In un’epoca che corre veloce verso il futuro, l’Istituto Omnicomprensivo “G. Spataro” di Gissi ha scelto di fermarsi per guardare dentro l’anima dell’uomo, guidato dalla mano sicura di Dante Alighieri in una giornata del Dantedì che ha trasformato le aule in un laboratorio pulsante di vita e riflessione. Non è stata una celebrazione di facciata o un semplice esercizio di memoria, ma involto ogni ordine di scuola, rendendo la parola dantesca viva, carnale e soprattutto comprensibile a ogni età. Al centro di questo percorso non c’è stato il poeta distante sui piedistalli dei monumenti, ma l’uomo, con quel bagaglio di paure che attanagliano il cuore, con l’incertezza delle scelte che segnano il destino e con il peso degli errori che, ieri come oggi, definiscono il nostro cammino. Gli studenti hanno scoperto che la "selva oscura" non è un luogo geografico ma uno stato dell'anima, e che i temi della giustizia, dell'amore e della responsabilità individuale non sono concetti astratti, ma il tessuto stesso di ciò che siamo
oggi, come singoli e come comunità.
La sfida più grande e affascinante è stata quella di non limitarsi a una lettura passiva: i ragazzi hanno osato riscrivere e reinterpretare il capolavoro, cercando una chiave d’accesso che abbattesse i secoli di distanza. La creatività ha preso forma tangibile attraverso la realizzazione di spettacolari bestiari medievali su cartoncini in 3D, dove le creature simboliche dell'Inferno sono balzate fuori dalle pagine per diventare oggetti tridimensionali, rendendo l'immaginario dantesco un'esperienza tattile e visiva. A questo si è aggiunto l'impatto emotivo dei "quadri viventi", nei quali gli studenti hanno dato corpo e volto ai personaggi della Commedia, trasformando l'astrazione poetica in una presenza fisica che ha letteralmente animato gli spazi della scuola.
Il momento più alto di questo esperimento è stata la trasposizione dei brani più iconici nel vernacolo gissano e casalese, le lingue del cuore e della terra che custodiscono la nostra identità più autentica.
Sentire le terzine universali vibrare nei dialetti locali ha trasformato l’aulico in domestico, rendendo i tormenti di Paolo e Francesca o la fierezza di Ulisse parte integrante della nostra storia quotidiana.
È stato un lavoro d’incontro straordinario, un ponte gettato tra il passato della grande letteratura e il presente vibrante dei nostri borghi, dove il dialetto, lingua viva e mai dimenticata, ha dato voce nuova a sentimenti eterni. In questo dialogo tra epoche diverse, la letteratura ha smesso di essere una materia di studio per farsi specchio della vita, dimostrando che Dante continua a parlarci perché parla di noi, dei nostri sbagli e della nostra infinita speranza di "tornar a riveder le stelle".
Questo Dantedì allo Spataro resterà come l'esempio di una scuola che non insegna solo a leggere il mondo,
ma a sentirlo proprio attraverso la riscoperta delle proprie radici e della propria umanità.