Sabato, 29 Agosto 2026 AbruzzoMarinelli e Paolucci: “Abruzzo ultimo in Italia per le prime visite specialisticheI due esponenti del P.D. asseriscono che "solo una ricetta su tre diventa una prestazione”“La propaganda può raccontare una sanità abruzzese modello, ma i numeri raccontano un’altra realtà. E questa volta sono impietosi: l’Abruzzo è ultimo in Italia per la quota di prescrizioni di prime visite specialistiche che si trasformano effettivamente in prestazioni, con appena il 33,7%”, così il segretario regionale del Pd Daniele Marinelli con capogruppo Pd in Consiglio regionale Silvio Paolucci. “Dai dati si evince che solo una ricetta su tre diventa una visita – spiegano Marinelli e Paolucci –. È il dato peggiore tra tutte le Regioni, lontanissimo da realtà come la Provincia di Bolzano, al 67,7%, e anche dalle altre regioni del Centro-Sud. È la fotografia di un sistema che non riesce a garantire ai cittadini una risposta alla domanda di salute. Dietro quel 33,7% ci sono persone che aspettano, rinunciano, si rivolgono al privato o semplicemente rinunciano a curarsi. Da anni Marsilio ci racconta della sanità abruzzese come di un modello nazionale. La verità è che questo modello esiste soltanto nella sua mente. I cittadini, invece, fanno i conti ogni giorno con liste d’attesa, carenza di personale e servizi che non riescono a dare risposte. Questi numeri dovrebbero bastare per smettere di fare propaganda e iniziare finalmente a governare la sanità. Lo sapevamo: chi può paga, chi non può non si cura – aggiungono –. Questi dati fotografano una conseguenza precisa di una sanità che non riesce più a garantire universalità e accesso alle cure. Quando una persona non riesce a ottenere una visita attraverso il servizio sanitario, spesso l’alternativa diventa rivolgersi al privato. Ma non tutti possono permetterselo. E per chi non ha le risorse, il rischio concreto è rinunciare alla prestazione e quindi alla cura. Per questo, mentre la Regione continua a vantare un modello che i numeri smentiscono, almeno si abbia il coraggio di intervenire sugli strumenti che possono ridurre le disuguaglianze. A partire dalla revisione dei criteri di esenzione dal ticket, che devono tenere maggiormente conto delle condizioni economiche reali delle famiglie e delle persone. La sanità pubblica deve garantire le cure a tutti, non soltanto a chi può permettersi di pagare quando il sistema pubblico non risponde. È questa la sfida che la Regione continua a non affrontare”. |
