La personalità umana e culturale di Tommaso da Celano, strettamente legata alla figura di Francesco di Assisi, non si esaurisce in questo legame, poiché Tommaso è stato scrittore e poeta di pregio, un personaggio di notevole cultura. È suo il famoso Dies irae, parte del Requiem, rito esequiale previsto dalla Messa tridentina, inserito nella liturgia Delle Ore, musicato da Mozart, Verdi, Listz, Donizetti, Berlioz e tanti grandi della musica.
Questa celebre sequenza in lingua latina è considerata la migliore composizione poetica medievale, con versi a rima baciata, il metro trocaico, tipico della poesia classica con il suo ritmo accentuativo fluido e incalzante. Altri inni liturgici sono stati da lui scritti, tra essi le sequenze Sanctitatis nova signa, basata sulle stimmate, la Fregit victor, in onore della Vergine.
A Tommaso si è rivolto Papa Gregorio IX, alla morte di Francesco nel 1226, perché ne stendesse biografia, che poi Tommaso ha ridotto e di nuovo modificato con aggiunte, in altre due versioni. L’essere francescano lo ha portato a svolgere mansioni lontano da Assisi, in Germania. Il che è indicativo, avendo la Germania, potenza di importanza politica incontrastata, anche a causa dei noti conflitti di supremazia fra Papato e Impero, da tempo
concepito uno spirito critico verso la Chiesa di Roma, che è sfociato infine nello scisma del 1517.Era dunque necessaria la presenza di personalità di indiscusso valore culturale e carismatico. Nel 1221 non partì da solo ma con i confratelli Giordano da Giano, Giovanni da Pian del Carpine e altri; si trattava della seconda missione dei frati minori in Germania guidata di nuovo da Cesario da Spira. A Tommaso vennero conferiti incarichi rilevanti, quale custode dei conventi di Magonza, Worms, Colonia e Spira; in seguito, quando Cesario da Spira rientrò in Italia, divenne suo vicario per l’intera provincia. Non sappiamo quanto tempo abbia dimorato in terra tedesca, ma quasi di sicuro era presente alla morte di Francesco nel 1226.
Che fosse nobile è lui stesso a dirlo nella prima biografia, Vita beati Francisci, comunemente detta Vita prima, quando scrive di aver fatto parte del gruppo di alcuni “litterati viri et quidam nobiles” che furono accolti alla Porziuncola da Francesco d’Assisi.
Come molti giovani, tra essi non ne mancarono di ricchi, nobili, colti, è suggestionato dalla personalità carismatica di Francesco. La storia ci porta, attraverso i secoli, alla presenza di personalità trascinanti la cui proposta di vita e di pensiero crea delle rivoluzioni, investendo in ogni ambito che sia etico, politico, artistico, fisico, metafisico. Certamente la figura di Cristo è il massimo storico, ma volendo rapportarci rigorosamente al nostro essere umani, personaggi comeSocrate, Democrito, Aristotele, Platone, hanno indicato vie di pensiero
sulle quali si fonda la nostra civiltà, Alessandro Magno ha modificato la mentalità del potere, Giulio Cesare trasformato l’assetto politico romano e con esso ogni realtà politica, Federico II stupor mundiespresso un modello culturale e politico di apertura straordinaria, Lorenzo il Magnifico illuminato il mondo con il suo amore per l’arte e la vita. Gli esempi sono tantissimi, tra essi la ribellione radicale di Francesco figlio di Bernardone, è stata
un’autentica deflagrazione. La Chiesa stava vivendo momenti difficili, sempre più lontana dalla purezza delle origini. Le si rimproveravano l’accumulo di ricchezze, la simonia, il disinteresse verso gli umili. I diversi movimenti di protesta come quella dei catari (o albigesi), dei valdesi, assunsero dimensioni così accese di contrasto che vennero perseguitati e scomunicati. C’erano anche a monte motivi politici, i rapporti con i liberi Comuni, ma andremmo troppo lontano. L’illuminazione di Francesco fu quella di voler purificare la Chiesa istituzionale, accettandola, una sorta di disintossicazione dell’organismo ecclesiastico. Francesco, ricchissimo ma non nobile, aspirava al cavalierato che alla nobiltà si affiancava, e c’erano tutti i presupposti per ottenerla in breve. La sua fu
un’illuminazione all’incontrario, che gli rivoluzionò la vita, com’ è accaduto per grandi personaggi della Chiesa, pensiamo a Paolo di Tarso, a Camillo de Lellis; conversione improvvisa, irreversibile. La radicale rinuncia a ogni bene agì sull’animo dei migliori, più generosi, che trovarono nel gesto un obiettivo, un ideale, un riscatto. I giovani sono spesso protestatari per quella voglia di sovvertire stagnazioni, andare oltre compromessi e comode acquiescenze, supportati da una cultura che crea mentalità critica. E accorsero, furono l’asse portante di questa visione per molti utopistica.
