Sabato, 28 Febbraio 2026 Abruzzo“ASL ZERO NON SIA NUOVO CENTRO DI SPRECHI”GRIMALDI, “AZIENDE OSPEDALIERE IN DEFICIT”Ben venga in Abruzzo la Asl zero, sopra le attuali quattro Asl, “purché generi davvero risparmi ed efficienza, e non diventi anch’essa un nuovo centro di costo”. Forti perplessità per l’istituzione di due aziende ospedaliere, enti autonomi di alta specializzazione in partnership con le università, capaci di automantenersi, e questo perché, “in Italia sono quasi tutte in deficit”. Giudizio sospeso sul partenariato pubblico-privato nei nosocomi poco efficienti, per ora “solo una vaga idea”. Questo il giudizio del segretario regionale del sindacato medico Anaao e presidente dell’Ordine dei medici della provincia dell’Aquila, Alessandro Grimaldi, alla lettura del Piano operativo consegnato il 30 gennaio dalla Regione Abruzzo al Tavolo interministeriale della sanità, che contiene tutte le misure per arrivare al pareggio di bilancio nel 2028 e azzerare così il pesante deficit che attanaglia ormai da due anni la sanità abruzzese, per il 2025 vicino ad un passivo da 100 milioni, dopo i 103 del 2024. Il documento è stato redatto dallo staff del capo dipartimento Sanità Camillo Odio, e rappresenta la panacea, per il centrodestra del presidente della Regione, Marco Marsilio, di Fdi, e dell’assessore alla Salute, Nicoletta Verì. Oltre alla razionalizzazione della spesa per i farmaci, per il personale amministrativo, per le consulenze esterne, con l’approvvigionamento dei beni e servizi mediante un più ampio ricorso alle gare uniche, il Piano operativo prevede la costituzione di una “azienda zero”, ovvero di una super Asl di coordinamento, con la mission di centralizzare le funzioni amministrative, gli acquisti, la programmazione e il monitoraggio, lasciando alle quattro Asl, e ai loro manager responsabili, per contratto, del deficit di concentrarsi esclusivamente sull’erogazione delle prestazioni sanitarie. Prevista altresì la nascita di due Aziende ospedaliere, che coprano le spese basandosi sulle prestazioni, non finanziate a quota pro capite come le Asl, puntando a garantire un canale privilegiato e dedicato alla gestione ospedaliera di alta specializzazione. Infine, entro il 2028, la realizzazione di “una analisi di fattibilità per la ristrutturazione e riqualificazione dell’offerta del Servizio sanitario regionale, attraverso il ricorso a strumenti di partenariato pubblico-privato, relativamente a presidi ospedalieri caratterizzati da elevati costi di gestione e bassa produzione di volumi di attività. Entra dunque nel merito Grimaldi, che è anche primario del reparto di Malattie infettive dell’ospedale San Salvatore dell’Aquila e capo dipartimento Medicina della Asl provinciale dell’Aquila, cominciando proprio dall’azienda ospedaliera. “Essa ha come peculiarità la presenza dell’Università nell’attività sanitaria tradizionale. All’Aquila e Chieti abbiamo già in realtà un sistema di collaborazione in virtù di una convenzione con le due università – spiega Grimaldi -. Il problema è che in Italia le aziende ospedaliere propriamente dette, come confermato da una recente analisi di fattibilità economica, sono in gran parte in deficit ed il rischio è anche quello di mettere in difficoltà i bilanci delle Università chiamate anche loro a ripianare il deficit delle aziende ospedaliere”. Le aziende ospedaliere devono finanziarsi in base alle prestazioni che poi vengono rimborsate, e informa Grimaldi: “i dati dicono che da prima della pandemia del covid le prestazioni sono scese. All’Aquila da 22.000 a 17.000. Questo accade, ovviamente, non perché si fanno meno ricoveri e si lavora di meno, ma perché è cambiato il tipo di patologie con l’invecchiamento della popolazione, per cui il paziente va in ospedale per una patologia principale, ma poi ha varie complicanze e questo allunga di molto i tempi di degenza e inevitabilmente si riduce il turnover dei pazienti, quindi il numero di prestazioni”. Per quanto riguarda l’azienda zero, Grimaldi si limita ad osservare che “va bene ogni misura volta a razionalizzare la spesa, per quanto questo già accade, dunque potrebbe svolgere un ruolo positivo in primis nella centralizzazione degli acquisti, con economie di scala. Ovviamente non può e non deve in nessun modo diventare un apparato che poi alla fine costa più di quello che produce”. E veniamo al partenariato pubblico privato, per il quale Grimaldi sospende il giudizio: “Per ora non ci sono elementi per una valutazione, è una idea di massima, bisognerebbe capire che cosa fa il pubblico e cosa fa il privato. Una cosa certa è che il privato giustamente deve generare un profitto, ha una mission diversa dal pubblico, ovvero la cura, nel nostro sistema universalistico, indipendente dai costi. Recentemente il ministro ministro Orazio Schillaci, in un incontro con la federazione degli Ordini dei medici, ha detto che in questo Paese abbiamo un primato morale, nel salvare vite umane a prescindere dai costi, facendo l’esempio di una malattia rara con una terapia costata un milione di euro. Per tutti noi è motivo di grande orgoglio e soddisfazione. Il privato puro invece deve avere un reale vantaggio economico, il suo consiglio di amministrazione deve rispondere ai soci che ci mettono del denaro e pretendono un guadagno”.
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