Martedì, 22 Settembre 2026 VasteseAlla Pierurg 10 ore di sciopero per portare la vertenza "in luoghi visibili"Lo hanno deciso i lavoratori assieme alla Fiom Cgil, Fim Cisl e la RsuSi allarga la mobilitazione alla Pierburg di Lanciano. Dopo la proclamazione dello stato di agitaizone, è stato proclamato un ulteriore pacchetto di 10 ore di sciopero. Fiom Cgil, Fim Cisl e la Rsu spiegano che, dopo le assemblee svolte nello stabilimento di Lanciano a seguito dell’incontro del 14 settembre al ministero delle Imprese e del Made in Italy, le lavoratrici e i lavoratori hanno discusso della situazione e delle prossime iniziative di mobilitazione. Lo sciopero, anticipano i sindacati, “verrà utilizzato per caratterizzare la vertenza in luoghi visibili, portando fuori dagli stabilimenti la protesta e rendendo evidente a tutti la gravità della situazione. Non intendiamo accettare che una vertenza che riguarda centinaia di lavoratrici e lavoratori, due stabilimenti e un patrimonio industriale costruito in decenni venga gestita nel silenzio e senza alcuna garanzia sul futuro”. La mobilitazione viene portata avanti anche nello stabilimento di Livorno, dove i lavoratori hanno scioperato nella giornata di lunedì 21 settembre. “Per l’ennesima volta - attaccano i sindacati - Pierburg e Rheinmetall hanno fatto scena muta al tavolo ministeriale. Poi, pochi giorni dopo, sembra abbiano molto da narrare ai lavoratori, quasi a raccontare gesta epocali. Sono mesi che di parole, al tavolo istituzionale, ce ne sono poche e soprattutto mancano i fatti. Sono mesi che, nonostante gli impegni assunti nei confronti delle lavoratrici e dei lavoratori e nonostante al Mimit sia stato istituito un tavolo permanente sulla crisi Pierburg, Rheinmetall ha proceduto nella vendita senza passare realmente dal confronto con le organizzazioni sindacali e senza costruire quelle garanzie industriali e occupazionali che abbiamo chiesto fin dall’inizio”. “Rheinmetall - proseguono - ha scelto di mettere al sicuro quelli che considera i propri “gioielli di famiglia” e di liberarsi di ciò che evidentemente ritiene non più strategico, dopo che proprio quel patrimonio industriale ha prodotto ricchezza per molti anni. E mentre in Germania sono state definite garanzie per i lavoratori, per i lavoratori italiani non è arrivata una tutela equivalente. Anzi, nel percorso di cessione abbiamo assistito a modifiche del perimetro, a un’operazione che porta verso il fondo Aequita e a una situazione nella quale oggi dobbiamo ricordare che lo stesso soggetto Pierburg aveva inizialmente considerato Aequita non adeguata all’operazione. A questo punto una domanda è inevitabile: Aequita cosa ha da dire? Ha un progetto industriale? Ci saranno investimenti? E il futuro degli stabilimenti? Ma soprattutto, quali garanzie occupazionali vengono messe sul tavolo?”. "Se esiste un progetto - invitano Fiom Cgil, Fim Cisl e la Rsu - lo si venga a raccontare nelle sedi istituzionali. Se esistono garanzie, le si mettano nero su bianco. Se esiste un futuro industriale, lo si dimostri con investimenti, lavoro e occupazione. A questo punto riteniamo indispensabile che il confronto venga aperto anche con Aequita I sindacati spiegano che la mobilitazione proseguirà, portando la protesta “nei luoghi dove deve essere vista e ascoltata, come accaduto a Livorno sentiamo già ‘puzza’ di plenaria unilaterale, l’azienda venga a parlare al tavolo istituzionale, già dovrebbe sapere cosa accadrà se dovesse andare avanti unilateralmente. Il ministero pretenda risposte da chi è fornitore dello Stato e guadagna miliardi con le nostre tasse”, concludono.
|
