Venerdì, 23 Ottobre 2026 Abruzzo

Imprese abruzzesi alla prova dell'efficienza energetica

Programmare meglio gli investimenti e rendere più efficienti edifici e impianti

Ridurre i consumi energetici non significa soltanto alleggerire le bollette. Per un’impresa vuol dire anche proteggere i margini dalle oscillazioni dei prezzi, programmare meglio gli investimenti e rendere più efficienti edifici e impianti. In Abruzzo il tema interessa attività molto diverse, dagli stabilimenti produttivi alle strutture ricettive, dagli uffici ai servizi pubblici, accomunate dalla necessità di conoscere con precisione dove e come viene utilizzata l’energia.

La diagnosi trasforma i consumi in decisioni

Il punto di partenza è una lettura tecnica dei consumi. Secondo il Rapporto annuale ENEA sull’efficienza energetica 2026, nel 2025 l’Italia ha conseguito risparmi per 5,1 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio, pari all’85 per cento dell’obiettivo intermedio indicato dal Piano nazionale integrato energia e clima. Il risultato riguarda famiglie, pubbliche amministrazioni e attività economiche, ma per le imprese assume un valore particolare: misurare i consumi permette di individuare gli interventi con il rapporto più favorevole tra costo, risparmio e tempo di ritorno.

Le diagnosi energetiche trasmesse a ENEA entro dicembre 2025 sono state 671, presentate da 438 soggetti obbligati. Gli interventi già realizzati hanno prodotto un risparmio di circa 29,7 ktep all’anno di energia primaria; includendo quelli individuati e programmati, il potenziale arriva a 68,2 ktep annui. Questi dati mostrano la distanza che può esserci tra conoscere una criticità e trasformarla in un investimento effettivo. La diagnosi è utile proprio perché ordina le priorità e consente di evitare interventi isolati, scelti senza una valutazione complessiva.

Edifici e impianti, gli interventi possibili

Ma come investire per ridurre i costi? Quali sono gli interventi realmente efficaci? Negli immobili aziendali una parte rilevante della spesa può dipendere dalla climatizzazione, dalle dispersioni dell’involucro e da sistemi di regolazione poco evoluti. Gli interventi possibili cambiano in base alla destinazione catastale, all’impianto esistente e alle prestazioni che il progetto riesce a raggiungere. Possono comprendere isolamento e schermature, pompe di calore, solare termico e sistemi di automazione, nel rispetto delle condizioni previste per ciascuna tecnologia. Anche la gestione degli impianti termici richiede ormai competenze aggiornate, perché scelta dei componenti, manutenzione e conformità normativa incidono sul rendimento reale.

I contributi pubblici in questo senso sono numerosi, ma il più rilevante è il Conto Termico 3.0, che ha esteso alle imprese un insieme ampio di opportunità. Per gli edifici del terziario le imprese possono accedere sia agli interventi di efficienza energetica sia a quelli per la produzione di energia termica da fonti rinnovabili. Restano però condizioni precise: l’edificio deve essere esistente, accatastato e dotato di un impianto di climatizzazione invernale funzionante. Per le imprese non sono incentivabili apparecchiature alimentate da combustibili fossili, compreso il gas naturale.

Per le imprese contano tempi e prestazioni

Prima di impegnare risorse è quindi necessario capire come funziona il Conto Termico 3.0, quali spese possono essere riconosciute e quale procedura seguire. L’incentivo può arrivare fino al 65 per cento delle spese ammissibili, ma non coincide automaticamente con una percentuale applicata alla fattura: l’importo dipende dalle formule previste per la singola tecnologia, dai massimali e dalle prestazioni dell’intervento.

Per gli interventi di efficienza energetica realizzati dalle imprese negli edifici del terziario è richiesta una riduzione della domanda di energia primaria di almeno il 10 per cento con un singolo intervento e del 20 per cento in caso di più interventi coordinati. Se la riduzione raggiunge almeno il 40 per cento, è prevista una maggiorazione del 15 per cento sull’intensità massima dell’aiuto. Sono soglie che rendono indispensabili una valutazione iniziale attendibile e una progettazione capace di dimostrare il risultato.

Un altro passaggio decisivo riguarda i tempi. Le imprese devono presentare al GSE una richiesta preliminare prima dell’avvio dei lavori. Procedere con il cantiere e ricostruire la pratica in un secondo momento può quindi compromettere l’accesso al contributo. La documentazione comprende, a seconda del progetto, diagnosi energetica, attestazioni sulle prestazioni, asseverazioni tecniche, pagamenti tracciabili e rendicontazione delle spese.

Un investimento da inserire nella strategia aziendale

L’efficienza energetica produce risultati più solidi quando entra nella programmazione dell’impresa e non viene trattata come una semplice sostituzione di apparecchiature. Una pompa di calore correttamente dimensionata, un sistema di controllo dei consumi o un intervento sull’involucro possono ridurre le spese operative, ma devono essere coerenti con l’uso dell’edificio, gli orari di attività e i programmi di crescita.

Per le aziende abruzzesi la sfida è passare dall’emergenza energetica a un piano verificabile: misurare, stabilire priorità, controllare l’ammissibilità delle spese e predisporre i documenti prima di iniziare. In questo modo l’incentivo può sostenere un investimento già motivato sul piano industriale, invece di determinarlo da solo. Il vantaggio non si esaurisce nel contributo ricevuto, ma continua nella riduzione dei consumi e nella maggiore prevedibilità dei costi.