Lunedì, 15 Dicembre 2025 AbruzzoOncologia L'Aquila: Mutti si dimette con un addio al veleno“Ignorate evidenze su cure non corrette"Dopo la destabilizzante vicenda che ha fatto emergere presunte somministrazioni fuori protocollo di chemioterapia nell’ambito di una guerra senza quartiere tra i vertici medici della oncologia dell’ospedale dell’Aquila e quella territoriale sfociata in una inchiesta della procura poi archiviata, ora il reparto rimane senza “titolare”. E le conseguenze sono fragorose, in linea con la bufera che da anni caratterizza il delicato e vitale servizio a guida universitaria: il professore Luciano Mutti, oncologo di fama mondiale, primario del reparto del San Salvatore, ha sbattuto letteralmente la porta dimettendosi dall’incarico, per il quale aveva una convenzione con la Asl provinciale dell’Aquila, e lasciando contestualmente anche il ruolo di docente dell’ateneo aquilano. E lo ha fatto con una lettera dai toni molti duri inviata ai vertici universitari, in particolare al nuovo rettore, Fabio Graziosi, un cui si ha riconfermato i gravi rilievi in merito cure non ortodosse e il suo ruolo di grande accusatore nella vicenda giudiziaria. Il reparto è ora nelle mani della facente funzioni, professoressa Lucilla Verna, con compiti di coordinamento. Ora l’Ateneo dovrà correre ai riparti individuando il successore, una operazione che secondo quanto si è appreso, non sarà facile proprio per le disavventure molto gravi degli ultimi mesi. Comunque, dovrebbe essere emanato un concorso. In ogni caso la vicenda ha rappresentato una patata bollente tra Asl e Università. Intanto, Mutti è professore di oncologia alla Unicamillus a Roma, professore a contratto di oncologia transnazionale Tempio universitario a Filadelfia e, dal gennaio prossimo, docente a Londra nella prestigiosa Queen Mary University. “Ritengo inutile proseguire la mia attività in un ambiente culturale in cui le evidenze scientifiche internazionali in ambito oncologico non sono considerate prioritarie neppure davanti a giudizi valutativi redatti da esperti indipendenti e davanti alla negazione degli atti depositati”, si legge nella recente lettera di dimissioni inviata al rettore Graziosi e all’Ateneo che nei mesi scorsi non si era mossa difronte a questa grave vicenda nonostante una lettera dello stesso Mutti e dei due dg, Ferdinando Romano e il suo successore, Paolo Costanzi, in sella dal primo settembre. Da queste parole, è evidente che quello di Mutti è stato decisamente un addio al veleno legato all’esito della inchiesta giudiziaria, terminata con un nulla di fatto, innescata da un esposto con accuse gravissime di cure non ortodosse da parte del responsabile della oncologia territoriale, Enrico Ricevuto, presentato dallo stesso ormai ex primario che è finito a sua volta sotto indagine con altri sei colleghi tra cui il suo predecessore Ricevuto. L’archiviazione da parte del Gip del Tribunale dell’Aquila Marco Billi è arrivato dopo una prima richiesta in tal senso da parte del pm Ugo Timpano nonostante illustri consulenti nominati dalla Procura avessero espresso dubbi in merito a chemio fuori protocollo che avrebbero causato tossicità e accorciato la sopravvivenza in tre della decina di casi di malati poi deceduti denunciati dal grande accusatore Mutti: secondo i magistrati, non sarebbe stato possibile stabilire il nesso tra le cure sospette e le morti dei pazienti. |