Tommaso da Celano, (in provincia de L’Aquila),era nato nei primi anni del 1190 e secondo alcune fonti figlio dei conti Berardo e Margherita Gualtieri. Quasi certamente imparentato con i Conti da Celano e de’ Marsi, il cui castello oggi è denominato Piccolomini, poiché nel XV secolo venne trasformato in palazzo residenziale dal nipote di Papa Pio II, Antonio Todeschini Piccolomini, nominato dal re di Napoli Ferrante d’Aragona conte di Celano nel 1463. I Piccolomini, come i Medici, i Tornaquinci e altri nobili toscani sono stati molto presenti in Abruzzo, anche condomicili, essendo l’Abruzzo una fonte lanaria e casearia tra le più ricche e apprezzate. Significativa è la coincidenza che il primo di una serie di viaggi di Francesco in Abruzzo sia avvenuto appunto nel 1215 e si ripeté nel 1216. Ospite dei conti di Celano, del conte Riccardo al quale Francesco predisse una prossima fine ma anche la salvezza dell’anima. Riccardo, miscredente, si convertì e in quel breve tempo di vita rimase legato in amicizia con Francesco. L’episodio è raffigurato da Giotto presso la
Basilica di Assisi. Il rapporto con la famiglia dei Conti di Celano proseguirà, un’ampolla del sangue delle stimmate di Francesco sarà loro donata da Tommaso, dato storico indiscusso; sarà esposta nella splendida Chiesa dedicata al Santo, fatta erigere dai Conti, in Castelvecchio Subaequo. Covella, discendente di Riccardo, donna di grande cultura e intelligenza, ebbe come amico e confidente il soldato santo Giovanni da Capestrano; a
luidonerà dei terreni in Capestrano per costruirvi un convento francescano.
Commissionerà al pittore veneziano Bartolomeo Vivarini un ritratto del Santo, oggi parte della collezione del Louvre. San Francesco si fermò presso il Castello di Gagliano Aterno in un suo viaggio in Abruzzo e per questo Covella amava abitarvi. Oggi Francesco, oltre che patrono d’Italia, degli animali, dei poeti e dei commercianti, è il patrono del parco nazionale Sirente Velino.
La presenza di Francesco in Abruzzo negli anni 1221 e ’22 è legata a miracoli, il più noto dei quali è il Miracolo dell’Acqua, avvenuto a Gagliano Aterno dove una donna di nome Maria viveva in zona arida; quasi cieca, chiese l’intercessione del santo perché l’aiutasse a trovare una fonte a lei vicina. Fece un sogno che le indicava il luogo; scavando nel terreno, trovò una sorgente. Non solo scaturì l’acqua, ma attraverso essa riacquistò la vista. In quel
luogo, divenuto a lungo oggetto di culto, sorse l’oratorio di San Francesco. Attualmente il Cammino di San Francesco è il tratto che ripercorre i luoghi abruzzesi da lui attraversati; ha una lunghezza di circa 100 km, parte da L’Aquila e attraverso 12 tappe giunge a Sulmona.
Tommaso nel 2015 diverrà parte dell’Ordo Fratrum Minorum, secondo la denominazione data dallo stesso Francesco, il quale sarà il primo ad intendere il termine “fratello” in senso monastico eminorum, l’idea di servizio verso la comunità. Tommaso sarà, come detto, il primo e il più importante agiografo di Franceso, e questo la dice lunga riguardo alla stima di cui godeva presso il Papa e la Curia. Avevano coscienza non solo della cultura, ma
della capacità acquisita in ambito diplomatico europeo di conciliare le idee e gli umori contrastanti dei frati francescani, di intercettare le esigenze di un Ordine monastico oramai presente in tutta Europa.
