Venerdì, 6 Febbraio 2026 Abruzzo

Spunta l'idea di dare gli ospedali pubblici passivi ai privati

Il Piano elaborato potrebbe essere attivato dal 2028

 La realizzazione di “una analisi di fattibilità per la ristrutturazione/riqualificazione dell’offerta del Servizio sanitario regionale, attraverso il ricorso a strumenti di partenariato pubblico-privato, relativamente a presidi ospedalieri caratterizzati da elevati costi di gestione e bassa produzione di volumi di attività”.

E’ questo uno dei passaggi, destinato a far discutere, contenuto nel Piano operativo 2026-2028 che la Regione Abruzzo ha consegnato Tavolo di monitoraggio interministeriale della sanità, il 30 gennaio.

Passaggio che poca attenzione, nel dibattito politico ha avuto, se si fa eccezione di una nota del capogruppo del Pd in Consiglio regionale, Silvio Paolucci, definita misura “gravissima e con formulazioni vaghe e allusive” e che “lasciano intravedere una privatizzazione strisciante della sanità, soprattutto nei territori più fragili”.

Una novità da realizzare certo senza fretta, entro il dicembre 2028 e con la costituzione di un gruppo di lavoro entro giugno prossimo, e con documento istruttorio da completare entro dicembre 2027.

Ma che di  fatto apre alla possibilità di cedere ai privati interi ospedali, a cominciare da quelli meno performativi e che macinano passivi. Come, dove e a quali condizioni non è dato a sapere, perché questo appunto fretta lo dovrà dire il gruppo di studio.

Una misura che mirata a garantire risparmi alla sanità pubblica, scaricando sul privato la gestione di uno o più ospedali. sempre se al privato convenga.

Il Piano operativo 2026-2028 è stato messo a punto dal dipartimento della Salute della Regione, guidato dal neo direttore, Camillo Odio, proprio per contenere il pesante deficit sanitario che da due anni attanaglia il comparto, per il 2025  calcolato, come tendenziale, intorno ai 97 milioni di euro. Ora si attende la valutazione entro il 15 febbraio da parte del Tavolo, che avrà facoltà di imporre modifiche senza facoltà di replica.

Con questo piano, centralizzando gli appalti, risparmiando su forniture, consulenze, farmaci e con altre misure, in particolare il potenziamento della prevenzione,  la Regione Abruzzo si impegna a ridurre nel 2026 il deficit a 61,8 milioni, a 40,7 milioni nel 2027 per arrivare al pareggio nel 2028.

Tra le grandi novità, a livello di governance complessiva il Piano prevede la costituzione di una “azienda zero”, ovvero di un ente di coordinamento, con la mission di centralizzare le funzioni amministrative, gli acquisti, la programmazione e il monitoraggio, lasciando alle quattro Asl, e ai loro manager l’erogazione delle prestazioni sanitarie. E ancora: la nascita di due Aziende ospedaliere, che coprano le spese basandosi sulle prestazioni, gli esiti e i volumi, non finanziate a quota pro capite come le Asl, puntando a garantire un canale  previlegiato e dedicato alla gestione ospedaliera di alta specializzazione.

E appunto c’è poi il capitoletto dedicato al partenariato pubblico-privato, relativamente a presidi ospedalieri caratterizzati da elevati costi di gestione e bassa produzione di volumi di attività”.

L’analisi di fattibilità, si legge, “è finalizzato ad elaborare ipotesi di affidamento in gestione a soggetti privati, anche con riferimento a parte dei servizi erogati dagli stessi”.

Occorre dunque “individuare le strutture sulla base di criteri predefiniti, che identifichino i parametri di riferimento essenziali: tipologia e qualità di servizi erogati, livelli di produzione, costi di gestione; elaborare analisi su servizi suscettibili di esternalizzazione; sviluppare valutazione di costi benefici/costi –efficacia”.

L’analisi sarà condotta “su un presidio ed eventualmente estesa ad altri, anche inconsiderazione degli esiti dello studio di fattibilità”.

Di possibile cessione al privato di strutture ospedaliere pubbliche se ne era parlato già in riferimento ai costruendi Ospedali e Case di comunità, finanziati con il Pnrr, da rendere operativi, con una corsa contro il tempo entro il 31 marzo. Questo perché resta una incognita, realizzato il contenitore, il costo per renderli operativi, con personale e macchinari adeguati.

C’è poi chi osserva, senza entrare nel merito, che le tempistiche davvero dilatate per mettere a punto questo partenariato, quello che sia, cozza con lo spirito del Piano Operativo, scritto per arrivare al pareggio di bilancio entro il 2028, ovvero quando, se tutto andrà per il verso giusto, tale partenariato potrà tradursi in realtà. Ma va detto che il Piano deve prevedere anche misure a lunga scadenza per mettere definitivamente in sicurezza i conti oltre il 2028.

L’unico a lanciare l’allarme è stato intanto, nel merito, il dem Paolucci, per il quale complessivamente il Piano operativo “non è uno strumento di rilancio della sanità pubblica ma un piano fondato esclusivamente su manovre di contenimento e tagli lineari che, nel complesso, ammontano a circa 170 milioni di euro nel triennio 2026–2028. Il tutto senza considerare che, nonostante questi tagli, il Piano continua a prevedere deficit per l’intero periodo, da coprire con l’aumento delle tasse imposto dal presidente Marco Marsilio“.