Venerdì, 14 Agosto 2026 Abruzzo

Sventato il tentativo di introdurre in carcere tre smartephone

A Pescara fermata una donna grazie all'intuito degli agenti penitenziari

Stava per fare entrare tre smartphone ma ha fatto male i conti con la capacità degli operatori penitenziari del reparto colloqui del carcere di Pescara nel sapersi districare in tema di controlli di polizia.

E’ stato così che a una donna, intenta a fare colloqui visivi con una persona arrestata qualche giorno prima, all’atto della perquisizione personale prevista in questi casi, le  sono stati trovati addosso i tre dispositivi vietati dalla legge.

A dare la notizia dopo l’avvenuta comunicazione di rito all’Autorità Giudiziaria competente è il segretario Nazionale del Cnpp-Spp, Mauro Nardella.

“Tre apparecchi che avrebbero potuto alimentare la criminogenesi carceraria visto che i telefoni all’interno degli istituti di pena italiani spesso e volentieri vengono utilizzati per portare avanti, anche stando in carcere, i propositi criminosi. -spiega Nardella- L’articolo 391 ter è impietoso nei confronti di chi agisce per favorire lo smercio e l’utilizzo di telefoni in carcere. Fuori dei casi previsti dall’articolo 391 ter del codice penale, infatti, chiunque  procura a un detenuto un apparecchio telefonico o altro dispositivo idoneo ad effettuare comunicazioni o comunque consente a costui l’uso indebito degli strumenti o introduce in un istituto penitenziario uno dei predetti strumenti al fine di renderlo disponibile a una persona detenuta è punito con la reclusione da uno a 4 anni”.

Per questo motivo la donna è stata deferita alla Procura della Repubblica di Pescara cui la comunicazione della notizia di reato è stata inviata nei tempi previsti dalla legge.