Lunedì, 11 Maggio 2026 VasteseSanità al collasso tra Molise e area vastese: il nuovo POS è un atto d'abbandono verso i territori fragiliDura presa di posizione dei Giovani DemocraticiIl 30 aprile 2026 la struttura commissariale della sanità molisana ha adottato con decreto n. 62 il Programma Operativo Sanitario 2026-2028. Un documento che, nelle sue scelte concrete, sancisce la resa dello Stato verso i cittadini delle aree interne e di confine tra Molise e Abruzzo. I tagli sono pesanti e documentati: la chiusura del punto nascita dell'ospedale Veneziale di Isernia, la disattivazione dell'emodinamica del San Timoteo di Termoli entro il 31 ottobre 2026, la riconversione dell'ospedale Caracciolo di Agnone in ospedale di comunità, svuotandolo della sua funzione di presidio per zona disagiata. Tre colpi che non riguardano soltanto il Molise, ma l'intero sistema di prossimità alle cure per una vasta area di confine tra due regioni. Per i molisani del basso Molise che necessitano di emodinamica — prestazione tempo-dipendente dove ogni minuto può fare la differenza tra la vita e la morte — il riferimento diventerà Campobasso, con tempi di percorrenza che superano ampiamente la soglia di sicurezza. Per i cittadini dell'area vastese la situazione non è migliore: l'emodinamica al San Pio di Vasto non è mai stata attivata, nonostante anni di promesse e petizioni, e il riferimento rimane l'ospedale di Chieti, raggiungibile solo con l'automobile privata in oltre un'ora. In un contesto di totale assenza di trasporto pubblico adeguato, questo non è un disagio: è un rischio concreto per la vita delle persone. Per Agnone il discorso è ancora più grave. L'ospedale Caracciolo è un presidio strategico non solo per l'Alto Molise, ma per tutti i comuni dell'entroterra di confine tra Abruzzo e Molise. Gli accordi interregionali di confine — che avrebbero potuto garantire un bacino d'utenza adeguato e una rete sanitaria integrata tra le due regioni — sono rimasti lettera morta, mai davvero operativi. Nel frattempo, il commissariamento procede con i tagli. Tutto questo si abbatte su un territorio già fragile, segnato da un esodo costante di giovani, da infrastrutture insufficienti e da una mobilità passiva crescente che pesa sui cittadini e sui bilanci regionali. Investire sulla sanità pubblica in queste aree non è una concessione: è una condizione minima per tenere vivi questi luoghi. Tagliare quei presidi, invece, è una scelta che porta un colore politico ben preciso: favorire il ricorso alla sanità privata da parte di chi può permetterselo, e lasciare indietro chi non può. Come Giovani Democratici del Molise e Abruzzo dell'area vastese lo diciamo con chiarezza: trattare i territori fragili come spese superflue non è razionalizzazione, è abbandono. E amplifica una disparità già intollerabile tra chi vive in città e chi vive in periferia. Chiediamo che il Molise esca finalmente dal commissariamento con un piano che garantisca i livelli essenziali di assistenza e non li smantelli. Chiediamo alla Regione Abruzzo di farsi parte attiva nella tutela dei cittadini dell'alto vastese e di rendere operativi gli accordi di confine con il Molise, a partire dal presidio di Agnone. Chiediamo che il diritto alla salute non dipenda dal codice postale di chi si ammala. IL SEGRETARIO dei GD Area Vastese Mario Enrico Testa dei GD Abruzzo Saverio Gileno LA SEGRETARIA dei GD Molise Michela Cerbaso |
