Mercoledì, 6 Maggio 2026 Abruzzo

Frizione Marsilio-Magnacca sulla liquidazione del CSI

ARAP: al palo la riforma varata ad 2025

Che fine ha fatto la storica riforma dell’Azienda regionale delle e Attività produttive varata nell’ormai lontano agosto 2025 e con un commissariamento iniziato nell’ottobre 2024?

Oramai, in un crescente nervosismo sono in molti a chiederselo anche dentro la maggioranza di centro destra di Marco Marsilio di Fdi, e tra i dirigenti e tecnici della Regione, a cominciare da quelli dell’azienda che si occupa della gestione dei consorzi industriali, commissariata e affidata al dirigente regionale Mario Battaglia.

Commentano le fonti di Abruzzoweb che chiedono l’anonimato: “siamo davanti ad una riforma congelata, che è spesso peggio di una riforma non fatta: crea aspettative, apre procedure, sposta equilibri, ma non produce certezza. Eppure il nome c’è già, la soluzione è stata già prefigurata, e non si comprende più che cosa manchi: non l’istruttoria, non l’analisi, non l’ipotesi operativa. Manca l’atto politico che assuma la responsabilità della scelta”.

La riforma dell’Arap, gravato da 49 milioni di debiti e con 32 milioni di crediti non riscossi, è stata fortemente voluta dall’assessore alle Attività produttive Tiziana Magnacca, anche lei di Fdi, e questo è certo, si è arenata in un passaggio decisivo e propedeutico: la liquidazione coatta amministrativa del Consorzio industriale Chieti-Pescara (Csi), che ha un debito di 21 milioni di euro, con la gestione, come per tutti gli altri consorzi industriali, affidata all’Arap, con parallelo potenziamento delle sue competenze, nell’ambito dei servizi energetici e della digitalizzazione. La liquidazione del Csi, metterebbe una pietra tombale però sui 21 milioni di euro di debiti, con i creditori che rimarrebbero a bocca quasi asciutta.

Ed è proprio su questo passaggio che si sta consumando lo scontro, tra Marsilio e Magnacca: il presidente ha già pronta la delibera di giunta  per la liquidazione coatta ammnistrativa. Del resto il dossier che suggeriva caldamente questa ipotesi, elaborato dallo stesso commissario Battaglia e dal direttore dell’Arap, Antonio Morgante è stato consegnato a ottobre del 2025.  Ma a fare resistenze è ora Magnacca, e gli stessi commissari liquidatori, Lorella Franciotti ed Emilio Palumbo, come pure il revisore contabile Luca Saraceni. Argomentando che ci sarebbero problemi di natura tecnica.

Il consorzio industriale infatti ha registrato utili sia  nel 2025  di 249mila euro e 25mila euro del 2024 e questo comprometterebbe il requisito della condizione del dissesto finanziario, necessaria alla liquidazione.

E aggiungono: “può essere prudenza politica. Può essere ricerca di una copertura più ampia. Può essere il tentativo di evitare una decisione destinata a incidere su equilibri territoriali, amministrativi e forse anche personali. Ma resta un fatto: la riforma, nel suo snodo più sensibile, è ferma”.

Se non si scioglie del resto il nodo della liquidazione del Csi, sono dunque al palo tutti i successivi passaggi, in primis la fine della fase commissariale, affidata oltre a Battaglia e ai sub commissari Adriano Marzola, Roberto Romanelli e Daniela Sulpizio.

Con la nomina di un cda da parte del Consiglio regionale, con i componenti aumentati da 3 a 5, e con la conferma dei tre attuali sub commissari, e appunto con il potenziamento dell’Azienda, come soggetto attuatore di iniziative e programmi regionali, nazionali e comunitari, nell’attività di attrazione degli investimenti, nella digitalizzazione, nella realizzazione di impianti di produzione da energia rinnovabile nei nuclei industriali, e più nello specifico nella gestione e manutenzione degli stessi.

Un quadro giova ricordare ben diverso da quello che aveva in  mente l’assessore Magnacca inizialmente, con una riforma che prevedeva a  la creazione di una “good company”, la nuova Aruap, e una “bad company”, la vecchia Arap, che si sarebbe nelle intenzioni di di Magnacca, dovuta accollare i debiti con la fusione del Consorzio industriale di Chieti e Pescara, e con la prospettiva della liquidazione. Ipotesi abortita, davanti alla rivolta e al niet di parte importante della maggioranza.

Tornando alla liquidazione, il vero nodo gordiano: tutti gli adempimenti tecnici sono stati compiuti, visto che la relazione del Csi è stata acquisita, l’Arap ha prodotto il proprio studio, il il commissario Battaglia e il direttore generale Morgante hanno indicato una traiettoria operativa orientata all’allargamento delle competenze di Arap e alla liquidazione coatta amministrativa del Csi.

Ma dopo oltre un anno non è accaduto nulla e sorge dunque il sospetto che la questione è politica, non più tecnica e burocratica.

Spiegano ancora le nostre fonti: “le conseguenze di questo stallo non sono astratte, esso incide sulla programmazione degli interventi, sulla gestione delle competenze, sul personale, sui rapporti con le imprese, sulla capacità di Arap di assumere il ruolo che la legge le assegna. E incide anche sulla questione più visibile e meno rinviabile: la viabilità consortile del comprensorio Chieti-Pescara”.

Infatti, “le condizioni delle strade industriali, segnalate da tempo, sono diventate il simbolo materiale dell’incertezza istituzionale. Buche, avvallamenti, segnaletica insufficiente, manutenzioni non strutturali, richieste di intervento e risorse non ancora chiarite: tutto questo non si governa con un ente sospeso e un subentro non definito”. 

Filippo Tronca

Pubblicato su Abruzzoweb