ricorda il giurista avezzanese"Il diritto come argine contro il caos"“Un pensatore sulla soglia tra due epoche”. Così Massimo Cacciari ricorda Natalino Irti sulle pagine de Il Messaggero, a pochi giorni dalla scomparsa del grande giurista avezzanese, morto a Roma l’11 giugno all’età di 90 anni. Nel suo intervento, il filosofo veneziano ripercorre alcuni dei temi centrali della riflessione irtiana: la crisi della sovranità statale, il rapporto tra diritto, tecnica ed economia, il ruolo delle norme in una società attraversata da trasformazioni sempre più rapide e globali. Nato ad Avezzano (L’Aquila) il 5 aprile 1936, Irti è stato uno dei più autorevoli giuristi italiani del secondo Novecento. Laureatosi in Giurisprudenza all’Università La Sapienza di Roma, dove avrebbe poi insegnato per gran parte della sua carriera fino a diventare professore emerito di Diritto civile, è stato accademico dei Lincei e presidente emerito dell’Istituto italiano per gli Studi storici. La sua attività scientifica ha attraversato oltre mezzo secolo di storia italiana, contribuendo in modo significativo al dibattito sul diritto civile, sull’evoluzione degli ordinamenti giuridici e sul rapporto tra diritto ed economia. Autore di opere che hanno segnato il pensiero giuridico contemporaneo, tra cui L’età della decodificazione e Nichilismo giuridico, Irti ha sviluppato una riflessione originale sulle conseguenze della globalizzazione e sull’indebolimento delle tradizionali forme della sovranità statale. Particolarmente rilevante è stato anche il suo dialogo con il filosofo Emanuele Severino sui temi della tecnica, del diritto e del destino della modernità. Nel ricordo di Cacciari emerge il profilo di uno studioso che ha saputo interrogare con rigore le trasformazioni del proprio tempo, senza cedere né alla nostalgia per gli assetti del passato né all’accettazione acritica dei nuovi equilibri imposti dall’economia globale e dall’innovazione tecnologica. Al centro del pensiero di Irti resta la difesa della “forma” del diritto. In un mondo caratterizzato da interessi spesso contrapposti e da poteri che superano i confini degli Stati nazionali, la norma giuridica continua a rappresentare uno strumento indispensabile per regolare i conflitti e garantire la convivenza civile. Il diritto, in questa prospettiva, non promette soluzioni definitive ai problemi della società, ma costituisce un presidio contro l’arbitrio. È proprio questa funzione ordinatrice, secondo l’interpretazione richiamata da Cacciari, a rappresentare uno degli aspetti più attuali dell’eredità intellettuale lasciata dal giurista marsicano. Nel testo pubblicato da Il Messaggero trova spazio anche il richiamo ad Antigone, figura simbolica del conflitto tra legge e coscienza, tra l’obbedienza alle norme e il richiamo a principi ritenuti superiori. “In ogni momento può suonare l’ora di Antigone”, scrive Cacciari, evocando una tensione che attraversa da sempre la storia del diritto e che Irti ha più volte affrontato nelle sue riflessioni. L’omaggio del filosofo restituisce così l’immagine di un intellettuale capace di leggere la complessità della modernità senza semplificazioni, lasciando un patrimonio di studi e di idee che continua a interrogare il rapporto tra diritto, libertà e società. Un’eredità culturale che conserva un significato particolare anche per la sua città natale, Avezzano, che ha dato i natali a uno dei protagonisti più autorevoli della cultura giuridica italiana. |
