Martedì, 14 Aprile 2026 Abruzzo

Morta in ospedale per una porta chiusa del reparto

I familiari di una donna di 65 anni chiedono un milione di euro

 Un milione di risarcimento di danni è stato chiesto all’Asl dagli eredi  di una donna di 65 anni morta il 3 novembre del 2020 per Covid nell’ospedale San Salvatore dell’Aquila: secondo la tesi delle parti civili la tragedia sarebbe stata causata dalla mancata apertura della porta del reparto di terapia intensiva che ha impedito di monitorare visivamente la donna. Va subito detto, però, che la causa penale si è conclusa con l’assoluzione dell’infermiere di Introdacqua (L’Aquila) imputato per omicidio colposo.

La causa civile, dunque, è stata avviata dall’avvocato Carlotta Ludovici per chiarire le eventuali responsabilità e ottenere il risarcimento dei danni patiti. Gli eredi hanno richiesto in particolare l’accertamento ed il riconoscimento delle gravi responsabilità dovute, secondo gli istanti, a negligenza e imperizia. Le stesse contestazioni fatte nel processo penale. Del resto la consulenza tecnica aveva accertato che «il decesso della paziente poteva essere evitato mediante l’intervento entro 3 – 5 minuti di un anestesista”.

Era stato  rilevato che «la chiusura della porta e la sua apertura dopo un periodo di tempo (circa 15 minuti) troppo prolungato hanno causato la morte della paziente». Paziente che «non doveva stare in una stanza chiusa con porta che non permetteva la visione continua».

«Nel caso specifico, nel reparto di terapia intensiva, era presente una porta di quelle che vengono usate all’interno delle case, ed infatti, per tale superficialità e negligenza, una povera donna ci ha rimesso la vita, oltretutto non senza sofferenze, considerato che le è venuta a mancare l’aria, così come dichiarato dallo stesso personale medico intervenuto dopo oltre 15 minuti per aver sfondato la porta in questione», ha dichiarato in una nota l’avvocato Carlotta Ludovici del Foro dell’Aquila.