Lunedì, 22 Giugno 2026 Abruzzo

Ritrovate le sorelline sparite dalla Casa Famiglia di Civitella Alfedena

Madre, compagno e nonno fermati per sequesto di persona

 All’alba di oggi, poche ore dopo il ritrovamento delle due sorelle di 16 e 12 anni, Alisya e Sarah, scomparse dalla casa famiglia di Civitella Alfedena (L’Aquila) due settimane fa, è scattato il blitz delle forze dell’ordine nei confronti della madre, Valentina Dacunto, del suo compagno, Vincenzo Esposito, e del padre della donna, Marco Dacunto.

L’accusa, secondo quanto riferisce l’agenzia Lapresse, è sequestro di persona. La donna, è in carcere a Teramo, il suo compagno e il nonno delle ragazze, sono in quello di Sulmona.

Le due sorelle verranno affidate ad una casa famiglia del circondario di Cassino. Le ragazze, stando alle prime informazioni, stanno bene, ma sono provate anche dalla grande attenzione mediatica.

Nel corso delle attività, i militari e le forze speciali hanno fatto irruzione nell’abitazione di una persona di 80 anni, dove si trovavano le ragazze, inizialmente indicata come uno zio, nel quartiere Rio Fresco, a Formia, a fianco della seconda abitazione della madre, Il blitz con tre pattuglie dei carabinieri è scattato ieri alle 21,30 di ieri, guidato dal procuratore di Sulmona, Luciano D’Angelo. La 80enne è indagata a piede libero.

“Non sapevo nulla, me l’hanno portate e basta”, ha detto l’ottantenne intervistata da Rainews24, la donna – che sarebbe una lontana parente della mamma delle giovani – spiegando che non sapeva che i carabinieri stessero cercando le ragazze. “Mi ha detto: ‘mi può tenere le due bambine?’ e basta. Io ho detto ‘perché no'”, racconta la donna che ha anche aggiunto di non essere mai uscita con le bambine. “Io non esco già di mio – ha sottolineato -. Mi dispiace, adesso sto male io”.

Entro i termini previsti dalla legge, precisamente entro 48 ore, la Procura della Repubblica di Sulmona provvederà a richiedere la convalida del fermo al giudice, lasso di tempo in cui gli indagati avranno la possibilità di espletare tutte le loro difese.

A disporre le perquisizioni in tutto il Lazio Sud, all’inizio della settimana, era stato il procuratore della Repubblica di Cassino, Carlo Fucci.

“Alisya e a Sarah sono sane e salve dopo due settimane terribili fatte di ansia preoccupazione ma mai ho pensato in negativo. Si inizia una nuova vita si riparte da zero”; è la reazione scritta su Facebook da Stefano Di Giacinto, il papà delle due sorelline.

“Siete stati tantissimi a darmi la forza di andare avanti e di non mollare mai – aggiunge -. Dieci anni di battaglie con lieto fine. Diamo tempo alle ragazze di riprendersi gli anni che qualcuno ha negato loro di potersi godere. Papà c’è. Vi amo”.

Aveva dichiarato in precedenza: “Segnalo che la scomparsa delle due adolescenti è avvenuta una settimana dopo la sentenza del Tribunale di Cassino che aveva revocato la genitorialità della madre”.

La scoperta arriva al termine di giorni di ricerche e accertamenti coordinati dalle procure di Sulmona e Cassino. Gli investigatori si sono concentrati su alcuni biglietti con messaggi in codice trovati nella cameretta delle due sorelle, posta sotto sequestro, e sulle immagini di videosorveglianza che avevano documentato i loro ultimi spostamenti prima della scomparsa.

Ieri la madre delle ragazze aveva confessato al suo avvocato di temere il peggio: “Pensa che le ragazze non ci siano più, sono morte. Dice che è impossibile che se sono vive non abbiano trovato il modo di tornare da lei”, aveva riferito il legale.

La Procura di Sulmona aveva aperto un fascicolo per sottrazione di minore dopo la scomparsa delle due sorelle dalla comunità educativa in cui erano ospitate.

L’ipotesi dell’allontanamento volontario con l’aiuto di qualcuno che le conosceva era stata avanzata da Alessia Natali, referente per l’Abruzzo dell’associazione Penelope, che aveva parlato di una partenza in auto dopo un breve percorso a piedi delle due ragazze.

“Suppongo siano state aiutate in tutte le fasi del loro allontanamento: penso siano uscite dalla struttura aiutate da qualcuno che conosceva la casa famiglia, passando per punti bui, come ad esempio la finestra rotta. Avranno percorso poi una parte di sentiero che dalla struttura va verso la riserva La Camosciara, anche lì non da sole, supportate da qualcuno che conoscevano, di cui si fidavano”.