Lunedì, 4 Maggio 2026 AbruzzoSanità, la Fimmg Abruzzo attacca: “La Regione ignora la medicina territoriale”Petrucci: “In stato di agitazione e senza risposte, così il territorio resta indietro”“Si è parlato di tutto, tranne che di medicina generale e territorio”. È una presa di posizione netta quella della Fimmg Abruzzo dopo l’incontro promosso dalla Asl Lanciano Vasto Chieti sul tema “Domani, adesso – Verso un nuovo ecosistema della salute”. A intervenire è il segretario regionale Mauro Petrucci, che denuncia come, nonostante lo stato di agitazione in corso, i medici di famiglia continuino a non essere coinvolti nelle scelte strategiche della sanità regionale. “Abbiamo ascoltato interventi su grandi investimenti, edilizia sanitaria, tecnologie avanzate e organizzazione ospedaliera – afferma Petrucci – ma non una parola concreta sulla medicina territoriale, sul ruolo dei medici di base e sul nuovo modello assistenziale che dovrebbe mettere il territorio al centro”. Secondo la Fimmg, il rischio è quello di uno squilibrio sempre più evidente tra ospedali e servizi sul territorio. “Si annunciano risorse importanti per infrastrutture e ospedali – prosegue – ma non si trovano pochi milioni per chiudere l’Accordo integrativo regionale, fermo da anni e fondamentale per riorganizzare l’assistenza”. Nel mirino anche la progettazione delle Case della Comunità e degli ospedali di comunità. “Presentare queste strutture senza chiarire il ruolo dei medici di famiglia, senza indicare risorse e regole organizzative, rischia di ridursi a uno spot”, aggiunge il segretario. Petrucci sottolinea inoltre l’assenza di riferimenti al tema negli interventi conclusivi dell’assessore alla Salute Nicoletta Verì e del presidente della Regione Marco Marsilio. “Senza un rafforzamento reale del territorio – osserva – gli investimenti rischiano di non produrre risultati. Il sistema sanitario si regge su un equilibrio che oggi appare completamente sbilanciato”. La Fimmg conferma quindi lo stato di agitazione e rilancia la richiesta di un confronto concreto. “Non è una battaglia di categoria – conclude Petrucci – perché quando si ignora la medicina territoriale a pagarne il prezzo sono i cittadini, con servizi meno accessibili e meno efficaci”.
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