Mercoledì, 27 Maggio 2026 AbruzzoDecisa la gestione pubblica dell'acqua in AbruzzoApprovata la riforma, rinvio sulla decisione del numero dei gestoriDopo circa quattro ore di discussione, anche molto tesa tra la maggioranza di centrodestra e le opposizioni di centrosinistra, che hanno presentato e poi ritirato una cinquantina di emendamenti per via di un accordo dell’ultima ora, il Consiglio regionale, riunito all’Aquila, in serata ha approvato l’attesa riforma del ciclo idrico integrato basata sul valore pubblico dell’acqua. A licenziare il provvedimento necessario alla luce della entrata in vigore delle gare per la gestione del sevizio che vedrà in campo i privati, la maggioranza ed alcuni esponenti della minoranza, tra cui Azione. Voto favorevole dei presenti e l’astensione dei soli consiglieri, Luciano D’Amico (Gruppo misto), Francesco Taglieri ed Erika Alessandrini (M5S). L’assemblea non ha deciso quante saranno le società pubbliche di gestione che attualmente sono sei. A tale proposito, il nuovo assetto sarà incentrato sull’azienda unica o al massimo due: sarà stabilito dopo che entro tre mesi, l’Ersi (Ente regionale sistema idrico) e le commissioni consiliari competenti avranno espresso la loro posizione con relazioni approfondite. Quindi l’Assemblea ha rinviato la riforma a tempi migliori visto la grande confusione: ed in effetti proprio il rinvio ha sbloccato una situazione molto conflittuale con i due poli molto divisi in varie correnti di pensiero e posizioni individuali. Più spaccato il centrosinistra con il capo della coalizione Patto per l’Abruzzo, Luciano D’Amico, accusato di essersi accordato con il presidente, Marco Marsilio, di FdI, per un unico gestore. A coniare la trovata il presidente del Consiglio regionale, Lorenzo Sospiri, di Fi, che ha avuto anche la convergenza di alcuni esponenti della minoranza. A quel punto, sono rientrati gli emendamenti ostruzionistici ed è stata approvata la legge a maggioranza. Anche nel centrodestra ci sono stati sacrifici: ad esempio, il consigliere di FdI Paolo Gatti, teramano, ha dovuto ritirare un emendamento che prevedeva un assetto con due aziende, una Chieti-Pescara e una L’Aquila-Teramo. Sul fronte teramano molto critico il congliere del Pd Sandro Mariani, anche lui di Teramo, uscito dall’aula, e l’atro dem Dino Pepe. Alla fine, però, è prevalsa la soddisfazione per aver trovato una via di uscita per riflettere ancora, avendo però confermato la gestione pubblica dell’acqua e, come ha sottolineato Marsilio, la valorizzazione del volere dei sindaci del territorio abruzzese. Marsilio ha sottolineato anche che si tratta dell’ennesima riforma attesa da anni che ha varato il centrodestra. Il Consiglio è stato riconvocato per giovedì 11 giugno alle ore 11. “Abbiamo approvato una legge di importanza storica: una riforma strategica e fondamentale che va a dare certezza ad un ambito così delicato come la gestione dell’acqua”, le prime parole pronunciate dal presidente del Consiglio regionale, Lorenzo Sospiri, dopo l’esito favorevole del voto. Una proposta nata dall’iniziativa dello stesso Sospiri e dalla vice presidente, Marianna Scoccia, che ha espresso “grande soddisfazione””, evidenziando le ragioni strutturali ed economiche alla base della nuova legge. “L’acqua, che è sempre stata e resterà comunque di proprietà pubblica – ha aggiunto Sospiri – sarà di nuovo gestita in house, però da società pubbliche detenute dai Comuni. Scenderemo da sei ambiti a massimo a due. Saremo molto più forti come società e ottimizzeremo i costi di gestione, lasciando la tariffa pressoché invariata e servirà prevalentemente per garantire i tanti investimenti che servono per ridurre le perdite e per portare con nuove condotte l’acqua dove in alcuni periodi dell’anno questa non c’è”. “Sono soddisfatto di un lavoro intenso che è durato un anno, – ha concluso il Presidente del Consiglio – fatto di grandi condivisioni, di grandi confronti, che ha portato, alla fine, all’approvazione della norma che avevamo originariamente presentato”. La nuova norma “si propone l’obiettivo di incrementare l’efficienza del servizio idrico integrato regionale mediante una riduzione degli attuali sub ambiti in cui risulta suddiviso l’Ambito Territoriale Unico Regionale, ai fini della gestione del servizio idrico”. La gestione del servizio idrico rimarrà pubblica e gli eventuali sub ambiti saranno “definiti dalla Giunta regionale su proposta dell’Ersi”. L’Ente regionale del servizio idrico, secondo il calendario dettato dalla norma, si dovrà esprimere entro 30 giorni dall’entra in vigore della legge, “predisponendo uno studio in ordine alla fattibilità di suddivisione o meno dell’ATUR, Ambito Territoriale Unico Regionale, in sub ambiti territoriali per il conseguimento delle finalità e sulla base dei parametri quali efficienza, efficacia ed economicità della gestione; equa ripartizione delle fonti di approvvigionamento idrico e ottimizzazione della qualità del servizi”. La Giunta regionale, sulla base dello studio Ersi, e dopo aver acquisito il parere obbligatorio delle commissioni consiliari competenti in materia, da rendere entro e non oltre 15 giorni dalla ricezione della proposta, delibera confermando l’Atur o individuando i sub-ambiti territoriali eventualmente proposti. La norma prevede, inoltre, la tutela dei livelli occupazionali degli attuali gestori, in virtù delle “Disposizioni in materia di tutela dei livelli occupazionali nel territorio regionale” (L.R. 27/2017). L’Assemblea dei Sindaci (ASSI), sarà costituita all’interno dei sub ambiti eventualmente individuati, o nell’Ambito unico e sarà presieduta e convocata dal Sindaco del Comune con il maggior numero di abitanti oppure, in caso di Ambito unico, dal presidente della Regione, ed entro trenta giorni delibererà il proprio Regolamento per il funzionamento dell’ASSI. Si prevede inoltre, per i piccoli Comuni, capacità di voto ponderato in modo da garantire una giusta rappresentanza a tutte le comunità. La riforma si concretizzerà alla scadenza della concessione dei contratti in corso, a partire dal 1° gennaio 2032. |
