Martedì, 14 Luglio 2026 Abruzzo

Il giardino delle rose dimenticate si arricchisce di nuove varietà

L'iniziativaè tappa del programma estivo del progetto "pe' nin perde la sumente"

La rosa della “Madonna delle rose”: sarà questo il raro e prezioso tesoro botanico che andrà ad arricchire il giardino adiacente al santuario rurale della Madonna delle Rose, nel comune di Torricella Peligna, nel versante orientale della Maiella, in provincia di Chieti.

L’occasione della messa a dimora sarà rappresentata dalla nuova edizione de “Il Giardino delle rose dimenticate”, giovedì 16 luglio dalle ore 17, su iniziativa della Bio Cantina Sociale Orsogna, in collaborazione ancora un volta con l’amministrazione comunale di Torricella Peligna guidata dal sindaco Carmine Ficca, nella chiesa risalente al XIX secolo, fulcro del culto mariano che nel territorio è ben più antico e radicato.

Interverranno, oltre al sindaco Ficca, Giuseppe Micozzi e Camillo Zulli, rispettivamente presidente e direttore ed enologo di Bio Cantina Sociale Orsogna, Luciano Di Martino, direttore del Parco nazionale della Maiella, Antonio Di Renzo, botanico, ed Aurelio Manzi, etnobotanico.

Saranno presenti anche altri sindaci del comprensorio.

Momento clou sarà dunque la messa a dimora, con la benedizione don Andrea, ad arricchire ulteriormente il giardino, di talee di rose “ancestrali”, a cinque petali, e “sacre”, ovvero identitarie dei siti di culto mariano, provenienti dal territorio abruzzese, compresa la nuova arrivata, la rosa della Madonna delle rose.

L’iniziativa è il primo evento del ricco programma estivo di “Pe’ nin perde la sumente”, progetto varato dalla Bio cantina sociale Orsogna, leader in Abruzzo e in Italia con circa 300 soci operativi su 1.500 ettari di vigneto nella viticoltura biologica e biodinamica, in collaborazione con la Banca del germoplasma del Parco nazionale della Maiella, che ha come obiettivo quello della salvaguardia della biodiversità vegetale, animale e culturale dei territori montani e pedemontani, dove per secoli i contadini hanno coltivato, addomesticato e conservato le varietà autoctone e facendosi depositari di conoscenze da non disperdere e da trasmettere alle generazioni future