Venerdì, 20 Marzo 2026 Nazionali

Fina, “Cresciuto il fronte del NO, il Governo vuole manomettere la Costituzione"

“Questa riforma non si occupa delle priorità del Paese e non si occupa nemmeno della Giustizia"

“In questa campagna referendaria abbiamo visto tutti crescere esponenzialmente i ‘no’. Molti ovviamente nel merito, ma molti anche per il crescente disagio sociale delle italiane e degli italiani: la paura della guerra e gli effetti che questa ha nella vita delle famiglie; è aumentato il costo del carburante e di conseguenza dei beni di prima necessità, a partire dal carrello della spesa. Il governo interviene tardi e non si vedono gli effetti alla pompa di benzina. Tutto questo è sale sulle ferite di un Paese in cui sei milioni di persone rinunciano alle cure, oltre cinque milioni sono in povertà assoluta e altrettanti in povertà relativa”.

Così il senatore abruzzese Pd Michele Fina che, interpellato da AbruzzoWeb, ha inviato una nota per illustrare le ragioni del No al referendum sulla giustizia di 22 e 23 marzo.

“Questa riforma non si occupa delle priorità del Paese e non si occupa nemmeno della Giustizia – sottolinea -, perché non risolve le degenerazioni correntizie, non interviene affatto sulla lunghezza dei processi, sul sovraffollamento delle carceri né tantomeno sulla salvaguardia dei Tribunali abruzzesi, per i quali da anni aspettiamo una legge che li salvi definitivamente. Il Governo vuole esclusivamente manomettere la Costituzione, smembrare la magistratura per renderla meno autonoma e indipendente, alterando gli equilibri fra poteri dello Stato che sono alla base della nostra democrazia. Al fondo c’è l’idea di una politica che vuole essere al di sopra della legge”.

“Io sono tesoriere e legale rappresentante di uno dei due partiti più grandi del Paese – aggiunge – quindi so benissimo di esercitare un grande potere e considero giusto, non ingiusto, che il potere giudiziario controlli il mio operato. Questo accade in uno stato di diritto. Con questa riforma invece, si introduce il sorteggio per comporre l’organo di autogoverno della magistratura: il CSM. Inoltre, non si introduce un sorteggio uguale, come dovrebbe sempre essere la legge, per tutti. Perché i rappresentanti dei magistrati verranno sorteggiati tra 10.000 possibili candidati. Mentre i rappresentanti del Parlamento verranno sorteggiati su una lista che prima viene votata dal Parlamento stesso e che può essere in numero pari a coloro che debbono essere sorteggiati. Chiunque capisce che l’esito sarà un ingerenza della rappresentanza politica a fronte di giudici che invece verranno presi a caso”.

“Pensiamoci: per scegliere il capo di un ufficio giudiziario a nessuno verrebbe in mente di fare il sorteggio perché servono competenza ed esperienze. Per scegliere invece quello che deve a sua volta scegliere chi può fare il capo di un ufficio giudiziario, ci affidiamo alla sorte. Una cosa palesemente insensata. D’altra parte è stato più chiaro il vero obiettivo nel dibattito che si è sviluppato da parte di coloro che hanno scritto e sostenuto questa riforma. Le parole della capo di gabinetto del Ministero della Giustizia Giusi Bartolozzi sono state rivelatrici: togliere di mezzo la magistratura, paragonandola a un plotone di esecuzione”.

“Le esternazioni incredibili di Bartolozzi, Nordio, Mattia o Zaffini sono solo l’apice di una campagna politica che ha voluto, nel corso dei mesi, criminalizzare tutti i magistrati scaricando su di loro le incapacità del Governo, dal fronte della sicurezza a quello delle migrazioni, fino ad arrivare al ponte sullo stretto di Messina. Tanto è vero che la categoria dei magistrati italiani, nella sua quasi totalità, si è schierata contro questa riforma; come se contro la riforma della sanità si schierassero quasi tutti i medici. E se è vero che ci sono stati e ci sono ancora casi di malagiustizia sui quali intervenire con legge ordinaria, ci sono anche migliaia di magistrati che combattono ogni giorno il crimine comune e organizzato, difendendo la sicurezza delle cittadine e dei cittadini, mettendo anche a rischio la loro vita, come hanno già fatto giganti come Falcone e Borsellino. Per questo il no alla guerra si unisce al no a questo referendum: di fronte al rischio di aumento del terrorismo abbiamo bisogno di una giustizia coraggiosa ed efficiente e non intimidita dalla politica”, conclude Fina.