Martedì, 19 Maggio 2026 Vasto

La sfida dimenticata della sanità accreditata e socio-sanitaria

Daniele Leone: "salario giusto o lavoro giusto?"

Riceviamo e pubblichiamo:

“Negli ultimi mesi il dibattito politico e sindacale si è concentrato sul tema del cosiddetto “salariogiusto”, introdotto anche nel recente Decreto-Legge n. 62/2026. Un tema importante, che però rischia di restare incompleto se non viene calato nella realtà concreta di migliaia di lavoratrici e lavoratori della sanità italiana.
Perché il vero problema oggi non riguarda soltanto quanto si guadagna, ma anche quali diritti vengono riconosciuti.
Nella sanità accreditata e socio-sanitaria italiana operano circa 450 mila professionisti tra infermieri, OSS, fisioterapisti, tecnici, educatori e operatori della riabilitazione. Un mondo che comprende RSA, centri di riabilitazione ex art. 26 della Legge 833/1978, strutture psichiatriche, residenze protette, lungodegenze, cliniche accreditate e ospedali classificati.
Sono strutture che ogni giorno garantiscono una parte fondamentale dell’assistenza pubblica prevista dall’articolo 32 della Costituzione, spesso in territori fragili e aree interne dove rappresentano l’unico presidio sanitario presente.
Eppure proprio questo settore vive oggi una delle più profonde contraddizioni del sistema sanitario italiano. I contratti ARIS RSA e AIOP RSA risultano senza rinnovo da circa 14 anni, mentre quelli degli ospedali classificati e delle cliniche accreditate attendono il rinnovo da circa 8 anni. Nel frattempo sono aumentati il costo della vita, l’inflazione, il peso delle responsabilità professionali e soprattutto la complessità assistenziale.
Le RSA e i centri riabilitativi oggi assistono pazienti con SLA, demenze avanzate, Parkinson, ventilazione assistita, PEG, tracheostomie e gravi disabilità neurologiche e psichiatriche. Eppure il settore continua a essere frammentato in numerosi contratti collettivi differenti, con profonde disparità salariali e normative.
Possiamo davvero parlare di “salario giusto” quando lavoratori che svolgono attività analoghe hanno diritti diversi a seconda della struttura in cui operano? Perché il problema non riguarda soltanto la retribuzione, ma anche ferie, permessi, congedi parentali, malattia del bambino, indennità di turno, indennità di rischio professionale, aggiornamento professionale, ECM, diritto alla mensa, possibilità di crescita professionale e tutele normative complessive.
Per questo oggi la vera sfida non è soltanto garantire una giusta retribuzione. È costruire finalmente un “lavoro giusto”.
Servono rinnovi contrattuali veri, una revisione delle rette e standard assistenziali aggiornati.
Perché senza lavoratori tutelati e valorizzati, anche il diritto alla salute rischia lentamente di indebolirsi.”

Daniele Leone, infermiere