Domenica, 15 Marzo 2026 AbruzzoIl Giudice Cecilia anbgrisano trasferita a PerugiaA seguito delle minacce di morte e degli insultiIl presidente del Tribunale per i minorenni dell’Aquila, Cecilia Angrisano, lascerà il suo incarico ad aprile e potrebbe guidare quello di Perugia. Angrisano ha disposto la sospensione della genitorialità per la famiglia nel bosco di Palmoli, e per questo ha ricevuto, e sta ricevendo, minacce e insulti personali violentissimi. Al punto che lo Stato italiano è stato costretto a rafforzarle ulteriormente la scorta per timore per la sua incolumità. Sarà sostituita da Nicoletta Orlando, ex deputata del Pci-Pds, in attesa della ratifica del ministro della Giustizia Carlo Nordio. Intanto si è scatenato un nuovo scontro istituzionale tra la Garante nazionale per l’infanzia Marina Terragni, che ha visitato i bambini giovedì scorso e i servizi sociali della casa famiglia di Vasto, con accuse reciproche sul mancato incontro tra Terragni e l’assistente sociale incaricata e le per critiche mosse da Terragni all’operato degli assistenti sociali. Terragni ha precisato che “l’assistente sociale non si è resa disponibile a un colloquio con me. I servizi sociali non mi hanno nemmeno dato il contatto telefonico, che ho dovuto reperire per altre strade”. E ha chiarito inoltre “di avere detto e scritto che i bambini stanno fisicamente bene, ma la loro notevole agitazione psicomotoria, insieme a un atteggiamento di paura e diffidenza nei confronti degli estranei, rivela un disagio evidente che non sorprende, visto i ripetuti traumi a cui sono stati sottoposti”. L’avvocata Maria Pina Benedetti, in rappresentanza del gestore del servizio sociale dei comuni dell’Alto Vastese, sottolinea che quelle della Garante sono “affermazioni non corrispondenti alla realtà” in merito “sia il funzionamento del servizio sociale che la formazione, competenza e condotta dell’assistente sociale assegnata alla trattazione del nucleo familiare”. Secondo Benedetti, “le assistenti sociali dell’Ecad 14 operano tutte con competenza, acquisita con gli studi accademici, l’esame di stato abilitante alla professione, la formazione continua, la supervisione e l’esperienza”, e precisa che “la funzione ed il ruolo dell’assistente sociale non sono assimilabili a quello di un ‘familiarè o di un ‘amicò, ma non si pone certo come ‘antagonista” e che “la differenza di lingua non è stata e non è di ostacolo. La differenza di cultura o di valori non è stata e non è di ostacolo per l’assistente sociale, che non ha mai espresso giudizi in merito”. Benedetti conclude sottolineando che “la risonanza mediatica data da un’ autorità di garanzia a fatti non verificati ha esposto il professionista incaricato e l’intero servizio a una gogna pubblica e a potenziali rischi per la sicurezza personale, oltre a minare la fiducia dei cittadini nelle istituzioni”.
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