Venerdì, 17 Luglio 2026 Abruzzo

Liste di attesa: l'Abruzzo tra le Regioni bocciate

Promosse solo Marche, Basilicata e Veneto

Secondo l’analisi realizzata da Salutequità, solo la Basilicata e le Marche nei primi cinque mesi del 2026 sono in grado di garantire il rispetto dei tempi massimi di attesa per una visita in almeno il 90% dei casi, la soglia prevista per legge, nei codici di priorità B (breve, 10 giorni), D (differita, 30 giorni) e P (programmata, 120 giorni).

Per gli esami diagnostici uniche regioni in regola sono ancora una volta la Basilicata e il Veneto

Nessuna delle altre regioni può vantare invece il rispetto delle tempistiche in tutte e tre le categorie di visite e analisi brevi, differite e programmate, e l’Abruzzo è tra queste, assieme a Campania, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Lombardia, Provincia autonoma di Bolzano, Provincia Autonoma di Trento, Puglia ed Umbria.

Praticamente in Italia solo 6.862.469 di cittadini vedono rispettati i tempi massimi di attesa previsti dalla Legge, cioè l’11,64%.

L’analisi è stata condotta sulla stessa Piattaforma Nazionale sulle liste di attesa del Ministero della Salute, introdotta per legge due anni fa, e gestita dall’Agenas. Il 90% è la soglia di garanzia prevista dal Piano nazionale approvato a giugno 2026, per la piena adempienza delle Regioni in materia di rispetto dei tempi di attesa.

In conclusione, “i dati ci restituiscono un quadro di un’Italia che ha grandi difficoltà a garantire il diritto dei cittadini ad ottenere un accesso tempestivo alle cure e con profonde differenze tra Regioni”.

Quello dell’abbattimento delle liste di attesa è una delle grandi sfide a cui è chiamata la Regione di Marco Marsilio, di Fdi. e dell’assessore Nicoletta Verì, assieme all’abbattimento del deficit con l’applicazione del piano operativo imposto dal governo centrale e dal tavolo interministeriale di monitoraggio.

Nello stesso Piano operativo, mission è quella di abbattere le liste di attesa, ancora insopportabilmente lunghe, per avere una visita e sottoporsi ad una analisi, il che comporta la rinuncia alle cure e, per chi se lo può permettere, il ricorso alla sanità privata a pagamento. Tra le ultime misure messe in campo, su cui si ripone grande fiducia, il progetto regionale Vna, acronimo di Vendor Neutral Archive, messo a punto da Riccardo Urbani, super consulente del presidente della Regione, ’iniziativa, sviluppata in linea con gli obiettivi del Pnrr, che  ha permesso di realizzare una piattaforma regionale per centralizzare e condividere in modo sicuro le immagini radiologiche e i relativi referti prodotti dalle quattro Asl abruzzesi.

Tornando al rapporto: l’Abruzzo in particolare per le visite brevi rispetta le tempistiche di 10 giorni nel 74,2% dei casi, delle visite differite, 30 giorni, nel 63,8% dei casi, delle visite programmate, 120 giorni nell’83,9% dei casi. Tre inadempienze, dunque, perché la soglia minima deve essere appunto del 90%.

Lo stesso dicasi per gli esami diagnostici: 62% per i “brevi”, 62,4% per i “differiti”, 68,3% per gli esami “programmati”.

Ma il problema, appare Basilicata e Marche, riguarda tutte le regioni: per le visite brevi rispettano i tempi solo Veneto, Sardegna Piemonte, Calabria e Basilicata.

Per le visite differite nessuna, a parte Basilicata e Marche, per per visite programmate Lazio, Molise, Sicilia Toscana, Val d’Aosta, e ancora Veneto.

E non va meglio per gli esami diagnostici.

Osserva Saluteequità: “per un’analisi più completa e ragionata, questi dati sul rispetto dei tempi di attesa, che emergono dalla Piattaforma, andrebbero letti in combinato disposto anche con altre evidenze. Innanzitutto, la piattaforma monitora i tempi di attesa di sole 55 prestazioni di specialistica ambulatoriale (esami diagnostici e prime visite) su 2.108 cioè il 2,61%, quindi una parte molto residuale di tutte le prestazioni garantite nei LEA. Anche l’eventuale adempienza delle Regioni è quindi relativa ad una quota molto parziale di prestazioni, non sufficiente a fotografare la reale e piena capacità delle Regioni di garantire il rispetto del diritto dei cittadini ad ottenere tutte le cure nei tempi giusti”.

In secondo luogo, “alcune regioni presentano una percentuale di prenotazioni con classi di priorità P di gran lunga superiori alle altre. È il caso della Basilicata, che pur essendo adempiente su classi B, D, e P, mentre nessun dato è disponibile per la classe di priorità U, ha l’85% di prenotazioni in classe P, contro l’8,8% dell’Emilia-Romagna e il 7,8% della Toscana (dati Agenas)”.

Si legge infine nel rapporto: “Se la Piattaforma Nazionale sulle Liste di Attesa rappresenta un risultato e un’innovazione importante nella governance del SSN, i margini per un suo rafforzamento, anche in una chiave di trasparenza e accountability, sono ancora molto importanti e un imperativo categorico per il sistema. Innanzitutto, i dati contenuti nella Piattaforma dovrebbero rilevare e concorrere alla valutazione istituzionale della capacità delle Regioni di garantire i LEA, arricchendo con batterie di indicatori l’attuale Nuovo Sistema di Garanzia dei LEA (NSG), che attualmente ha un solo indicatore “core” sulle liste di attesa.

La Piattaforma “dovrebbe inoltre essere aggiornata in tempo reale. Ad oggi è ancora ferma a maggio 2026. Le prestazioni monitorate sono ancora troppo poche rispetto all’intero paniere LEA. Manca una sezione che renda chiaro ai cittadini, con un quadro di insieme, quali siano le Regioni che garantiscono i tempi massimi di attesa, rispettando la soglia di garanzia del 90% dei casi, prevista dalla Legge. Non ci sono sezioni e dati sull’attivazione e sull’efficacia dei percorsi di tutela per i cittadini (salta code) attivabili quando le Regioni non siano in grado di rispettare i tempi massimi di attesa. Manca inoltre una sezione che illustri le caratteristiche degli ambiti di garanzia delle Regioni, cioè l’ambito di territorio entro il quale devono essere garantiti i tempi massimi di attesa, nonché il loro livello di rispetto dello standard nazionale e cioè “raggiungibilità e prossimità”. Infine, non c’è ancora una sezione dedicata all’informazione al cittadino sulle modalità di tutela dei suoi diritti in caso di superamento dei tempi massimi di attesa e anche sui suoi doveri”.

Filippo Tronca

Pubblicato su AbruzzoWeb