Venerdì, 5 Giugno 2026 Abruzzo

Forza Italia: l'Abruzzo diventa un caso nazionale

Pagano vince ancora ma senza voti, mistero la resa di Sospiri & Co.

Alla fine ha vinto il deputato e presidente della Commissione Affari costituzionale, il 69enne Nazario Pagano, segretario uscente e in carica in Abruzzo dal 2013, unico candidato al congresso del 13 giugno.

Altro che rinnovamento. E meno male che il congresso avrebbe dovuto inaugurare per Forza Italia, partito moderato, la stagione degli eletti nei territori e non più delle decisioni prese da Arcore e calate dall’alto.

A nulla sono valsi le liti, le urla e gli stracci, molto sporchi, che sono volati via. Per giorni.

Dopo 13 anni rivince Pagano, vero cultore delle relazioni a Roma e quindi da sempre vicino al potere e a chi conta, non solo forzista, e su tutto il fronte visto che incassa anche la ricandidatura in un posto blindato alle Politiche del 2027. L’unico tra i big.

E tutto si farà il 13 giugno, giorno del congresso unitario, a Pescara. ll resto delle attese decisioni alle Politiche del prossimo anno è rinviato ai prossimi mesi con i suoi colleghi, big come lui, che dovranno aspettare.

Ma il partito e la squadra, che Pagano forse non ha mai considerato abbastanza date le accuse, ormai strutturali, di accentramento di potere e di incapacità a condividere, ne escono con le ossa rotte. A livello politico e di immagine. E con un futuro nebuloso davanti.

I fatti, o meglio i fattacci, di questi giorni rischiano di demotivare soprattutto gli sfidanti delle altre due correnti, quella del 50enne pescarese presidente del Consiglio regionale, Lorenzo Sospiri, al quarto mandato all’Emiciclo, e del 45enne assessore regionale alla Cultura e Sociale e presidente del Consiglio comunale dell’Aquila, Roberto Santangelo, arrivato in Forza Italia nel 2023. E la corrente che fa capo a Filippo Piccone, 64enne imprenditore, ex consigliere regionale, coordinatore degli azzurri, parlamentare, e già sindaco della sua Celano.

E in tal modo di far diventare gli azzurri in Abruzzo un partito normale e non il partito che ha conquistato più del doppio della media nazionale, viaggiando oggi tra il 14% e il 16%, rispetto al 7% circa in Italia. A partire dalle Politiche del prossimo anno.

E le avvisaglie ci sono: è vero che a Chieti c’è stato un buon risultato al primo turno delle comunali di 24 e 25 maggio con Forza Italia che ha preso il 14,2% in appoggio al candidato sindaco Cristiano Sicari, scelto proprio dal padre padrone Pagano, che andrà domenica e lunedì contro Giovanni Legnini, del centrosinistra. Ad Avezzano le cose non sono andate affatto bene con il 5,7% in appoggio all’ex questore Alessio Cesareo, battuto pesantemente al primo turno dal sindaco uscente civico Giovanni Di Pangrazio.

Ne esce sconfitta la corrente di maggioranza (in quanto a tessere), quella guidata da Sospiri e e da Santangelo, e con loro dal 54enne dal capogruppo di Fi in Consiglio regionale, il teramano Emiliano Di Matteo, e dalla consigliera regionale di Sulmona, la 57enne Antonietta La Porta, che insieme hanno totalizzato 25.893 voti alle regionali del marzo 2024.

Servirà a poco il bilanciamento, cioè il vice coordinamento vicario a Santangelo, soprattutto senza la rassicurazione che il prossimo anno Pagano se ne andrà. Infatti, il deputato lo ha detto davanti al leader nazionale Antonio Tajani, vicepremier e ministro degli Esteri, ma lo aveva già detto nell’agosto del 2022 prima delle politiche, promessa che poi l’avvocato pescarese ha disatteso.

In questa vicenda ci sono molti punti da chiarire sul perché Sospiri e soci si siano seduti ieri a Roma davanti a Tajani convinti ad andare al voto per spodestare il capo, forti del controllo della grande maggioranza delle circa 15mila tessere, per poi firmare un documento che ha il sapore della resa.

E forse nessuno li verrà a sapere tutti. Certo che a contare sono stati anche la presenza e il pensiero del leader nazionale. A contare, la solita fortuna del momento che spesso “salva” Pagano con situazioni sopravvenute, cioè la centralità della prestigiosa Commissione Affari costituzionali nel momento in cu dovrà occuparsi della pesantissima riforma della legge elettorale, considerata dal governo di Giorgia Meloni uno degli strumenti che potrebbe portare il centrodestra a primeggiare ancora il prossimo anno disinnescando il ritorno delle opposizioni di centrosinistra rianimate dal fallimento del referendum sulla giustizia.

Commissione che per la verità il riconfermato coordinatore ha gestito con brillantezza e capacità.

E Tajani avrebbe spinto per l’unitarietà in particolare per non ‘tagliare la faccia’ e indebolire Pagano che a Roma per questo e per la sua capacità relazionale è comunque considerato un big.

Ma non c’è dubbio che per vincere questa battaglia il 69enne padre padrone di Forza Italia in Abruzzo si sia giocato tutto. Come fosse la partita della vita. Si è giocato quello che aveva e, soprattutto che non aveva.

Politicamente il potere di Pagano, che si narra sia blindato dal volere della famiglia Berlusconi, si basa sui risultati di Fi in Abruzzo: a Roma urbi et orbi ha “venduto” bene il fatto che la Regione è la seconda più performante d’Italia, dopo la Calabria.

A Roma ha “venduto” anche il fatto che grazie alla sua abilità strategica dai tavoli  delle trattative per cariche, assessorati e strapuntini vari, l’avvocato pescarese ha sempre ottenuto più delle percentuali ottenute dal suo partito.

Ma c’è un particolare che sfugge, forse a Roma ma non in Abruzzo: i voti sono di altri, sono di coloro che lavorano ed amministrano ogni giorni battendo il territorio dove si sono candidati e hanno vinto le elezioni da anni.

I voti sono delle correnti, soprattutto di Sospiri e soci. E questo assume un valore ancora più impattante considerando i non eccezionali risultati in ordine di consenso nelle ultime competizioni a cui ha partecipato il nostro, del 2008, con 7.140 preferenze.

Insomma, la realtà che emerge dalle grandi manovre di questi giorni è un’altra, ed è quasi un caso di studio: Pagano ha incassato tutto, agli sfidanti per il rinnovamento ancora una volta, dopo 13 anni, un ulteriore due di picche.
E l’epilogo resta un mistero per iscritti, simpatizzanti e cittadini elettori. Perché non c’è stato un congresso democratico con due o tre liste in corsa? E perché coloro che avevano annunciato battaglia fino a ieri mattina hanno fatto una marcia indietro, anzi una inversione ad U, improvvisa, che sa di ritirata?
Tutto ciò mentre ieri sera il presidente della commissione Affari costituzionali, intascata la vittoria, è apparso raggiante nell’evento mondano di Extra, l’associazione degli abruzzesi a Roma, manco a dirlo al fianco di Tajani. (b.s.)

Pubblicato da Abruzzoweb