Martedì, 12 Maggio 2026 AbruzzoLa Regione Abruzzo allarga le maglie per eolico e solareDi Matteo, “2 GW entro il 2030, siamo in ritardo”Impianti fotovoltaici anche nelle aree che ricadono all’interno di Siti di interesse comunitario, i Sic costituenti la Rete natura 2000, seppure con determinati requisiti e limiti, e fino ad un chilometro di distanza da autostrade e insediamenti industriali, 350 se è zona agricola. L’Abruzzo con la legge approvata il 21 aprile ha dovuto allargare le maglie ed estendere le aree idonee dove poter realizzare impianti da fonti rinnovabili, modificando la legge approvata l’anno scorso, che venendo incontro alle istanze della tutela del paesaggio e delle sensibilità più ambientaliste e conservative, era stata più restrittiva, scatenando però lo scontento delle imprese pronte ad investire in questo settore.In realtà la regione in alcuni casi specifici è andata anche oltre i criteri minimi fissati ora a livello nazionale. Particolare ed esclusiva tutela viene invece mantenuta, in ogni caso, anche nelle aree limitrofe ad aree industriali e autostrada per le aree agricole ricadenti del Fucino, “dell’elevata valenza strategico-economica”. Una “via obbligata”, questo parziale dietrofront, come hanno ricordato il capogruppo di Forza Italia, e presidente della seconda commissione Territorio e Ambiente Emiliano Di Matteo, e il consigliere con delega all’Energia, Nicola Campitelli, di Fdi: ad imporla la legge nazionale che ha posto precisi paletti alle regioni, riducendo i margini di discrezionalità.inizialmente il governo aveva dato alle regioni la possibilita’ di suddividere il proprio territorio in tre categorie: le aree idonee alle rinnovabili, dove gli iter autorizzativi avrebbero avuto un iter semplificato e velocizzato; le aree a regime ordinario, dove le procedure avrebbero avuto le modalita’ ordinarie;, le aree non idonee, dove cioe’ ben difficilmente si sarebbe potuto realizzare un impianto.Il Tar lazio ha bocciato in parte questo decreto per cui il governo lo ha riscritto eliminando per le regioni la possibilità di individuare aree non idonee, chiamate ora solo a definire le aree idonee. il governo ha pure indicato dei criteri minimi per individuarle. Il 2030 del resto si avvicina e l’Italia deve centrare l’obiettivo, con un forte ritardo accumulato, dell’incremento della produzione di energia rinnovabile di ben 80 gigawatt, con quota parte imposta all’Abruzzo di 2 gigawatt.Ha ricordato lo stesso Di Matteo in aula: “il governo ha cambiato l’approccio, prima ha dato più margine di manovra alle regioni per individuare le aree idonee e quelle non idonee, ora si dice quali sono le aree idonee e non c’è più discrezionalità”. Ha poi sottolineato che “noi siamo già a rischio commissariamento, se continuiamo ad essere così distanti dagli obiettivi del 2030. Ma c’è chi dice che gli impianti fotovoltaici sono brutti, come pure le pale eoliche, impattano troppo sul paesaggio. Viviamo davvero in uno strano paese, che ha detto no al nucleare, a furor di popolo ed il risultato che oggi basta qualsiasi conflitto internazionale per compromettere la nostra possibilità di approvvigionamento energetico. La virtuosa Spagna, vorrei poi ricordare, ha puntato sulle rinnovabili prima di noi, ma ha anche le centrali nucleari e ora ha una relativa autonomia energetica”, nel bel mezzo del conflitto causato dall’attacco di Israele e usa contro l’Iran e conseguente blocco dei flussi di greggio nel canale di Hormuz.Nello specifico, nella nuova norma diventano come detto aree idonee all’installazione degli impianti da fonti rinnovabili, le aree incluse nella Rete Natura 2000 le zone di protezione dei siti Unesco”, con una scelta che va oltre rispetto ai criteri minimi fissati dalla norma quadro nazionale, che pure nel decreto aveva chiesto alle Regioni, nella definizione delle aree idonee, di “salvaguardare le specificita’ delle aree incluse nella rete natura2000 e delle aree naturali protette”Aree idonee restano poi sia per l’eolico e il fotovoltaico, “le cave e le miniere cessate, non recuperate o abbandonate o in condizioni di degrado ambientale, e le porzioni di cave e miniere non suscettibili di ulteriore sfruttamento”, le “discariche ed i lotti di discarica chiusi ovvero ripristinati”, “le cave e miniere ripristinate”, “le aree, diverse da quelle agricole, finalizzate alla realizzazione di impianti fotovoltaici al servizio di una comunità energetica rinnovabile”, ma con potenza massima fino ad 1 megawatt. Per il solo fotovoltaico la novità è che si estende la distanza dagli stabilimenti e impianti industriali di 350 metri, se classificate