Le importanti agiografie di Tommaso, alle quali dedicò decenni della vita, hanno una storia piuttosto travagliata. La prima,Vita beati Francisci, completata nel 1229 venne approvata ufficialmente da Gregorio IX che già da quando era Cardinale di Ostia aveva sostenuto l’opera di Francesco. Il testo è diviso in tre parti: nella prima è condensata la vita di Francesco fino al 1224; nella seconda ci si sofferma sui due anni precedenti la morte; nella
terza si parla della canonizzazione avvenuta nel 1228 e dei miracoli, anche se su questi Tommaso insiste poco poiché il suo messaggio è piuttosto legato all’idea di un esempio da seguire; intende proporre la visione del Santo all’interno di un processo di salvazione della Chiesa, imperniato sulla minoritas, sottomissione alla volontà divina e alla gerarchia ecclesiastica. Francesco è il tramite che la volontà divina ha scelto per realizzare il progetto.
Non a caso il dono delle stimmate. Ma l’opera creò disagioper la complessità e lunghezza; non tutti erano in grado di comprenderlo e il Generale dell’Ordine del momento Elia da Cortona, uno dei frati più legati a Francesco, intorno al 1230 pregò Tommaso di farne un testo ridotto, per uso interno all’Ordine. Nacque così laVita beati patris nostri Francisci che non è solo un riepilogo della precedente: altri miracoli si erano aggiunti
e altri dettagli sulla vita del santo erano stati rivelati. Ma non era finita; intorno al 1244 il generale dell’Ordine Crescenzio da Iesi accolse il desiderio di quanti frati, avendo conosciuto Francesco, si erano sentiti defraudati per non aver fornito la propria testimonianza, a scriverne. Tutto il materiale pervenuto fu affidato a Tommaso che si mise di nuovo all’operapubblicando nel 1247 laVita secunda. Non intendeva Tommaso sostituire le opere precedenti ma completarle. E non è tutto perché secondo studi recenti tra il 1250 e il 1253 Tommaso redasse una seconda versione della Vita secunda che attenua le critiche versoalcune digressioni dei frati riguardo all’osservanza della regola, e soprattutto correda il testo con la sezione, Tractatus de miraculis.
Tommaso, oltre alla vita di San Francesco si occupò di redigere il testo agiografico su Santa Chiara canonizzata nel 1255: la Legenda sanctaeClaraevirginis.
La grande fatica di Tommaso venne annullatadalla decisione del generale dell’Ordine dei Frati Minori, di far redigere un’ulteriore vita del santo di Assisi, intorno al 1258, a Bonaventura da Bagnoregio, al secolo Giovanni Fidanza, canonizzato da papa Alessandro IV, personalità di spicco nel mondo intellettuale francescano, docente presso la Sorbona di Parigi. Bonaventura rielaborerà le Vite di Tommaso e tutto il materiale da cui erano state
tratte le sue opere, come laLeggenda dei tre compagni. Sceglierà cosa dire e cosa toglierein base alla sua ottica, lontana da quella esemplarità quotidiana di chi aveva camminato a fianco di Francesco, che oramai era divenuto mito, icona. Una distanza che rendeva la figura di Francesco irraggiungibile, giustificando in certo qual modo la pluralità in cui era venuto a frammentarsi l’Ordine; facendo opera abile di assimilazione di ciò che è alla base del francescanesimo: fraternità, povertà, amore per tutte le creature. Non è dunque Francesco da imitarenella sua radicalità, né indagarne i risvolti più usuali, ma proiettarlo in un’ottica di eccezionalità. Il testo, Legenda Maior(dove Legenda è accezione latina “da leggere”) segue la Legenda Minor, scritta come lettura corale dei frati durante l’ottava della festa di san Francesco (come era avvenuto per la Vita prima di Tommaso ridotta anch’essa ad uso della lettura corale).
