Sabato, 31 Gennaio 2026 Abruzzo

DEMOS, “Per i dirigenti della TUA flotta auto aziendali"

Mentre per le aree interne arriva il no per i bus gratuiti

“Quando Demos e il Patto per l’Abruzzo hanno proposto il trasporto gratuito, intendevano un beneficio per tutti gli abruzzesi, non certo una mobilità a costo zero riservata a una ristretta cerchia di dirigenti. Quelli della Tua, una società in house a totale capitale regionale sotto il controllo analogo della Regione stessa, che destina risorse pubbliche per garantire privilegi incompatibili con la sua missione sociale. Si parla di una consistente flotta di auto aziendali di varie cilindrate assegnate personalmente a dirigenti e non solo per ragioni di servizio, ma anche per uso privato. Mi auguro di ricevere una chiara e puntuale smentita”.

Lo sostiene in una nota Alfonso D’Alfonso, segretario regionale di Demos, formazione politica progressista e di ispirazione cristiana

LA NOTA

Il lavoro, la salute, l’istruzione e la mobilità sono diritti fondamentali che la nostra Costituzione garantisce a ogni cittadino, indipendentemente dal ceto sociale o dal luogo di residenza.

Purtroppo, il rincaro dell’energia e delle materie prime, unito al deterioramento della qualità della classe dirigente, rende l’accesso a tali diritti sempre più arduo per le fasce svantaggiate e per chi vive nelle aree interne.

Il diritto a una mobilità pubblica efficiente è stata una grande conquista sociale: nella nostra Regione ha rappresentato il fattore determinante per garantire una qualità della vita accettabile nelle zone montane, permettendo l’accesso ai servizi essenziali a condizioni sostenibili.

Oggi, tuttavia, la realtà è drammatica. La capacità di spesa delle famiglie si è ridotta, mentre i costi per salute, istruzione e trasporti sono lievitati. Per una famiglia monoreddito che risiede in montagna, il costo degli abbonamenti scolastici per due figli, sommato alle spese di mantenimento di un’auto per le emergenze, impone scelte dolorose, come la rinuncia a cure sanitarie o ad altre necessità primarie.

In questo contesto, DEMOS, insieme al candidato Presidente Luciano D’Amico e a tutto il “Patto per l’Abruzzo”, aveva proposto il trasporto gratuito, indicandone chiaramente le fonti di finanziamento. Al contrario, la riconferma del governo regionale di destra ha segnato una deriva verso la privatizzazione e l’aumento dei costi a carico dell’utenza.

Attualmente, TUA affida in subappalto il 20% delle percorrenze — con l’obiettivo di arrivare al 30% — ricevendo dalla Regione circa 2,4 euro per chilometro e riaffidandoli a terzi per circa 1,8 o 1,9 euro.( dati da considerarsi indicativi).

Si genera così un margine di circa due milioni di euro che non si traduce in efficienza ma va a discapito della qualità del servizio, del turnover del personale e del rispetto degli accordi sindacali, a causa di una diminuzione di diversi milioni di chilometri percorsi direttamente dai mezzi e dai lavoratori dell’azienda pubblica.

A questo quadro già preoccupante, aggravato dalla soppressione delle residenze di lavoro nei centri montani che accelera lo spopolamento, si aggiunge una notizia sconcertante sulle scelte aziendali di TUA.

Sembrerebbe che l’azienda, pur essendo una società in house a totale capitale regionale sotto il controllo analogo della Regione stessa, destini risorse pubbliche per garantire privilegi incompatibili con la sua missione sociale. Si parla di una consistente flotta di auto aziendali di varie cilindrate assegnate personalmente a dirigenti e non solo per ragioni di servizio, ma anche per uso privato. Se confermato, questi “privilegiati” usufruirebbero di carburante e manutenzione a carico dei contribuenti e degli abbonati, utilizzando i mezzi per esigenze personali e familiari, vacanze incluse.

Viene spontaneo chiedersi: ma la Regione se ha autorizzato questa scelta ritenendola giusta e sostenibile perché non l’ ha adottata anche per i suoi dirigenti?

Purtroppo risulta difficile accettare che, mentre si chiedono sacrifici estremi agli utenti e ai lavoratori — per i quali si mette in discussione una stagione di conquiste salariali legate alla produttività — le figure apicali, già titolari di retribuzioni tra le migliori del comparto pubblico, godano di simili trattamenti di favore. Il modesto contributo eventualmente richiesto ai beneficiari non può giustificare una tale sperequazione.

Sarei lieto se i vertici aziendali, espressione politica di quella destra molto radicata nella Marsica e a L’Aquila, potessero smentire queste indiscrezioni.

È necessario che forniscano chiarimenti e dati certi che dimostrino come le risorse siano investite a favore di chi si alza all’alba e paga con fatica un abbonamento per andare a scuola al lavoro o in ospedale, e non per alimentare privilegi per pochi. Mi auguro di ricevere una chiara e puntuale smentita.