agricole, e 1000 metri, se diverse dalle aree agricole. Quest’ultima distanza, come si vedrà introdotta dalla Regione Abruzzo anche per altre casistiche, è una novità rispetto ai criteri minimi nazionali, rendendo la norma regionale più permissiva rispetto a quanto richiesto dallo Stato.Come pure la distanza dalle aree adiacenti alla rete autostradale o alle strade con almeno due corsie per ciascun senso di marcia, a 300 metri, in caso di area agricola, e a 1000 metri negli altri casi, dal ciglio della strada. Restano idonee “le aree interne agli stabilimenti e agli impianti industriali, non destinati alla produzione agricola o zootecnica né alla produzione di energia da fonte rinnovabile”, “le aree a destinazione industriale, direzionale, artigianale, commerciale, ovvero destinate alla logistica o all’insediamento di centri di elaborazione dati”, “gli edifici e le strutture edificate e relative superfici esterne pertinenziali”, “le aree adibite a parcheggi, limitatamente alle strutture di copertura”,“gli impianti e le relative aree di pertinenza ricadenti nel perimetro di competenza del servizio idrico integrato”. Per gli impianti di produzione di biometano: “le aree interne agli stabilimenti e agli impianti industriali, non destinati alla produzione agricola o zootecnica né alla produzione di energia da fonte rinnovabile”, “le aree anche classificate agricole che sono racchiuse in un perimetro i cui punti distano non più di 500 metri dagli impianti industriali e dagli stabilimenti”, “le aree anche classificate agricole racchiuse in un perimetro i cui punti distano non più di 500 metri da zone a destinazione industriale, artigianale e commerciale, compresi i siti di interesse nazionale”, “le aree anche se classificate agricole adiacenti alla rete autostradale o alle strade con almeno due corsie per ciascun senso di marcia, entro una distanza non superiore a 1000 metri dal ciglio della strada”, “le aree adiacenti alle centrali di trasformazione delle linee elettriche della rete di trasmissione nazionale (RTN) entro una distanza non superiore a 500 metri, compatibilmente con la pianificazione del gestore della RTN e la disponibilità degli stalli esistenti”, “le aree all’interno dei porti e degli interporti”. Non rientrano tra quelle “idonee”, pur non potendole piu’ definire “non idonee”, come detto, “le aree agricole ricadenti nell’ ‘ex alveo del lago Fucino’ perimetrate esternamente dalla strada denominata ”via circonfucense” in ragione “dell’elevata valenza strategico-economica nonché dell’importante vocazione agricola che assume la zona denominata del ”Fucino” per l’intera Regione Abruzzo”, fatta eccezione per i progetti che prevedano impianti fotovoltaici finalizzati alla costituzione di una comunità energetica rinnovabile oppure destinati all’auto consumo anche collettivo, in tutti i casi di potenza massima fino ad 1 MW”. E ancora: “le aree con classificazione agricola che siano oggetto di investimenti finanziati con contributi regionali, statali o europei sottoposti a vincolo di destinazione dalla normativa di riferimento prima che siano decorsi i termini previsti dagli impegni assunti ai fini dell’erogazione dei medesimi finanziamenti”, “le aree agricole con colture permanenti quali: vigneti ad esclusione di quelli destinati all’autoconsumo, frutteti, tartufaie e oliveti, questi ultimi con densità superiore a 50 piante per ettaro e una superficie superiore a cinquemila metri quadrati”, “le aree individuate dal Piano di Azione per la Tutela dell’Orso Marsicano”.Limitatamente all’installazione di impianti di generazione elettrica alimentati da biomasse, gas di discarica, gas residuati dai processi di depurazione, biogas, nonché di produzione di biometano “l’area che si estende fino a 200 metri dalla delimitazione delle zone omogenee A e B degli strumenti urbanistici comunali qualora gli stessi impianti non siano sottoposti alle valutazioni ambientali,Tra le novità appare anche l’introduzione di un sistema di monitoraggio annuale, con un emendamento del Movimento 5 Stelle. Grazie alla modifica, “la Giunta regionale sarà tenuta a relazionare al Consiglio sullo stato di attuazione della legge, fornendo dati su potenza installata, produzione energetica, autorizzazioni e utilizzo del suolo agricolo, anche al fine di verificare il rispetto dei limiti previsti dalla normativa nazionale”, ha spiegato il capogruppo Francesco Taglieri. “Un meccanismo fondamentale per garantire trasparenza, controllo e coerenza con gli obiettivi nazionali ed europei, nonché il raggiungimento delle quote di produzione di energia rinnovabile assegnate alla Regione”. |
