Sabato, 21 Febbraio 2026 Abruzzo"In Abruzzo carceri stracolme con l'aumento dei detenuti"È allarme. "pochi agenti, sicurezza a rischio"Il sovraffollamento nelle carceri rappresenta anche in Abruzzo una dura realtà non facile da fronteggiare. Lo ha ricordato, dati alla mano, il presidente vicario della Corte di Appello, Fabrizio Riga, nella sua relazione letta in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario che si è tenuta all’Aquila. Un quadro che poi porta ineludibilmente proteste, risse, malori, tentativi di evasione e quant’altro anche a fronte del numero inadeguato di agenti di custodia, come sostengono i sindacati. E i detenuti sono sempre di più. Ponendo a confronto i dati attuali (1981 reclusi) con quelli registrati nel giugno del 2024, quando la popolazione detenuta ammontava nel distretto a 1908, si registra un aumento del numero dei reclusi di 81 persone pari all’ 3,8%. Le maggiori criticità si riscontrano nelle strutture di Pescara, Chieti e Teramo ma anche altrove ci sono problemi irrisolti. A fronte di questo nella relazione si evidenziano gli sforzi dei dirigenti in tutti i penitenziari per migliorare la qualità della vita degli ospiti. “Il Direttore della Casa Circondariale di Pescara”, si legge nella relazione, “evidenzia che la principale criticità dell’istituto è relativa al grave stato di sovraffollamento: infatti, al 30 giugno si segnala la presenza di 392 unità, a fronte di una capienza regolamentare di 246 unità (una sezione è chiusa a causa della sommossa avvenuta al piano terra del padiglione penale il 17 febbraio 2025). Altra criticità è data dalla forte presenza di tossicodipendenti, circa 130, corrispondente a 1/3 della popolazione detenuta complessiva. Il numero e la tipologia di detenuti presenti, la carenza di organico e la mancanza di adeguati sistemi di controllo rendono complessa la gestione della sicurezza”. “La maggiore criticità”, è scritto nel documento in riferimento al carcere di Teramo, “è dettata dal sovraffollamento, dal sottodimensionamento dell’organico di Polizia Penitenziaria (25% circa), dalla carenza di spazi per le attività trattamentali. Riguardo ai ristretti di fede musulmana vi sono ben 66 detenuti che usufruiscono di vitto specifico, il quale non prevede il consumo di carne di maiale, e tra di essi due detenuti sono monitorati per il fenomeno di radicalismo e proselitismo di natura religiosa; per la loro assistenza religiosa sono stati intrapresi contatti con un Imam”. “Di assoluto spessore e, dunque, degna di nota è la possibilità per i detenuti della Casa Circondariale di Teramo, come per quelli ristretti a Sulmona all’Aquila, di seguire percorsi universitari, possibilità che nel periodo in osservazione si è andata consolidando ed ha coinvolto un numero crescente di detenuti (attualmente sono 14). I percorsi universitari per i reclusi nella Casa Circondariale di Teramo hanno preso l’avvio nel luglio 2016, quando alcuni docenti dell’Università di Teramo hanno iniziato ad accompagnare stabilmente e con regolarità le attività di studio dei reclusi iscritti a Corsi di Studio dell’Ateneo”. Il Direttore della Casa Circondariale di Chieti allo stesso modo, “rappresenta che la maggiore criticità dell’istituto è data dal sovraffollamento. Infatti, a fronte di una capienza regolamentare di 79 unità, alla data del 30 giugno 2025 il numero dei detenuti ha raggiunto quasi il doppio, ossia le 147 unità complessive, per cui in alcune stanze è stato necessario montare la terza branda”. Il supercarcere dell’Aquila non sembra avere gravi disagi per l’affollamento. Attualmente ospita 171 detenuti, dei quali 138 sono sottoposti al regime differenziato di trattamento ex art. 41 bis dell’Ordinamento Penitenziario e 20 detenuti cosiddetti comuni impiegati nelle lavorazioni domestiche. “La Casa Circondariale di L’Aquila”, scrive il presidente vicario della Corte, “è dunque uno dei carceri italiani con la maggiore concentrazione di detenuti appartenenti a tale categoria, pur essendo stato concepito, all’epoca della sua progettazione per tutt’altro impiego”. “La Casa Circondariale aquilana difetta di un’organizzazione strutturale idonea allo scopo, dal momento che al suo interno sono comprese sezioni destinate ad accogliere un numero di detenuti ben superiore a quello massimo che compone i singoli gruppi di socialità. Di conseguenza non è infrequente l’allocazione di tali gruppi all’interno dello stesso ambiente, con l’effetto che spesso i ristretti che non dovrebbero avere tra loro contatti, sono, di fatto, allocati in celle che affacciano sullo stesso corridoio, con conseguente assoluta promiscuità in sezione di gruppi di socialità che dovrebbero, invece, essere tra loro “impermeabili”. “La criticità, che apparirebbe di scarso interesse, rappresenta viceversa occasione di gravi tensioni nella popolazione detenuta in quanto dà origine a numerosissime contestazioni disciplinari (come inosservanza di ordini o di prescrizioni) correlate a interlocuzioni tra appartenenti a gruppi di socialità differenti, con enorme dispendio di energie e di danaro per il conseguente incardinarsi del relativo procedimento, cui di norma segue il reclamo al Magistrato di sorveglianza”. “L’esigenza di “parcellizzare” in gruppi molto piccoli i detenuti di cui si tratta, ha implicato altresì una pari parcellizzazione degli spazi a disposizione degli stessi: molte delle aree aperte, destinate ai passeggi, sono di superficie ristrettissima, ciò che preclude un’effettiva possibilità di sano movimento a soggetti che, peraltro, vedono limitata ad una sola ora al giorno la possibilità di permanere all’esterno. Tale criticità è stata da tempo vanamente segnalata all’Amministrazione, prospettando la possibilità – con lavori di modesto impegno economico – di accorpare alcune di tali aree”. “Per quanto riguarda le attività trattamentali, non vi è dubbio che le restrizioni del regime di cui si tratta limitino fortemente la possibilità di un’offerta significativa (le uniche attività lavorative possibili sono quelle relative ai lavori “domestici”) ed assolutamente inadeguata è la presenza degli educatori, che proprio in ragione del regime differenziato costituiscono una risorsa assolutamente essenziale per 86 l’attuazione dell’art. 27 della Costituzione criticità già più volte segnalata invano”. |
