Va giù duro Vincenzo D’Ercole, sindaco Castiglione Messer Raimondo, uno dei comuni esclusi.
“E’ davvero sconcertante la soddisfazione della Regione Abruzzo relativamente alla nuova classificazione dei Comuni montani. Se lo scenario fosse confermato per 26 enti della nostra regione, compreso quello di cui sono sindaco, si profilerebbe un vero e proprio bagno di sangue”.
D’Ercole prosegue: “Leggiamo di rappresentanti di governo della Regione che esultano, ma probabilmente non sono pienamente consapevoli delle conseguenze e dei paradossi che un atto di questo tipo andrebbe a generare. In primo luogo, la stessa Regione attraverso la legge 42 del 2023 ci incentiva a costituire le Unioni montane ma qualora la nuova classificazione venisse approvata una buona parte degli enti coinvolti in quel processo dovrebbe abbandonarlo con grande spreco di risorse ed energie, visto che andrebbero a perdere la qualifica necessaria di comuni montani. Per le 26 amministrazioni coinvolte ci sarebbe poi l’uscita secca dalla possibilità di concorrere per il bando Fosmit (finanziato con fondi nazionali) che assegna Non serve nemmeno sottolineare quanti vitali sono queste risorse per i nostri territori. Poi, un altro colpo alla coesione sociale proverrebbe dalla perdita per i 26 Comuni dei requisiti agevolati per costituire autonomie scolastiche: dovrebbero uniformarsi al resto dei territori, e avrebbero conseguentemente serie difficoltà a mantenere l’autonomia amministrativa dei presidi. I servizi scolastici si allontanerebbero, facendo venire meno un antidoto allo spopolamento. Lo dico con cognizione di causa, essendo Castiglione Messer Raimondo coinvolto assieme a Castilenti e Montefino, anch’essi interessati dalla perdita dei requisiti di comune montano, in un’unità scolastica con Bisenti ed Arsita”.
Prende posizione Angelo Radica, presidente di ALI Abruzzo: “C’è decisamente poco da stare da allegri: se la recente, nuova classificazione dei Comuni montani fosse confermata, 26 enti della nostra regione perderebbero finanziamenti da cui dipende in modo stringente la possibilità di garantire coesione sociale e qualità della vita ai cittadini. Servono risorse alternative”.
Radica prosegue: “Non è chiaramente la medaglietta di ‘montagna’ che interessa a chi vive e a chi amministra territori, ma la possibilità di ottenere risorse in molti casi vitali. Sanità, sostegno alle giovani coppie, agricoltura, sono solo alcuni tra i settori interessati e per cui da un giorno all’altro le amministrazioni coinvolte si troverebbero senza le risorse finora garantite. Prima di procedere all’eventuale diminuzione del numero di Comuni montani, occorre predisporre alternative per chi rimane escluso: altrimenti ci troveremmo di fronte di fatto all’ennesimo taglio alla finanza comunale predisposto dal governo”.
È poi intervenuto oggi l’assessore Santangelo che ha ribadito: “Ringrazio il ministro per gli Affari regionali Roberto Calderoli e tutta la Conferenza Stato Regioni, che nella lunga riflessione sulla revisione dei criteri di ‘comune montano’ hanno accolto le istanze dei territori. La riclassificazione licenziata nei giorni scorsi nasce da un percorso di mediazione delle diverse esigenze, che ha visto tutti noi impegnati nel portare sul tavolo le istanze specifiche delle proprie regioni. Questa nuova mappatura va letta come il punto di partenza di un dibattito in continuo divenire, che si svilupperà anche nel prossimo futuro con nuove valutazioni e che metterà sempre al centro i territori e i cittadini con le loro necessità, che ben conosco, vivendo da sempre nelle aree interne”. Si ricorda che tale riforma, in Abruzzo, porterà a 200 i comuni che potranno avvalersi dello status di ‘comune montano’ (rispetto ai 177 previsti dalla proposta Calderoli) e subendo il taglio meno drastico. f.t.
Pubblicato da Abruzzoweb