Venerdì, 20 Settembre 2013 Abruzzo

Pescara, omicidio Bucco: indagato un marinaio tunisino

Perquisita la casa dell'uomo a Francavilla: sequestrati due coltelli, un giubbino e scarpe da tennis

di Paola Aurisicchio

E’ trascorso quasi un anno dall’omicidio di Nicola Bucco, l’operaio di 53 anni ucciso a coltellate il 14 novembre 2012 nella sua casa in via Leopardi. Uno degli omicidi irrisolti della città, insieme a quello (tra gli ultimi in ordine di tempo) del commerciante Italo Ceci, le cui indagini – in questi mesi – si sono rivolte soprattutto negli ambienti del porto iscrivendo sul registro degli indagati due persone che, poi, sono state ritenute estranee alle quattro coltellate che hanno ucciso l’uomo, operaio e marinaio a tempo perso. Ma il lavoro degli investigatori, della squadra Mobile di Pierfrancesco Muriana, non si è fermato e sul registro degli indagati è finito un nome nuovo, quello del tunisino Rafik Ben Amri, 31 anni, marinaio residente a Francavilla, difeso dall’avvocato Enzo Di Lodovico.

L’iscrizione sul registro degli indagati è un atto dovuto da parte del pm Gennaro Varone che coordina le indagini, propedeutico alla perquisizione che gli investigatori hanno effettuato nell’abitazione di Francavilla. Da quella casa gli investigatori hanno portato via parecchia roba che è stata sequestrata: un giaccone, due paia di scarpe da tennis, due coltelli a serramanico – uno di 20 centimetri e l’altro di 16 centimetri – e tre porta sim card.

Nel frattempo, il materiale sequestrato è stato inviato alla polizia scientifica di Ancona chiamata a verificare la presenza di eventuali tracce ematiche e l’eventuale compatibilità con il Dna della vittima. Sarà il professor Liborio Stuppia, perito della procura, ad accertare se ci sia un collegamento tra l’indagato e Bucco.

Potrebbe essere questa la nuova pista per capire cos’è accaduto nella casa di via Leopardi dove Bucco è stato ucciso da qualcuno che conosceva perché, nel primo pomeriggio di quel 14 novembre, aprì la porta al suo assassino: l’uomo che lo colpì all’addome, alla gola, allo sterno e alla guancia. Poi, il corpo venne trovato dall’amico Vittorio Massacesi, proprietario di un bar al mercato ittico e che pure, durante le indagini, fu messo sotto torchio dagli investigatori che, però, riuscirono a ricavarne un granchè.

Dietro la morte di Bucco c’è anche una famiglia che aspetta di sapere, le tre sorelle dell’operaio morto che, sostenute dall’avvocato Alberto Faccini, aspettano di sapere chi ha ucciso il fratello.

Nei mesi successivi all’omicidio, la polizia è andata a frugare soprattutto negli ambienti del porto, quelli frequentati da Bucco, e teatro negli ultimi anni di risse e liti con coltelli con i nordafricani. Durante le indagini, gli investigatori hanno acquisito anche un fotogramma registrato sul lungomare Matteotti dalla telecamera dell’hotel a pochi metri da via Leopardi. Un’immagine in cui è inquadrato un uomo dalla pelle scura, verosimilmente nordafricano. Era Ben Amri?

Un documento importante che potrebbe ricostruire gli ultimi attimi di Bucco prima di entrare nell’appartamento in cui è stato ammazzato tra le 14 e le 16, ma un documento privo di significato se non supportato da riscontri. Dopo un anno dall’omicidio, prende corpo una nuova ipotesi investigativa, da chiarire o da scartare ancora, e che sarà esaminata quando il perito avrà effettuato le analisi sugli oggetti sequestrati.