Martedì, 10 Febbraio 2026 AbruzzoLa Sanità è sempre meno un diritto universale per tuttiNegli ultimi anni è diventato un privilegio per pochiRiceviamo e pubblichiamo
Il Programma Operativo Sanitario Abruzzo 2026–2028, approvato dalla Regione, presenta criticità in particolare per la Provincia di Chieti, un territorio dove già imperversa una situazione industriale complicata sul fronte Automotive e con carenze strutturali in infrastrutture viarie e tecnologiche. Dietro la retorica dell’efficienza e della razionalizzazione, il Piano rischia di tradursi in un ulteriore indebolimento della sanità pubblica locale, deficit di personale e difficoltà di accesso ai servizi sanitari, creando disuguaglianze territoriali e penalizzando soprattutto le aree perifericheeinterne della Provincia. Per la nostra Provincia,il Programma non offre risposte concrete alla cronica mancanza di personale medico, infermieristico,sociosanitario e sorvola, inoltre, sulle criticità dei servizi connessi che completano l’offerta sanitaria nel territorio . Le stabilizzazioni annunciate non appaiono sufficienti a colmare i vuoti negli ospedali di Chieti, Lanciano, Vasto e Ortona, né a garantire servizi continuativi nei presidi minori, anzi, dal documento si evince che nel triennio, tra riduzioni e mancate sostituzioni oltre alla politica sui servizi, ci saranno riduzioni consistenti. Reparti e specialistiche formalmente potenziati ma di fatto senza rilancio, ripensamento di servizi annessi come quello che riguardano il facchinaggio e nei fatti una razionalizzazione che si abbatte nel complesso, su sistema di pulizie e della manutenzione. Con queste logiche, non si può certo affrontare il tema della mobilità passiva e delle lunghe liste di attesa che costituiscono sempre più un problema. Ma siamo fortemente preoccupati anche per quel che riguarda la situazione dell’assistenza territoriale. Il Programma infatti, richiama il potenziamento delle Case di Comunità e dei servizi di prossimità, ma senza indicare risorse e personale adeguati. Notizia di questi giorni è lo stato di avanzamento del PNNR sul fronte della “missione 6”, ovvero il potenziamento e la riforma del servizio sanitario, un avanzamento “lumaca” che dopo quattro anni ha prodotto quasi nulla, ponendo seriamente a rischio i fondi destinati per costruire case di comunità e ospedali di comunità. Scarsamente credibile le certezze espresse dalla Regione sul raggiungimento degli obiettivi, tranne se si conta per l’ennesima volta in un rinvio delle scadenze ad oggi improbabili. Nella nostra provincia tranne due case di comunità, tutte le altre sono a rischio non avendo nemmeno speso il 50% dei fondi destinati.Una mancata programmazione ed efficienza, che si ripercuote sulla popolazione a partire dagli anziani, dai malati cronici e dai cittadini residenti nei Paesi delle aree interne e montane. Senza un reale presidio sanitario pubblico e con infrastrutture carenti, senza un trasporto pubblico efficiente i cittadini si vedranno costretti a spostamenti lunghi e ricorso spesso alla sanità privata per avere prestazioni in tempi ragionevoli. Proprio sul tema delle liste d’attesa, il Piano non introduce misure strutturali capaci di dare una visione e una svolta reale sui tempi di accesso alle prestazioni. In un territorio dove già oggi visite ed esami richiedono mesi se non anni di attesa, il risultato concreto sarà un aumento della spesa sanitaria a carico delle famiglie e una sanità sempre meno accessibile per chi non può permettersi il privato. Allora serve chiarezza, se il rischio è che non si riusciranno a completare e potenziare le opere di costruzione delle case di comunità e degli ospedali di comunità e, se non ci si preoccupa poi di organizzare la presenza in tali strutture, qualora realizzate, di personale e strumentazione sufficiente al loro funzionamento e se, il tema delle lunghe attese per ottenere prestazioni dal pubblico si compensa con una visione di privato accreditato, allora noi siamo fortemente preoccupati e comprendiamo meglio ciò che viene scritto nel Programma operativo che parta di “Elaborazione di analisi di fattibilità per partenariato pubblico-privato”, ove vi è scritto chiaramente che “l’obiettivo tende a realizzare analisi di fattibilità per la ristrutturazione/riqualificazione dell’offerta del servizio sanitario regionale, attraverso il ricorso a strumenti di partenariato pubblico-privato, relativamente a presidi ospedalieri caratterizzati da elevati costi di gestione e bassa produzione di volumi di attività”. Se il diritto alla salute diventa un mero calcolo economico (costi/volumi di produzione) , allora possiamo dire che siamo di fronte ad una deriva che trasforma il diritto alla cura in un privilegio legato alla condizione del cittadino e che rischia di accentuare uno squilibrio già evidente nella provincia di Chieti . Il Programma Operativo 2026–2028, così com’è, non risponde ai bisogni delle persone. Servono scelte nette e senza colore di parte: incremento del fondo nazionale e ulteriore modifica dei criteri di assegnazione delle risorse annuali, investimenti mirati a partire dall’adeguamento di organici sostanziale, rafforzamento dei servizi territoriali e di prossimità, adeguamenti rapidi sugli ospedali pubblici con potenziamento dei servizi fondamentali per far funzionare le stesse strutture, una politica lungimirante ed effettiva che ponga al centro la riduzione dei tempi per le visite e delle liste d’attesa prendendo spunto da altre realtà regionali che pur si muovono in tal senso senza compromettere la centralità del pubblico. Sulla salute dei cittadini son si possono fare meri calcoli economici e tagli lineari. Infine, per quanto mi riguarda, sono convinto che tra i disastri del federalismo, ci sia quello sulla sanità che, declinata a livello regionale, ha prodotto un depauperamento del sistema come è evidente nei numeri, differenti trattamenti tra territori regionali e con l’aggravante che ai cittadini si chiede di contribuire sempre di più ai deficit creati senza che nessuno risponda del proprio operato. Di fronte a tutto questo che si unisce a provvedimenti nazionali che si abbattono sulle aree interne e montane come ad esempio l’ultimo provvedimento nazionale denominato “decreto Montagna” che taglia fuori dai benefici economici nazionali,14 comuni della provincia di Chieti, la CGIL Chieti continuerà a denunciare e mettere in campo ogni azione perché mai come oggi i cittadini sono soli, pur avendo una Costituzione che dovrebbe tutelare i loro diritti. Franco Spina Segretario Generale Cgil Chieti |