Il Capitolo generale di Pisa approva nel 1263 il testo di Bonaventura. A questo punto si decide, in realtà è Bonaventura a deciderlo quale Generale dell’Ordine, di distruggere tutte le opere di Tommaso da Celano. L’agiografia di Bonaventura dovrà essere l’unica. Si dà ordine a tutti i monasteri di eliminare quanto è stato scritto da Tommaso, andare presso monasteri che siano domenicani, benedettini e non solo, insomma tutti, sottrarre i libri dalle biblioteche e bruciarli. Perfino il compendio di Tommaso ad uso corale viene distrutto non corrispondendo più, secondo l’ottica di Bonaventura e del Capitolo generale di Narbona, all'immagine che del proprio fondatore l'Ordine francescano era venuto ad assumere. Insomma Tommaso ha il demerito di esser autore di ritratti troppo umani del Santo. Inoltre viene accusato di parteggiare per l'ala spirituale dell'ordine.
Lentamente, con la sparizione di quanti lo avevano conosciuto e letto, la figura di Tommaso scompare. Una vera e propria damnatio memoriae. Delle opere si perde ogni traccia. Nei secoli successivi alcuni storiografi recuperano stralci da codici sparsi.
Rimangono di lui il Dies iraeche continua a essere cantato nella liturgia, e qualche opera che non riguarda San Francesco.
Nella seconda metà del ‘700 alcune scoperte sono state fondamentali. Nel 1768 viene ritrovata la cosiddetta Vita prima di Francesco in uno sperduto convento che forse non è stato raggiunto dal dictat del Capitolo generale di Pisa, o forse ha trovato frati dissidenti e disobbedienti. Incomincia una ricerca e ne spuntano altre; della Vita prima e della Vita secunda a tutt’oggi ne saranno riemerse circa 40. Recentissima la scoperta, nel 2015,da
parte dello studioso Jacques Dalarun di un codice messo all’asta negli Stati Uniti.
Dalarunche già nel 2007 aveva rinvenuto un testo di Tommaso, da lui denominato Leggenda umbra, pubblicato intorno al 1238, a suo parere frammento di un lavoro più ampio come infatti si è visto in seguito, intuisce l’importanza del codice elo fa acquistare per la Biblioteca Nazionale di Parigi. All’interno pagine consunte e prive di copertina, probabilmente tenute in tasca da un frate, appartengono a un compendio dal titolo Vita beati patris nostri Franciscie che sia opera di Tommaso si evince dall’incipit del testo dedicato al Generale dell’ordine: “Al venerabile e reverendo padre frate Elia, Ministro Generale dei Frati Minori. La Vita del gloriosissimo padre nostro Francesco che, per ordine del signor Papa Gregorio, ma istruito da te, padre, da un certo tempo già ho composto in un’opera più completa, a causa di quelli che le rimproverano, forse a ragione, la moltitudine delle parole, su tuo ordine ora l’ho sintetizzata in un opuscolo più breve e ho procurato di scrivere in un discorso succinto almeno le cose essenziali e alcune cose utili, omettendo le più”. I compendi in genere erano usati ad un uso interno all’Ordine dei Frati Minori.
Gli studi proseguono e molto impegnato su Tommaso è un gruppo di francescani del Convento di San Berardino da Siena. Ultimamente un documentario cinematografico del senese Matteo Vanni, “Parola di Tommaso”, contribuisce non poco alla ritrovata visibilità dell’opera e della personalità di questo personaggio abruzzese.
Negli ultimi anni Tommaso visse in Abruzzo, con un ministero un po’ defilato dagli incarichi istituzionali, fu padre spirituale e confessore delle suore clarisse del monastero di S. Giovanni di Val di Varri. La data di morte è avvenuta il 4 ottobre 1260 o per alcuni il 1265, lo stesso giorno in cui morì Francesco d’Assisi. Acclamato subito beato dalla popolazione, “beato di popolo”, non fu contestata l’attribuzione dalla Curia romana, ma a tutt’oggi non
ufficializzata. Se ne celebra comunque la ricorrenza il 4 ottobre. Il suo corpo è rimasto nel monastero di San Giovanni di Val di Varri fino al 1516; poi i frati minori di Tagliacozzo ne hanno accolto le spoglie nella Chiesa di san Francesco, a testimonianza dello sviluppo di una forma di culto presente nella memoria minoritica dell’Ordine.
Ci si augura che la richiesta da tempo fatta a esponenti del Vaticano, che Tommaso venga ufficialmente beatificato, vada in porto, non fosse altro che per ripagarlo di una ingiustizia secolare che lo ha condannato all’oblio, nonostante una vita dedicata ad attualizzare la proposta di pensiero del Santo e suggerirla come stile di vita alla cristianità.
Gabriella Izzi Benedetti