Lunedì, 23 Febbraio 2026 AbruzzoListe attesa: “Sanità abruzzese tra le peggiori"ASL di Teramo, 861 giorni per un ecocolordopplerAbruzzo maglia nera, assieme alla Puglia, per quello che riguarda le liste di attesa: per ricevere una visita di colonscopia occorrono 406 giorni in media, di gastroscopia 260 giorni, rispetto al limite massimo di 120 giorni. Situazione drammatica per la Asl di Teramo, fanalino di coda in più di una prestazione, con il record assoluto in particolare per quel che riguarda l’ecocolordoppler dei tronchi sovraortici: 861 giorni. In ogni caso i tempi si riducono drasticamente se il paziente si rivolge alla libera professione, dentro lo stesso ospedale, in “intra moenia”, ovviamente a pagamento. È il quadro desolante che emerge dall’inchiesta del quotidiano Il Sole 24 ore, che ha consultato la Piattaforma nazionale delle liste d’attesa attivata dall’Agenas, uno strumento che finalmente sta andando a regime, fortemente voluto dal ministro della Salute, Orazio Schillaci, per poter poi finalmente mettere in campo azioni mirate volte a risolvere il vero grande bubbone della sanità italiana che rende di fatto, per i tempi inaccettabili entro cui ricevere una prestazione, una mera enunciazione di principio il diritto alla salute, pur sancito dalla Costituzione, tanto che sono ormai milioni gli italiani che rinunciano alle cure, perché non hanno soldi per andare dal privato. Dai numeri, seppur parziali, pubblicati dal quotidiano della Confindustria, sicuramente a uscirne malconcia è la sanità abruzzese e in particolare la Asl di Teramo, pecora nera in più di una categoria, assieme alle Asl pugliesi, in particolare le Asl di Bari e di Andria, quasi sempre presenti nella classifica delle peggiori, mentre al contrario eccellono, rispettando i tempi di attesa, le Asl del centronord, di Veneto, Lombardia, Marche, Umbria, e in alcune prestazioni anche della Campania e Calabria. mentre l’Abruzzo non compare mai nelle classifiche delle migliori. Su questi dati poco lusinghieri non si registrano commenti da parte dell’assessore alla Salute abruzzese Nicoletta Verì, né di esponenti del centrodestra, al governo della regione dal 2019 del presidente, Marco Marsilio, di Fdi. Eppure le liste di attesa sono state considerate una priorità per il centrodestra confermato a marzo 2024, e per arrivare ad abbatterle drasticamente un anno fa fu individuato un “salvatore della patria”, seppure a mezzo servizio, l’ingegnere Marco Scorrano, dirigente della Provincia di Pescara, nominato da Verì quale responsabile unico regionale dell’assistenza sanitaria, il Ruas. Una figura prevista nel ruolo di coordinatore della “Unità centrale di gestione dell’assistenza sanitaria e dei tempi e delle liste di attesa”, organismo imposto a tutte le regioni dal Ministero della Sanità, con un decreto di luglio 2024. E risale al 2019, poi congelato a lungo a causa della pandemia del covid 19, il piano messo a punto dall’Agenzia sanitaria regionale (Asr), anche qui per velocizzare il ritmo e le tempistiche delle visite, in cui si prevedeva l’ampliamento degli orari della diagnostica per immagini, la limitazione dell’attività libero professionale dei medici intra moenia, per dare invece priorità allo smaltimento delle visite prenotate in tutti gli ospedali pubblici abruzzesi, l’eventuale ricorso, per determinate prestazioni, alle cliniche private convenzionate. Sulle liste di attesa, va poi ricordato, la Procura di Pescara, l’anno scorso ha avviato una inchiesta sulla pratica illegittima delle “pre liste”, senza stabilire una data certa per la visita al momento della prenotazione, alla Asl di Pescara, inchieste poi estese anche alle altre Asl dalle rispettive procure competenti. A seguito della pubblicazione dell’inchiesta del Sole 24 ore, come già riferito ad Abruzzoweb, il direttore generale dell’Asl di Teramo, Maurizio Di Giosia, in carica dal 2020, nominato in quota Lega e poi passato con Marsilio e Fdi, ha invece riconosciuto che “le liste d’attesa rappresentano un problema e io non metto la testa sotto la sabbia. Metto anzi in dubbio la mia permanenza se non riesco a risolvere la questione. È l’obbligo di un direttore generale. Prenderò l’operazione in prima linea e, come abbiamo risolto altre problematiche in passato, cercheremo di risolvere anche questa”. Di Giosia è già nel nell’occhio del ciclone a causa della bocciatura del suo atto aziendale che deve mettere a terra il riordino della rete ospedaliera, e questo perché ha inserito la promozione a unità operative complesse (Uoc) di Malattie infettive dell’ospedale di Teramo e della Chirurgia generale dell’ospedale di Sant’Omero. L’Agenzia sanitaria regionale (Asr), diretta dal medico aquilano Pierluigi Cosenza, li ha quindi rimandati indietro perché le due Uoc non sono compatibili con i bacini di utenza fissati sia dalla norma regionale, ancora sulla carta, approvata dal centrodestra a dicembre 2023, sia