Martedì, 5 Maggio 2026 Vasto

Chiude il servizio di emodinamica dell'Ospedale "S.Timoteo" di Termoli

A Vaste si riaccende il dibattito con interventi e sollecitazioni rivolte alle Autorità

La prevista chiusura del reparto di Emodinamica dell’ospedale “San Timoteo” di Termoli, inserita nel Piano Operativo Sanitario della Regione Molise, accende la polemica e solleva forti preoccupazioni tra cittadini e associazioni. A denunciare con forza la situazione è Peppino Tagliente, presidente dell’Associazione San Michele, che parla di una decisione destinata ad avere gravi ripercussioni non solo per il basso Molise, ma anche per il vicino territorio del Vastese.

Secondo Tagliente, si tratta di “un duro colpo per le popolazioni”, che vedono ridursi ulteriormente i servizi sanitari essenziali in un’area già penalizzata da criticità infrastrutturali e logistiche. La chiusura del reparto, infatti, comprometterebbe la possibilità di garantire interventi tempestivi in ambito cardiologico, con potenziali conseguenze sulla salute dei cittadini.

Nel comunicato si sottolinea anche il valore simbolico della vicenda: “Crollano, emblematicamente insieme al ponte sul Trigno, le speranze di poter attivare un piano collaborativo di frontiera tra l’ospedale di Termoli e quello di Vasto”. Un riferimento che evidenzia non solo il disagio sanitario, ma anche quello legato ai collegamenti tra territori confinanti.

L’Associazione San Michele rilancia quindi una proposta già avanzata in passato: un accordo tra le regioni Molise e Abruzzo per ottimizzare l’utilizzo delle risorse sanitarie. “Con una semplice intesa si sarebbe potuto migliorare l’assistenza e risparmiare risorse”, afferma Tagliente, lasciando intendere che una soluzione condivisa potrebbe essere ancora possibile.

Infine, un appello diretto alle istituzioni: “I direttori generali, i presidenti delle regioni, i sindaci che fanno?”. Una domanda che racchiude la richiesta di un intervento immediato e concreto da parte della politica e dei vertici sanitari, chiamati a dare risposte a un territorio che teme di essere sempre più marginalizzato.

Il dibattito sulla chiusura dell’Emodinamica di Termoli ha riportato al centro dell’attenzione pubblica un tema troppo spesso trascurato: la capacità delle istituzioni di programmare in modo integrato i servizi sanitari, superando logiche territoriali rigide e inefficienze strutturali.

La riflessione proposta dall’avvocato Peppino Tagliente coglie un punto essenziale: con una reale cooperazione tra regioni confinanti, molte criticità potrebbero essere affrontate in modo più efficace, garantendo migliori servizi ai cittadini e un uso più razionale delle risorse.

Come sottolinea Daniele Leone:
“Ho letto con attenzione la riflessione sulla chiusura dell’Emodinamica di Termoli, che condivido pienamente. Quando si evidenzia che, con un semplice accordo tra le due regioni, si sarebbe potuto ottimizzare l’assistenza sanitaria, risparmiando risorse, si richiama un tema centrale: quello della capacità di programmazione e integrazione tra territori.”

Leone richiama anche un suo recente contributo:
“Su questo punto ho già avuto modo di esprimermi nei giorni scorsi nel mio contributo ‘Tagli e riorganizzazioni: il caso Molise impone una riflessione anche per l’Abruzzo’, nel quale ho evidenziato come il nuovo piano sanitario molisano, orientato alla centralizzazione dell’offerta e al contenimento della spesa, non rappresenti un episodio isolato, ma un segnale che deve far riflettere anche la nostra regione.”

Nel suo intervento, Leone accende i riflettori su un nodo cruciale:
“In questo contesto, ritengo necessario aprire una riflessione sulla tenuta della sanità regionale e, in particolare, sul sistema della sanità accreditata e convenzionata ex art. 26, che, insieme alla sanità ospedaliera accreditata, coinvolge oltre 6.000 lavoratori e rappresenta un presidio fondamentale della rete territoriale, garantendo assistenza a pazienti fragili.”

Un sistema che, come evidenzia, è oggi in forte sofferenza:
“Oggi questo sistema vive una crisi evidente: contratti fermi da 14 anni (ARIS RSA e AIOP RSA), rette non aggiornate, tetti di spesa rigidi e mancata riconversione dei servizi. Le conseguenze sono già visibili: difficoltà nel reperire personale, dimissioni e rischio per la continuità assistenziale.”

Da qui l’appello alle istituzioni:
“È necessario aprire un confronto serio su questa fase e sulle scelte che la politica regionale deve assumere per sostenere un sistema fondamentale per i cittadini più fragili.”

E infine, rilanciando l’invito al dialogo tra territori:
“‘Forse si potrebbe ancora’ evitare la perdita di servizi essenziali, se si avviasse un confronto concreto tra le regioni sui servizi di confine. È necessario farsi sentire e mettere in campo ogni azione utile per mantenere i servizi sanitari pubblici e tutelare anche le strutture socio-sanitarie accreditate e convenzionate.”

La difesa della sanità pubblica e dei servizi socio-sanitari accreditati non è solo una questione tecnica o amministrativa, ma una responsabilità collettiva che riguarda la dignità delle persone e la tenuta stessa del sistema di welfare.