Lunedì, 16 Febbraio 2026 AbruzzoRETE OSPEDALI: DOPO TERAMO “FUORI LEGGE” ANCHE LE ALTREANTONIO FORESE BOCCIA TRE ASL E SMENTISCE COSENZAAltro colpo di scena sull’affaire atti aziendali propedeutici alla riforma della rete ospedaliera abruzzese approvata dal Consiglio regionale a fine 2023 dalla maggioranza di centrodestra a guida Marco Marsilio, di FdI: “fuori legge” non c’è solo il documento della Asl di Teramo, bocciata per l’ennesima volta dall’Agenzia sanitaria regionale e dal Dipartimento Sanità, in un clima di polemiche politiche che imperversano da settimane, ma anche quelli delle altre tre aziende sanitarie abruzzesi, dell’Aquila, diretta dal primo settembre scorso da Paolo Costanzi, di Chieti (Mauro Palmieri) e Pescara (Vero Michitelli). A sollevare con note ufficiali contestazioni dettagliate è stato questa volta il solo Dipartimento Sanità della Regione Abruzzo, che insieme all’Asr ha, per legge, la responsabilità di dare il via libera congiunto alle proposte delle Asl: a mettere nero su bianco le presunte inadempienze, è stato Antonio Forese, dirigente del servizio Governance sistema sanitario regionale del Dipartimento e quindi tecnico che ha la competenza specifica. Il tutto a sorpresa visto che l’Asr aveva approvato i tre piani attuativi della norma che rivoluziona il chi fa cosa e dove di tutti gli ospedali e presidi sanitari abruzzesi, per evitare doppioni e razionalizzare l’utilizzo delle risorse economiche ed umane. A questo punto, si riparte da zero perché sono, a vario titolo, quattro i piani bocciati. Non si conoscono le motivazioni precise e non si conosco i tempi necessari per la mediazione e specialmente per la ripresentazione degli indirizzi: secondo quanto si è appreso, i rilievi sono in larga parte formali, ma è comunque un’altra tegola che si abbatte sui decisori, in questo caso sul fresco direttore del dipartimento Sanità, Camillo Odio, chiamato a trovare una soluzione al suo interno, cioè con la sua squadra dal momento che Cosenza, irremovibile nel dire no nel merito a Teramo, quegli atti li ha licenziati da tempo e, nel caso dell’Aquila, è stato in prima linea visto che il Dipartimento allora guidato da Emanuela Grimaldi, gli ha assegnato il compito di completare il documento bocciando la richiesta di proroga dei tempi presentata dalla azienda aquilana retta da dg facente funzione, Stefano di Rocco. E sullo sfondo la doccia fredda c’è anche per l’assessore regionale al ramo Nicoletta Verì, che insieme a Marsilio, aveva chiesto di chiudere la questione per varare una riforma preziosa e per mettere lo stop alle polemiche già roventi per il buco della sanità che da due anni attanaglia la Regione Abruzzo, e che per il 2025 si avvicina ai 100 milioni di euro, dopo i 103 milioni registrati come passivo nel 2024. Si complica quindi la questione degli atti aziendali attuativi di una riforma che la maggioranza riconfermata per un secondo, storico, mandato alle elezioni del marzo del 2024, ha presentato come il fiore all’occhiello dei successi amministrativi e politici dei primi cinque anni di governo regionale. Una storia che pare infinita, segnata da interessi localistici, molti rimasti sommersi, a differenza di quelli della Asl di Teramo che sono stati denunciati pubblicamente dalla politica della provincia chiamata a raccolta dall’agguerrito direttore generale, Maurizio Di Giosia, finito a sua volta nella bufera anche in seno alla maggioranza che lo ha nominato ed autore, come sottolineato dai presenti all’infuocata commissione Vigilanza di giovedì, di un attacco nei confronti del direttore generale dell’Asr, Cosenza, reo di avergli bocciato più volte il suo atto nel corso della riunione della commissione di vigilanza di giovedì scorso. Motivo delle ripetute bocciature, come ribadito a chiare lettere da Cosenza in commissione Vigilanza e da Forese nella documentazione ufficiale, è che nell’atto aziendale della Asl di Teramo erano previste le promozioni delle Unità operative semplici dipartimentali (Uosd) di Chirurgia generale dell’ospedale della Val Vibrata di Sant’Omero e di Malattie infettive dell’ospedale di Teramo a Unità operativa complessa (Uoc). Ma di Uoc di Malattie infettive, in base al decreto 70, la famigerata legge Lorenzin del 2015, che ha fissato i bacini di utenza, e a caduta nella legge regionale del riordino della rete ospedaliera, ci sono già quelle dell’Aquila, di Pescara e di Chieti, con quest’ultima che dovrà a regime essere dismessa In Abruzzo già ci sono poi 13 Uoc di chirurgia generale e dunque la Asl di Teramo potrebbe al limite declassare quella di Atri per poter promuovere quella di Sant’Omero, ma non aggiungere, in base alla stessa normativa vigente, la quattordicesima Uoc. A seguito della penultima bocciatura dell’atto aziendale da parte dell’Asr, la Asl di Teramo ha tolto la Uoc di malattie infettive, ma ha mantenuto la Uoc di Chirurgia generale, da qui un nuovo disco rosso. Il dg non ha intenzione di fare ulteriori passi indietro, difendendo a spada tratta una decisione motivata dalla necessità di frenare la mobilità passiva verso le Marche e denunciando come la nuova rete ospedaliera, così come è stata concepita, penalizza fortemente la sanità teramana. Un dg che del resto è ormai sceso in campo politicamente, dismettendo l’abito da tecnico, e ha anche rimbrottato questa testata alla quale, con un comunicato, ha impartito anche lezioni di giornalismo e comunicazione. Comunque ora la soluzione di questa vicenda, che è anche un segnale delle divisioni interne alla maggioranza, andrà in testa all’agenda politica visto che il riordino della rete è stato inserito tra gli obblighi del piano di rientro del debito sanitario presentato al Tavolo interministeriale di monitoraggio che a breve dovrà esprimere un parere – con eventuali richieste di modifiche non sindacabili – e che contiene un ventaglio di misure di contenimento e razionalizzazione della spesa per arrivare, con tappe forzate, all’azzeramento del deficit nel 2028. (b.s. – f.t.) |
