Domenica, 8 Marzo 2026 Vasto

Anna Bosco: “Il Centro Donnattiva di Vasto è una eccellenza del territorio”

Uno staff di professioniste fra assistenti sociali, psicologhe, avvocatesse e addette allo sportello.

Sono prevalentemente italiane e vivono tra Vasto e San Salvo; mentre le straniere rappresentano una minoranza. Sono disoccupate o hanno una occupazione precaria nell’80% dei casi, una buona fetta (il 37%) ha perso il lavoro a causa della violenza subita confinata, nella maggior parte, tra le mura domestiche. E’ lo spaccato che viene fuori dai report del Centro antiviolenza “Donnattiva” di via Anelli, dove opera uno staff di professioniste fra assistenti sociali, psicologhe, avvocatesse e addette allo sportello. La responsabile è Licia Zulli.

Il servizio, gestito dall’associazione Dafne, è presente in città dal 2012 e ha attualmente in carico oltre 200  donne.  I casi aumentano ogni anno in maniera esponenziale. 

“Il Centro Donnattiva è un’eccellenza del territorio in quanto punto di riferimento non solo per Vasto, ma anche per i comuni del Vastese essendo inserito nel circuito nazionale del 1522”, spiega l’assessore alle politiche sociali, Anna Bosco, “i numeri sono allarmanti ed in continuo aumento rispetto agli anni passati. Abbiamo accessi settimanali: l’utenza è rappresentata nella maggior parte dei casi da donne italiane, le straniere sono una minoranza”.

Il Centro  è uno spazio in cui vengono accolte e sostenute le donne che subiscono violenza da parte di uomini maltrattanti e che intendono farsi aiutare per avviare un percorso finalizzato alla emancipazione dal proprio vissuto di violenza. La struttura lavora in rete con i servizi territoriali,  non sostituendosi e non sovrapponendosi ad essi. 

“Oltre a fornire ascolto, consulenza legale e psicologica, accoglienza in emergenza, orientamento e accompagnamento ad altri servizi del territorio, il Centro lavora anche sulla prevenzione”, riprende l’assessore, “chi si rivolge alla struttura di via Anelli ha vissuto, nel 90% dei casi, situazioni legate al partner, alla cultura del potere, della prevaricazione, del controllo e  del possesso. Gli altri progetti in campo sono l’educazione alla affettività nelle scuole: abbiamo ottenuto dei finanziamenti regionali e metteremo in campo ulteriori iniziative. Sono progetti a cui tengo particolarmente: non possiamo raccontare la violenza come un fatto privato, come una emergenza, ma come un fenomeno strutturale della nostra società che và sradicato, cementando delle consapevolezze fra i giovani”. 

La strada da percorrere è ancora lunga: c’è un sommerso che piano piano emerge. 

“C’è la paura del contatto con il Centro antiviolenza”, conferma Bosco, “è sicuramente una forma di resistenza”. 

Tra i progetti in cantiere c’è anche una “Casa rifugio“, una struttura che ha l’obiettivo di proteggere e salvaguardare l’incolumità fisica e psichica delle donne e dei loro bambini e che sarà operativa in città entro quest’anno. Lo scorso mese di novembre la giunta ha approvato una delibera per la sua istituzione, individuando anche l’immobile. 

Anna Bontempo (Il Centro)