Mercoledì, 27 Maggio 2026 Abruzzo

Cocaina dall'Albania all'Aquila: 25 arresti e 12 indagati

Smerciate 3.200 dosi a 100 consumatori abituali

Venticinque persone in carcere, divieto di soggiornare in Abruzzo per altre undici a fronte di 40 indagati complessivi, tutti albanesi ed eccezione di un italiano. Al vaglio la posizione di un minorenne. Questo il bilancio di una maxi operazione contro lo spaccio di cocaina nell’Aquilano, circa (100 gli assuntori di diverse estrazioni sociali) che ha disarticolato una organizzazione malavitosa con centro in Albania e ramificazioni in Abruzzo ma anche in Toscana e Veneto. L’operazione è stata denominata “Coca delivery”.

Sono 135 i capi di imputazione contestati agli indagati, che in tutto sono 40 compresi gli arrestati, cui è stato sequestrato nel corso della indagine durata due anni, un chilo di cocaina per un valore di 125 mila euro e 3200 dosi smerciate. Tra i luoghi di spaccio la vasta frazione aquilana di Sassa ma anche l’area del vicino comune di Montereale.

Gli esiti di questa inchiesta sono stati riferiti in una conferenza stampa nella caserma  del comando provinciale dei carabinieri alla presenza del procuratore della Repubblica Antimafia, Alberto Sgambati, della sostituta Roberta D’Avolio, del comandante provinciale dei carabinieri Salvatore Del Campo e del maggiore Massimo Canale elogiato da Sgambati per il suo lavoro.

La tecnica adoperata dalla gang, ora disarticolata, era stata già annunciata mesi fa dal giudice per le indagini preliminari, Marco Billi, lo stesso che ha firmato gli arresti, il quale tramite Abruzzoweb, aveva lanciato l’allarme:  “L’attività di spaccio di stupefacenti”,  ebbe a dire, “attualmente, avviene con dinamiche che si ripetono con significativa costanza: dall’Albania vengono fatti accorrere in Italia soggetti incensurati che, senza prendere contatto personale con i fornitori di stupefacente, ricevono indicazioni su dove reperire automobili a noleggio, dove recuperare lo stupefacente e dove consegnarlo. Il tutto facendo affidamento sulla condizione di incensuratezza”.

“Sono tutti albanesi ad eccezione di un italiano”, ha detto Sgambati, “questa associazione operava in Abruzzo e principalmente all’Aquila ma anche in altre regioni. L’indagine parte nel 2024 con sequestri di droga, intercettazioni, arresti in flagranza per lo spaccio di cocaina. E’ emerso che si trattava di ben tre sodalizi criminali collegati soprattutto con una struttura in Albania che provvedeva al rifornimento e al trasporto in Italia”.

Sgambati ha mandato un messaggio agli aquilani: “Sappiate che la Procura della Repubblica c’è, le forze dell’ordine ci sono e tutti lavoriamo in silenzio e nel rispetto delle leggi. L’appello che rivolgo è quello di avere fiducia nelle forze dell’ordine e nei limiti del possibile vi chiedo di collaborare”. Sgambati ha comunque ringraziato i carabinieri per il loro lavoro certosino.

“All’Aquila fin dal 2o24”, ha detto il pm D’Avolio, “era aumentato in modo esponenziale questo tipo di fenomenologia ovvero la presenza di giovani albanesi muniti di visto turistico  i quali viaggiavano in auto noleggiate nel Lazio i quali venivano spesso fermati con 10 o 12 dosi di droga. A quel punto, vista la esiguità della droga e l’incensuratezza, il controllo si sarebbe fermato lì al massimo una segnalazione a piede libero. L’attenzione si è concentrata invece a mettere a sistema tutti questi arresti e sono state fatte analogie su una trentina di fermi  per capire se vi fosse una unica regia che è stata individuata soprattutto in Albania visto che i giovani arrivavano da lì e vi tornavano dopo essere stati scoperti. Esisteva una regia triplice all’Aquila con 3 sodalizi di albanesi con un continuo ricambio di persone tramite arrivo di nuove leve, tutte molto giovani”.

“Queste valutazioni hanno permesso di capire come agivano gli indagati che si spartivano il territorio aquilano e si aiutavano anche come canali di rifornimento. Sonostate  individuate le aree periferiche  aquilane di spaccio, zone boschive, e le utenze contattate ricostruendo in tal modo il sistema. La bravura dei carabinieri è stata di analizzare i vari fascicoli e individuare i ruoli degli accusati e in questo modo abbiamo dato un bel colpo allo spaccio nell’Aquilan0”.

Gli indagati non hanno collaborato con gli investigatori ma molte indicazioni sono state fornite dagli assuntori. Il comandante provinciale dei carabinieri ha comunque ribadito l’importanza di questa indagine come “segnale e monito per chi delinque”.

L’operazione  è stata condotta dei militari del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia Carabinieri di L’Aquila, con il supporto dei Comandi Arma competenti per territorio, di un equipaggio del 16° Nucleo Elicotteri Carabinieri di Rieti, di due unità cinofile per la ricerca di stupefacenti del Nucleo Cinofili Carabinieri di Chieti e di due Squadre di Intervento Operativo (S.I.O.) dell’8° Reggimento Carabinieri “Lazio” e del 10° Reggimento Carabinieri “Campania”. Notevole il contributo delle stazioni dei Cc di Sassa e Montereale.