Martedì, 10 Febbraio 2026 AbruzzoRiduzione dei comuni di montagna, il sindaco di Rosello: "Sotto i 600 metri non si è montani"Monaco, che è anche consigliere regionale di Avs, è fuori dal coro: "Negli ultimi 20 anni si è fatta troppa confusione tra categorie profondamente diverse"“La montagna ha bisogno di una strategia vera, con risorse dedicate e norme coerenti. È tempo di invertire la rotta. Basta parole, servono scelte concrete. Servono verità, coraggio e coerenza per restituire alla montagna ciò che le è stato tolto: rispetto, servizi, opportunità e futuro". Sono le parole di Alessio Monaco, sindaco di Rosello, comune a 927 metri di altitudine, e capogruppo Avs in consiglio regionale. Il riferimento è al tema caldo degli ultimi giorni, la cosiddetta legge Calderoli, che riduce il numero dei Comuni classificati come montani, portando quelli abruzzesi da 227 a 200. “Negli ultimi vent’anni - dice Monaco - si è fatta troppa confusione tra categorie profondamente diverse: piccoli comuni, aree montane, aree interne e territori disagiati. Termini spesso usati come fossero sinonimi, ma che invece rispondono a bisogni differenti e richiedono strumenti normativi dedicati. Questa confusione ha prodotto storture, ingiustizie e soprattutto ha danneggiato chi vive davvero il disagio strutturale della montagna”. “La verità - aggiunge - è che la politica degli ultimi vent’anni, sia di destra che in alcuni casi anche di sinistra, ha fortemente indebolito la montagna. Con decisioni precise, come la soppressione del Corpo Forestale dello Stato, presidio di forze dell’ordine realmente presente nelle aree montane, poi assorbito nei carabinieri forestali con conseguente accorpamento di tanti comandi stazione (governo Renzi). La cancellazione delle Comunità Montane, voluta dalla giunta regionale Chiodi (centrodestra), che ha eliminato strumenti di rappresentanza e gestione territoriale fondamentali. La progressiva riduzione dei presìdi sanitari e dei servizi sanitari della giunta Marsilio che continuano a impoverire ulteriormente le zone montane. Oggi molti comuni non hanno più medici di base, né servizi di emergenza urgenza e quindi neppure il diritto alla salute o alla possibilità di essere salvati in caso di emergenza. Questo è inaccettabile”.
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