dalla legge Lorenzin del 2015. Di Giosia ha dunque aizzato la politica teramana contro la bocciatura, creando non poca irritazione da parte di Marsilio, per questa sortita da capopopolo che crea fibrillazioni nel centrodestra. Il tema delle liste di attesa è tornato alla ribalta anche con lo scontro politico a seguito della determinazione dei premi di produzione del dg della Asl di Pescara, Vero Michitelli, e dello stesso Di Giosia, di cui non si conoscono ancora l’esatto importo e i criteri di valutazione, ma per i quali le opposizioni accusano che non si sarebbe tenuto nel dovuto conto proprio il punteggio relativo all’abbattimento delle liste di attesa. Ancora a venire invece la valutazione biennale per il dg della Asl provinciale dell’Aquila, Paolo Costanzi, nominato a settembre scorso, e per il dg della Asl provinciale di Chieti, Mauro Palmieri, in carica da marzo 2025. Questo in una situazione in cui l’Abruzzo si trova oramai da due anni a dover affrontare il pesante deficit sanitario, per il 2025 stimato vicino ai 100 milioni di euro, dopo i 103 registrati per il 2024, tanto che è stato presentato un piano operativo, messo a punto dal neo capo dipartimento, Camillo Odio, che è stato consegnato a fine gennaio al Tavolo di monitoraggio interministeriale, con le misure per azzerare il passivo entro il 2028. Il Tavolo ha ora imposto varie modifiche e pretesto chiarimenti su alcune misure. E ovviamente, anche nel Piano operativo, l’abbattimento delle liste di attesa è tra gli obiettivi prioritari. Scendendo dunque nel dettaglio dei dati pubblicati dal Sole 24 ore: per una colonscopia totale, con endoscopio flessibile in Abruzzo si registra un grave ritardo nel 68% dei casi, anche 406 giorni per avere una visita con priorità programmabile, che per legge dovrebbe avere un limite ultimo di 120 giorni, di 35 giorni per una visita con “priorità breve” da erogare entro 10 giorni. Tempo di attesa che scende magicamente a soli 28 giorni se il paziente si rivolge, a costo ben superiore, alla libera professione in intra moenia. Non va meglio per l’Abruzzo per quanto riguarda la gastroscopia e la esofagogastroduodenoscopia con il 55% di casi in grave ritardo, ovvero 260 giorni per le programmabili, e 30 giorni per le brevi. Per la tac al torace 37% di ritardo grave, con 24 giorni per la priorità breve, e 163 giorni per la priorità programmabile. Male infine l’Abruzzo per quello che riguarda le liste di attesa per la prima visita dermatologica: 56% dei casi in ritardo grave, con 39 giorni per le priorità brevi e 190 giorni per le priorità programmabili. In questo quadro a uscirne decisamente male è la Asl di Teramo. Innanzitutto con il record assoluto per quello che riguarda l’ecocolordoppler dei tronchi sovraortici: il 82% di ritardi gravi, con 45 giorni, invece di 10 giorni per le visite con priorità brevi, e la bellezza, un vero record, di 861 giorni per le priorità programmabili, anziché 120 giorni. Male anche per la gastroscopia e la esofagogastroduodenoscopia: 78% di ritardi gravi, con 91 giorni per le brevi, 465 per le programmabili. Per la cronaca invece ci vogliono 8 giorni se ci si risolve alla libera professione. In questa tipologia di prestazione spicca, in negativo, anche la Asl provinciale dell’Aquila, con il 71% di ritardo: 25 giorni per le brevi e 375 giorni per le programmabili. C’è poi la tac al torace: alla Asl di Teramo 50% di casi in ritardo, con 21 giorni per le brevi e 191 per le programmabili. Il ministro Schillaci, ora che c’è uno strumento di conoscenza rappresentato dalla Piattaforma Agenas ha sottolineato che “i dati non sono solo fotografia, ma leva operativa: servono a sollecitare le Regioni in modo mirato e ad attivare controlli specifici, anche con il coinvolgimento dei Nas. Il ministero esercita il proprio potere di vigilanza in un confronto costante con i presidenti di Regione, ma il controllo più efficace resta quello dei direttori generali delle aziende sanitarie Tra le misure a tutela del cittadino, ha ricordato “c’è la possibilità, in caso di superamento dei tempi massimi, di ottenere la prestazione anche nel privato accreditato o in intramoenia pagando solo il ticket. Alcune Regioni hanno attivato servizi dedicati, ma l’applicazione non è ancora uniforme”. Quanto all’ipotesi di ricorrere ai poteri sostitutivi previsti dalla legge, Schillaci li definisce “una soluzione estrema”. E gli occhi, finalmente, sono puntati sull’intramoenia: la legge prevede che l’attività libero-professionale non superi quella istituzionale e attribuisce ai direttori generali il compito di vigilare, fino alla sospensione dell’attività in caso di violazioni. Per il ministro “non servono nuove norme, ma l’applicazione rigorosa di quelle esistenti. Se l’azienda presenta un volume eccessivo di prestazioni a pagamento o mantiene agende chiuse – pratica vietata – la Regione deve intervenire Filippo Tronca Pubblicato su Abruzzowweb |
